Letti per Voi

“La stasi dietro al lavello”: l’individuale discrepanza tra realtà e soggettività

Written by Simone Baldi

Credits: © Keller Editore

Quanto il tempo e le condizioni storico-sociali che viviamo sono reali e insindacabili e quanto, invece, frutto della nostra percezione? La distanza e la mancata sincronia tra oggettivo e soggettivo è uno dei temi universali di ogni esistenza. Eppure, anche nel solipsismo delle nostre individualità, qualche ragione che tutto ciò che ci circonda non sia come ci viene dipinto la abbiamo, come nel caso de “La stasi dietro al lavello” (Claudia Rusch, Keller, 2021, 162 pp, 15,50€).

Claudia è una donna cresciuta nella DDR. Nata nel 1971, ha trascorso la sua vita nella parte orientale del Muro. Ad Est le regole non sono quelle dell’Occidente, la libertà è un’imposizione statale e quindi, come tale, solo un’utopia. Se si cresce aderenti ai dettami del partito e alle istituzioni filo-sovietiche, si può quasi dire di aver vissuto un’esistenza decente. Ma se, invece, i propri ideali sono contrari a quelli della propaganda, i problemi sono molteplici. Ecco, dunque, che essere cresciuta da una coppia di genitori, la madre biologica e il padre che in verità era il suo secondo compagno, dediti alla libertà di pensiero, di espressione e di diritti, attivi sostenitori dell’uguaglianza civile, nonché avversari di ogni forma di coercizione e inquadramento coatto, non dev’essere stata un’esperienza delle più semplici. In un racconto autobiografico fatto di flash tanto brevi quanto incisivi, Claudia mostra quando il suo essere bambina di appena dieci anni fosse diverso dalle sue coetanee, a partire dal fatto di non poter neppure raccontare una barzelletta senza essere osservata e guardata con sospetto, fino all’età adulta, dove tutto, dalla scuola fino alle amicizie, era un’opportunità per essere spiata e denunciata alla polizia. Sì perché, come un’ombra che si allunga sulle esistenze degli Ossi, cioè (ex) cittadini della DDR, la presenza che costeggia e opprime le loro quotidianità è la Stasi, che tutto sembra sapere e che, più o meno manifestamente, condiziona esistenze e comportamenti. D’altra parte, come si può agire in coscienza, quando qualcuno ti costringe in una gabbia di divieti e sospetti, dove ciascuno può essere una spia che riporta al governo ciò che dici, fai o pensi? In una serie di istantanee, Claudia ci mostra dunque le sue piccole opportunità, i suoi tentativi di non uniformarsi rimanendo però sempre nell’alveo del modello tedesco orientale. Sembra un esercizio di equilibrismo e per certi versi lo è. Le questioni fondamentali sono due: come posso sviluppare una mia personalità, se è qualcun altro a dirmi cosa essere o, soprattutto, non essere? E, come conseguenza, cosa mi accadrebbe se decidessi di dissentire e manifestare la mia individualità? Ecco, dunque, lo iato interiore tra ciò che ci si aspetta da una bambina, poi da un’adolescente e infine da una donna, da una tedesca in primis, e tra ciò che quella bambina, quell’adolescente e quella donna sceglie, prima inconsapevolmente poi dolorosamente e coscientemente, di essere. Nelle barriere fisiche e psicologiche di un regime che inquadrava tutto e tutti, sgusciare dalle maglie delle costrizioni è un sentiero pericoloso da seguire, irto di pericoli e, non da ultimo, costellato (nella migliore delle ipotesi) da sparute soddisfazioni, soprattutto quelle personali. Ma, al fondo della nostra breve apparizione su questa terra, qual è il lascito per noi stessi se non l’idea di aver fatto ciò che era in nostro potere per esprimerci a pieno nel diventare delle persone complete e, per quanto possibile, libere, senza arrenderci anche di fronte ad avversità che sarebbero potute apparire insormontabili?

Romanzo autobiografico, sincero e privato, capace di farci entrare nell’intimo di una vita vissuta all’ombra di una repressione, un’esistenza fatta di rinunce, costrizioni, insoddisfazioni e desideri frustrati. Uniformarsi era un mantra, un dogma a cui tutti, nell’idea statale, dovevano sottostare. Eppure tutta la narrazione non è una riproposizione delle torture o della paranoia che la Stasi imponeva alla popolazione, quanto una ricostruzione personale e individuale di uno scostamento tra realtà e soggettività. Non è una storia su come fosse la vita nella DDR, ma della personale percezione della propria vita, dei propri desideri, inclinazioni, aspettative e speranze in una società coercitiva e omologante. Ciò che a molti sembrava la normalità, per Claudia è qualcosa da evitare, da rigettare e da cui allontanarsi. E sono piccoli momenti di stupore, quelli in cui riesce in questa impresa, fino alla magia con cui tocca con mano, in Occidente, cose di cui si stupisce della loro banalità, visto che per lei erano sempre state, se non rese impossibili, quanto più ostacolate nella DDR.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.