Letti per Voi

“La piccola conformista”: uniformarsi alla massa è un autentico atto di ribellione

Written by Simone Baldi

Credits: © Sellerio

Chi l’ha detto che i figli siano lo specchio dei genitori e delle loro convinzioni? Quando la propria personalità prende il sopravvento sugli insegnamenti i risultati possono essere perfino esilaranti. E cosa c’è di più rivoluzionario che crescere inquadrata, beneducata e rispettosa delle regole in una famiglia di irriducibili sessantottini, dediti alla libertà d’espressione e contrari a qualsiasi coercizione, nonché di inquadramento pedagogico? Un divertente esempio è “La piccola conformista” (Ingrid Seyman, Sellerio, 2021, 184 pp, 15€).

Esther Dahan è una bambina di dieci anni cresciuta nella più totale contrapposizione dell’esempio genitoriale. Perché di regole, proprio non si può parlare. Figlia di Elizabeth (per tutti, Babeth) e Patrick, coppia di sinistra ultra-progressista degli anni Settanta, dedita al naturismo in casa (oltre che al mare), reticenti a qualsiasi forma di coercizione o limitazione della libertà d’espressione, acerrimi nemici dei vincoli e delle forzature. Ma se sua madre proviene da una famiglia benestante, dai fondamenti borghesi, quella paterna invece, di origine ebrea, affonda le proprie radici nell’Algeria coloniale, tanto da essere l’esatto prototipo dei pieds noir, francesi re-immigrati in madrepatria dopo aver fatto fortuna in terra d’Africa, come testimoniano Fortunée e Isaac, i nonni di Esther. Ciliegina sulla torta, suo fratello, più piccolo di lei di tre anni, Jérémy, leggermente tardo ma iperattivo, non proprio portato per l’apprendimento e la buona volontà. Con un carnet così ben composito, come altro poteva venire su, la bambina, se non perfetta, dedita allo studio, integerrima e perfetta nel suo seguire le regole che la comune morale e il buonsenso impongono? Per i suoi genitori, è uno shock! Mai una ribellione, un’escandescenza, un impuntarsi su una questione di principio: insomma, neppure l’ombra di un travisamento delle loro richieste. La figlia perfetta, penserete voi. E invece no! Per una coppia dedita al libero arbitrio, quell’inquadramento era la peggiore delle sciagure possibili. E così, mentre Babeth prova a sviarla con discorsi anticapitalisti sulla lotta di classe, Patrick calma le proprie ansie patologiche stilando liste immaginarie, sempre più frequenti con l’aumentare dei pensieri. Ma cos’hanno prodotto, tutti questi sforzi, se non un profondo senso d’inadeguatezza e di vergogna per le istrioniche performance paterne, con le sue imitazioni di Jacques Brel e le sue poesie sconclusionate fino al ridicolo, e un’incomprensione verso gli afflati sessantottini della madre? Niente, il più totale rifiuto e la più energica normalità. Ah, orrore! Bene, come cura per questa deriva destrorsa, nel 1981 i suoi genitori decidono di iscriverla in una scuola cattolica, nella speranza che il contatto con quella realtà da Esther tanto agognata, produca gli effetti deflagranti da loro tanto attesi. Ma non sempre i piani seguono il corso che avevamo progettato per loro e così, nell’incredulità per la propria capacità di mentire di fronte ai suoi compagni, la piccola Dahan si inventerà un’altra vita, rifuggendo ancor di più dalle vere caratteristiche di quei due svitati che l’hanno data alla luce. Tuttavia, presto o tardi, i nodi vengono al pettine e le bugie, anche con le ali ai piedi, non tardano a venire smascherate. Cosa fare, dunque, quando la verità prende il sopravvento della finzione e ci si deve ritrovare a fare i conti con ciò da cui si era provato a lungo a (s)fuggire? Una decisione improvvisa e inaspettata spingerà Esther ancor più lontano dagli insegnamenti genitoriali, mettendoli contemporaneamente di fronte ad una presa di posizione che rischierà di far implodere definitivamente la loro fragile unità familiare.

Ironico, tragicomico, dalle considerazioni amare sull’essere figli e fuori posto. Dall’impostazione e l’atmosfera tutta francese, una storia che si dipana come un veloce film davanti agli occhi del lettore. Alle gag che costellano (purtroppo per lei) la quotidianità di Esther che si susseguono come in un rutilante caleidoscopio, si somma la spiazzante sincerità da parte di Babeth e Patrick, che le parlano (oltre a farle) di questioni delicate (come il sesso, anche in sua presenza) e le prospettano situazioni ideologiche, da cui lei rifugge per amor di normalità. Come trovare, dunque, una ragione di felicità e serenità, in un orizzonte che appare sempre più come un campo minato dalla sua stessa famiglia? Basterebbe il gusto dei piccoli piaceri, di quegli attimi di pace e assenza di imbarazzo. Attimi appunto, niente di più, di fronte a chi sembra aver dedicato la propria vita alla pantomima e l’incapacità di vivere lo spirito del tempo presente, rinchiuso dentro stereotipi superati. Però, mai darsi per vinti, così come Esther c’insegna, e provare a ribaltare con furore e determinazione le proprie sorti con un atto ancor più rivoluzionario, capace di fare ciò che i suoi genitori non avevano mai trovato il coraggio di fare: abbandonare le vecchie abitudini e abbracciarne, con coraggio, di nuove.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.