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Le zecche: un’insidia occulta

Written by Angela Vivarelli

Glossario
ematofago: organismo che per vivere si nutre di sangue-
zoonosi: malattie trasmesse all’uomo da vettori animati (animali o insetti)
obbligato: organismo che per compier il proprio ciclo vitale necessita di parassitare un organismo ospite.

Le zecche sono artropodi ematofagi obbligati a sessi distinti, ampiamente diffusi in natura, appartenenti alla classe degli ” Aracnidi”. Sono invertebrati dotati di scheletro comprendente il capo munito di apparato buccale dotato di dentelli (rostro) in grado di penetrare la cute e succhiare il sangue degli ospiti parassitati. E’ anatomicamente fuso con il torace da cui si dipartono le zampe articolate, mobili (8 nell’individuo adulto).
Per le citate caratteristiche, esse si differenziano, pertanto, dagli “insetti” che sono dotati di capo, da dove si diparte un paio di antenne e di un torace distinto dal capo da cui si dipartono tre paia di zampe.
Le zecche che rivestono interesse nella medicina umana appartengono alla famiglia degli “Ixodidi” suddivisi in numerosi generi: quello più importante per l’uomo è “Ixodes Ricinus”, ovvero la “zecca del bosco”, responsabile della “Malattia di Lyme” oltreché dell’encefalite “tick-borne” ovvero trasmesse dal “morso”. Popolarmente sono definite “ zecche dure” in virtù della presenza di uno scudo rigido che copre nel maschio tutto il dorso mentre nella femmina è localizzato nella sola parte anteriore: la parte posteriore del corpo della femmina è costituita soltanto da tessuto elastico che ne consente l’adattamento dimensionale in caso di ingestione di grosse quantità di sangue.

Le “zecche molli” sono quelle così definite per l’assenza dello scudo rigido del tronco e per caratteri biologici diversi rispetto a quelli degli Ixodidi.
Le zecche, proprio grazie alla loro ubiquitarietà erano ben note nell’antichità: Aristotele le descrive nei suoi studi sulla biologia degli animali. All’inizio del Novecento si dimostrò lo loro possibilità di trasmettere malattie all’uomo, ovvero la loro capacità di fungere da “vettori”. Mi riferisco alla “Febbre del Mediterraneo” descritta nel 1910 a Tunisi: nel 1930 si dimostrò che la malattia era trasmessa all’uomo attraverso il morso della zecca marrone del cane. Dopo la Seconda guerra mondiale tutta una fioritura di studi confermò la presenza certa di un legame fra mondo veterinario e patologia umana: queste conferme scientificamente provate hanno portato a sviluppare il concetto di “ZOONOSI” che raggruppa tutte quelle malattie dall’uomo trasmesse da “vettori biologici animati”, quali appunto, gli animali vertebrati, o invertebrati quali gli aracnidi (zecche e insetti).
Ad oggi la malattia in assoluto più importante per l’uomo è la “malattia di Lyme” descritta per la prima volta nel 1975 nell’omonima città americana del Connecticut. Attualmente si sta assistendo a un aumento dei casi umani di malattia soprattutto per l’intensificazione delle attività all’aperto che hanno incrementato l’ esposizione dell’uomo al rischio del morso di zecca.

La zecca: distribuzione territoriale
L’ambiente svolge un ruolo essenziale per la sopravvivenza e lo sviluppo delle zecche: l’alternarsi di periodi caldo-freddi che ha sempre caratterizzato la storia climatica del pianeta Terra ha da sempre e condizionato la necessità di adattamento da parte delle specie viventi animali e vegetali terrestri a velocità variabili: molti insetti patogeni debbono la loro proliferazione, ad esempio, ad aumenti della temperatura particolarmente significativi in questi ultimi anni. Parallelamente, in alcune zone d’Italia e dell’Europa del Nord, nell’ultimo decennio si è assistito a un incremento abnorme della popolazione degli ungulati selvatici e a un loro avvicinamento agli insediamenti urbani che ha contribuito a incrementare e diffondere la presenza delle zecche negli ambienti boschivi , rurali, e anche urbani. La zecca parassita da noi maggiormente rappresentata è ”Ixodes ricinus” che, come detto poc’anzi, vive prevalentemente nei boschi di latifoglie ed è maggiormente attiva nei periodi primavera-autunno avanzato. Essa deve la sua ampia, abbondante diffusione in natura all’estrema versatilità nel parassitare numerosi animali selvatici, domestici e anche l’uomo.
Opere di “mappatura geografica” effettuate da alcuni Enti Regionali nazionali in questi ultimi dieci anni, hanno definitivamente chiarito che l’habitat preferito dalle zecche è rappresentato da luoghi ricchi in vegetazione erbosa e arbustiva con microclima preferibilmente caldo-umido anche se ultimamente il loro insediamento ha coinvolto anche luoghi secchi e asciutti a vegetazione rada.
La loro presenza, oltreché dal microclima ambientale,è strettamente correlata anche alla presenza di ospiti da parassitare: le stalle, i ricoveri di animali, i pascoli poco soleggiati sono tra gli ambienti da loro ambiti e più battuti. La loro attività massima riproduttiva si realizza nel periodo compreso da maggio a ottobre: durante l’inverno esse tendono proteggersi dal freddo nascondendosi sotto le pietre o interrandosi nelle profondità del terreno o, certe specie, all’interno delle crepe dei muri. Con l’inizio della bella stagione e l’arrivo dei primi caldi, abbandonano lo stato letargico andando alla ricerca di un ospite da parassitare ove poter effettuare il cosiddetto “pasto di sangue” per loro indispensabile per passare da uno stadio maturativo all’altro.
In Italia le regioni a maggior frequenza di distribuzione sono il Trentino-Alto Adige, il Veneto e il Friuli-Venezia-Giulia e il Piemonte; nel Nord-Europa ampia è la diffusione in Svizzera, Austria e Germania.

Il ciclo biologico

Per ciclo biologico si intende la serie di passaggi che porta la zecca appena fuoriuscita dall’uovo ad assumere le caratteristiche morfologiche e dimensionali del parassita adulto. Talvolta esso si compie interamente su uno stesso ospite oppure su più di uno (fino a tre) e si articola in quattro differenti passaggi che portano l’ uovo a liberare >la larva che si trasforma in> ninfa che si trasforma in>individuo adulto. Dopo la schiusa delle uova depositate dalla femmina sul terreno (solitamente attorno al migliaio!) la larva, piccolissima, per passare allo stadio maturativo di “ninfa” e successivamente di “adulto” necessita di un pasto di sangue, sia la ninfa femmina che la ninfa maschio. Raggiunto lo stadio “adulto”, le femmine necessitano di un ulteriore pasto di sangue per la maturazione delle uova. Una volta giunte a maturazione, le uova sono deposte a migliaia sul terreno. La femmina muore: dalle uova dischiuse si liberano nuove larve che si trasformeranno in ninfe che si trasformeranno in nuovi adulti e così via.

Zecca che ha pasteggiato

Gli organismi ospite utilizzati nei vari passaggi maturativi dalle larve e dalle ninfee sono i cani,i cervi, gli scoiattoli e l’uomo; alcune specie riescono a parassitare anche mammiferi di grosse dimensioni e,inoltre,possono parassitare anche gli uccelli quando si trovano nello stadio di larva e ninfa. L’attacco all’organismo ospite avviene grazie alla loro capacità di avvertire la presenza di anidride carbonica e il calore emesso dal corpo dell’organismo da parassitare:una volta individuato, vi si fissano attraverso” una fase meccanica di penetrazione” seguita da “una fase secretoria” durante la quale producono una sorta di sostanza cementante che garantisce l’ancoraggio del rostro alla cute. Una volta avvenuto l’ancoraggio, ha inizio il pasto a base di sangue ove si alternano “fasi di suzione, ”caratterizzate da un aumento progressivo di volume e proporzionale al volume ingerito, a “fasi di rigurgito” :queste ultime fasi sono essenziali in quanto con esse vengono espulsi acqua e sali minerali e con esse si attua una progressiva , lenta concentrazione di sangue dell’ospite all’interno del torace. Il pasto di sangue nelle zecche dure può durare fino a una settimana. Il morso della zecca ha la caratteristica di essere del tutto indolore grazie alla presenza di un anestetico liberato assieme alla saliva. Trascorsi 5-7 giorni e raggiunto lo stadio adulto,esse si staccano dall’ospite e si lasciano cadere spontaneamente sul terreno o sulle estremità dei cespugli o delle piante erbacee ove attendono il passaggio di un animale al quale aggrapparsi per iniziare e un nuovo ciclo vitale.

Malattie trasmesse dalle zecche
Gli Ixodidi, se infetti, sono in grado di trasmettere all’uomo gli agenti patogeni responsabili di alcune patologie, quali: la borrelios detta anche “malattia di Lyme, l’ehrlichiosi, le febbri bottonose da Rickettsiae, e l’encefalite virale. Il morso della zecca non è di per sé pericoloso per l’uomo, i rischi sanitari dipendono invece dalla possibilità di contrarre infezioni trasmesse da questi animali in qualità di vettori.

Prevenzione
Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con le zecche, o almeno per individuarle rapidamente, prima che possano trasmetterci una delle sopra-elencate malattie. I programmi di intervento per la prevenzione delle infezioni vettore-trasmesse comprendono misure preventive comportamentali di igiene personale, di igiene ambientale, di igiene degli animali domestici. In generale,per gli amanti del trekking montano o per particolari categorie professionali che in virtù della loro professione frequentano territori a rischio (guardie forestali, guardiacaccia, boscaioli e anche cacciatori) è consigliato:
-percorrere sentieri ben battuti evitando luoghi notoriamente frequentati da pascoli e bestiame in genere

-indossare abiti chiari (perché rendono più facile l’individuazione delle zecche), coprire le estremità, soprattutto inferiori con calze chiare (meglio stivali), utilizzare pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello. Nel caso che si indossino gli stivali, è buona regola chiudere la parte superiore di essi con doppio o triplo giro di nastro adesivo per preservare l’eventuale ascesa delle zecche lungo gli stivali
– evitare di strusciare l’erba lungo il margine dei sentieri, e di addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta e evitare di lasciare gli zaini abbandonati in terra
– al termine dell’escursione,soprattutto quelle effettuate nei boschi montani,è utile effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti tenendo presenti che si localizzano di solito sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi
– trattare sempre gli animali domestici (cani) con appositi prodotti contro le zecche, soprattutto a ridosso di una escursione
– controllare, scuotere ed eventualmente spazzolare gli indumenti utilizzati prima di portarli all’interno delle abitazioni per poi lavarli.
Inoltre, in commercio esistono repellenti per insetti e anche per scoraggiare l’attacco delle zecche (a base di DEET o N-dietiltoluamide e Icaridina o KBR3023).

Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite.
Per effettuare ciò è necessario munirsi di un paio di guanti e di molta accuratezza in quanto il parassita va rimosso intero, ovvero non va frantumato onde non correre il rischio che frammenti del corpo rimangano conficcati dentro la cute provocandone infezione: soprattutto il rostro è molto pericoloso in quest’ultima eventualità in quanto la sua permanenza,se la zecca che ha punto è infetta, rappresenta un formidabile punto di ingresso per gli agenti patogeni. La rimozione deve essere eseguita con calma mediante apposite pinzette create e utilizzate “ad hoc” che consentano di eseguirla in sicurezza. Contrariamente a quanto viene creduto empiricamente, è sbagliato utilizzare l’alcool etilico o l’etere o altri disinfettanti per “provocarne il soffocamento meccanico”, come viene chiamato popolarmente: è stato dimostrato, infatti, che tali comportamenti provocano il rigurgito del parassita e la liberazione massiccia in circolo di agenti patogeni per l’uomo se la zecca ne era portatrice. Dopo la rimozione, meglio auspicabile effettuarla nei Pronti Soccorso, la parte lesa va disinfettata e all’infortunato va raccomandata la vaccinazione antitetanica (se non ne è in possesso). Non è indispensabile/obbligatoria, al contrario la terapia antibiotica, bensì la raccomandazione a osservare l’eventuale comparsa di zone di arrossamento o gonfiore cutanei peri-lesionali e a rivolgersi al medico in caso di comparsa di febbre, astenia, cefalee, dolori articolari per gli accertamenti su sangue e l’avvio di una terapia antibiotica mirata.

Bibliografia:
www.epicentro.iss.it
www.salute.gov.it
www.inail.it
Malattie Infettive- Mauro Moroni, Roberto Esposito, Spinello Antinori

Nota: questo argomento mi ha fatto riflettere su quanto stretta sia la correlazione tra il mondo animale- uomo-ambiente e di come la mia professione di medico infettivologo nella pratica quotidiana mi abbia fatto avvicinare con meraviglia a realtà del cosmo che erano per me del tutto sconosciute prima che affrontassi l’Infettivologia e che ho imparato a conoscere con il tempo e a trattare.

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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