Letti per Voi

“Scrublands noir”: i vincoli endemici dei segreti

Written by Simone Baldi

Credits: Neri Pozza

L’inspiegabile può turbare o affascinare, a seconda che ci si senta respinti o coinvolti. Decidere se provare a dipanare la matassa di dubbi o se invece raccontarne le conseguenze è una decisione che spetta al singolo, alla propria sensibilità e alle proprie inclinazioni. Eppure, una volta presa la propria decisione, non si torna più indietro, e le conseguenze (qualsiasi esse siano) saranno irreversibili, capaci di metterci a nudo con noi stessi e anche di fronte agli altri, come in “Scrublands noir” (Chris Hammer, Neri Pozza, 2021, 425 pp, 19€).

A Riversend, piccolo paesino australiano, è una giornata estiva come tante: torrida e rovente. I fedeli sono riuniti davanti alla chiesa in attesa di Byron Swift, il loro parroco, che ha sempre parole e attenzioni per tutti. Quando esce, però, l’uomo imbraccia un fucile e, in breve tempo, uccide cinque persone, scelte metodicamente tra la folla, prima di fermarsi e venire freddato a sua volta da Robbie Haus-Jones, il poliziotto locale. Un anno dopo, Martin Scarsden, giornalista per un quotidiano nazionale, viene inviato sul posto per scrivere un articolo su come la città abbia convissuto con quella ferita insanabile e se sia riuscita a metabolizzarla. È stato mandato lì da Max, il suo capo, nel tentativo di farlo tornare quello di un tempo, in seguito al trauma per essere stato sequestrato e aver rischiato la vita nella Striscia di Gaza. Quello, dunque, è il suo punto di svolta: ritornare in auge o percorrere definitivamente la china discendente verso il fallimento. Ecco perché Martin, fin dal suo arrivo, invece di lavorare all’articolo del paese ferito e traumatizzato, rimane affascinato dal mistero che circonda la morte di Byron Swift. Saranno gli incontri che farà non appena arrivato in quella città in procinto di diventare fantasma, dove molti locali hanno chiuso e i pochi che resistono non se la passano per niente bene, a suggestionarlo e fargli intravedere un’altra storia, più misteriosa e interessante: Mandalay Blonde, affascinante e magnetica proprietaria di una libreria che vende volumi di sua madre, Harley Snouch, un ubriacone malmesso e scontroso, Robbie Haus-Jones, il gentile e calmo poliziotto che lo accoglie, Fran Lenders, vedova di uno degli uomini uccisi dal sacerdote, Codger Harris, un vecchio apparentemente suonato e fuori di testa che vive isolato nelle brulle e inospitali terre dello Scrublands, e Herb Walker, il capo della polizia della città vicina. Parlando, venendo a conoscenza delle varie versioni, dei singoli pensieri, nella mente di Martin si va formando un reticolo sempre più fitto, con collegamenti lineari che potrebbero arrivare a spiegare persino ciò che, fino a quel momento, non ha avuto risposta. Ma, quando ogni tessera del puzzle sembra andare al suo posto, il ritrovamento di due cadaveri nel bacino lì vicino, rimescola tutte le carte in tavola, aprendo nuovi scenari e suggerendo inquietanti soluzioni. Nel procedere delle sue indagini personali per i suoi articoli e nella foga di rivelare la propria verità e di giungere primo sul traguardo delle notizie, Martin, impulsivo e frettoloso, non si perita a dare giudizi tranchant, netti e senza mezze misure, fornendo ipotesi e decretando le sorti di chiunque cada sotto la sua penna, esponendosi con teorie e prese di posizioni che, nel breve e frenetico volgere degli eventi, si riveleranno un boomerang contro di lui, in grado di metterlo sempre più in difficoltà e in una posizione in cui appare assai problematico uscire indenne. Tutta l’Australia sembra essere, infatti, ipnotizzata dalle vicende di Riversend, anche grazie alle svariate troupe televisive accorse in paese. Tuttavia, i colpi di scena non sono finiti, anzi, e le piste su cui indagare si allargheranno ancora, fino a diventare dei tarli impossibili da ignorare. Ecco, dunque, Martin, alle prese con diversi quesiti: chi era veramente Byron Swift? Qual è il segreto di Harley Snouch, che sembra avere informazioni sulla vita di tutti? Chi sono i due cadaveri ritrovati nel bacino e chi li ha uccisi? E, soprattutto, perché il sacerdote ha ucciso proprio quelle cinque persone? Sullo sfondo di un’estate assolata e infuocata, tormentata dalla siccità e gli incendi, si dipanerà il vortice di scoperte e rivelazioni che mostrerà chiaramente come ciascuno custodisca gelosamente segreti e bugie.

Noir dall’animo intenso e palpitante, coinvolgente e magnetico nel tenere il lettore incollato all’accavallarsi degli accadimenti che, avvicinandolo alla soluzione, presentano però nuove piste, aprendo così altrettanti spazi da riempire e teorie da confermare o confutare. Un intricato gioco di scatole cinesi che nascondono, al loro interno, nuovi enigmi e ulteriori interrogativi da risolvere, se si vuol conoscere e capire il quadro generale. Un reticolo che si regge sulle bugie e il postulato che tutti, nessuno escluso, hanno qualcosa da nascondere, che serve a celare i propri interessi o la propria (apparente) integrità. Non propriamente un thriller nel senso classico, sebbene la suspense sia palpabile e, in alcuni momenti, soffocante; il punto di forza è quello di far leva sull’umanità dei personaggi, Martin Scarsden in primis, con i suoi difetti, le sue debolezze, le sue fragilità e il suo bisogno di (ri)tornare e (ri)trovare una normalità. Molte le considerazioni e i temi che vengono proposti e affrontati: la fiducia nell’altro, i limiti di credere in noi stessi, l’omertà dei piccoli paesi, la diffidenza verso gli estranei, la ripetitività dei nostri errori e l’incapacità di prevederne la banale riproposizione. Sicuramente gli amanti dei gialli non rimarranno delusi, ma anche chi cerca una storia dal linguaggio curato e dettagliato, soprattutto nelle descrizioni dei luoghi e delle sensazioni, avrà piena soddisfazione. Ottimo l’intreccio, capace di condurre fino alla fine senza banalizzare e svelare la soluzione di ogni linea narrativa.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.