Letti per Voi

“Oregon Hill”: (cosa) si è disposti a rischiare per difendere l’integrità della verità?

Written by Simone Baldi

Credits: NNEditore

Esistono situazioni di fronte alle quali ci sentiamo in dovere di compiere una scelta: seguire l’istinto oppure la massa. E se voi foste un giornalista, quale strada decidereste di percorrere: quella di un tarlo che vi ronza in testa, ma che potrebbe rivelarsi un fiasco capace di distruggere la vostra intera carriera, o quella di uniformarsi al desiderio collettivo e scrivere un pezzo che ne appaghi la curiosità? Per fortuna, non capita spesso di doversi trovare a un simile bivio, come invece è capitato al protagonista di “Oregon Hill” (Howard Owen, NNEditore, 2020, 281 pp, 18€).

A Oregon Hill è un quartiere della piccola Richmond, cittadina della Virginia, la vita scorre sonnacchiosa e monotona come sempre. Ciascuno fa il proprio lavoro e le convenzioni sociali rispecchiano quelle di uno stato del Sud, dove il razzismo (anche in modo latente) e i piccoli, apparentemente insignificanti episodi di abuso di potere sono all’ordine del giorno. Willie Black lo sa bene, essendo cresciuto proprio in quelle zone e avendo cominciato a muovere i primi passi nel giornale locale, fino a diventare un giornalista a tutti gli effetti e scalare la popolarità cittadina, salvo poi commettere l’errore fatale che lo ha fatto retrocedere fino alla cronaca nera, ovvero l’anticamera del licenziamento. Non è il suo ambito né la sua massima aspirazione, ma di qualcosa bisogna pur campare, in attesa dello scoop che potrebbe farlo assurgere nuovamente agli onori della cronaca. E il 6 ottobre, quel qualcosa accade. Nelle acque del South Anna, un fiume in zona, viene rinvenuto un cadavere senza testa. Le prime, sommarie indagini rivelano che si tratta di Isabel Ducharme, una studentessa universitaria. L’efferatezza del delitto è tale da scioccare l’intera città, facendo esplodere il desiderio di una rapida giustizia, tanto veloce da farla confondere con una sommaria vendetta. Purtroppo, in mancanza di un presunto omicida, questa richiesta rimane frustrata. Ma non per molto. Alcuni giorni dopo, infatti, viene identificato un sospettato, per tutti il colpevole ideale: si tratta di Martin Fell, l’ex fidanzato della ragazza. La storia ha tutti i crismi per poter diventare un pezzo di successo, in grado di ipnotizzare il grande pubblico ben oltre i confini locali. Servirebbe solo l’uomo giusto per scriverlo e Willie Black, a detta di tutti, non lo è. Sarà la sua svogliatezza, la sua dilettantesca apatia, il fatto di non prendere niente sul serio, oppure semplicemente la sua vita che fa acqua da tutte le parti (tre matrimoni falliti alle spalle, più una madre con un compagno in preda a vuoti di memoria che lo fanno ritrovare sul tetto della loro casa senza sapere perché), fatto sta, che nessuno lo ritiene all’altezza del compito che gli viene assegnato, in primis il suo stesso capo. Tuttavia, quando il caso (o la coincidenza) decide di metterci lo zampino, niente può fermarlo. Ecco dunque che la madre di Martin Fell decide di chiamarlo per raccontare la sua versione, cercando così di far uscire suo figlio dal carcere, e, contemporaneamente, assume un avvocato per la difesa del ragazzo. E chi altri poteva essere se non l’ex moglie di Willie? Se pensate che questo gli faciliterà il compito, beh… avete sbagliato di grosso. Sebbene la distanza e il tempo abbiano migliorato i loro rapporti, non si può dire che abbiano ritrovato l’intesa e l’affinità di un tempo. In tutto questo, un poliziotto sembra perseguitare il giornalista, con la sua costante e minacciosa presenza, come a voler sottolineare e rimarcare la soggezione che deve incutere: David Shiflett. Sarà forse per la sua mania del controllo o per la scarsa passione per le persone di colore, e Willie, col suo bell’incarnato olivastro (non ve l’aspettavate, eh?). La soluzione dell’intricato mistero sarà un ritorno al passato, un cerchio capace di chiudersi dopo decadi, portando con sé rancori e dissapori. Ciò che rimane da fare, per un giornalista, è decidere se dar retta al proprio pessimo, fatiscente istinto o seguire il desiderio comune di un capro espiatorio confezionato ad arte, scrivendo il pezzo che tutti vorrebbero leggere.

Un noir sull’integrità e il desiderio di giustizia, una giustizia che abbraccia non solo l’ambito giudiziario ma anche, e soprattutto, quello personale, dove un articolo incarna l’ultima possibilità per redimersi ai propri occhi e a quelli di chi ha creduto in noi. Variegati i registri narrativi, dove la caustica ironia di Willie cozza prepotentemente con la ferocia di chi lo circonda, sprigionando scintille di acrimonia e rancore. Difficile farsi ben volere, con un caratterino del genere. Eppure, nonostante i prodromi di un fallimento annunciato, l’orgoglio e l’esperienza del veterano sembrano far breccia in un’apparente incapacità, fino a mettere in luce una prospettiva inquietante e intricata. Un giallo godibile e provinciale, non tanto per il tema, quanto per l’atmosfera che si respira, dove tutti conoscono tutti e il vivere a stretto contatto crea un reticolo di dissidi, più che di familiarità: la scusa perfetta per regolare i propri conti dietro altre motivazioni.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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