Senza categoria

Le zecche e l’uomo: la Malattia di Lyme (Borreliosi)

Written by Angela Vivarelli

Glossario
ematofago: organismo che per vivere si nutre di sangue
zoonosi: malattie trasmesse all’uomo da vettori animati (animali o insetti)
ciclo enzootico: ciclo di trasmissione di una malattia dagli animali all’uomo attraverso vettori animati

La Borreliosi è una zoonosi nota anche come “Malattia di Lyme” in quanto descritta per la prima volta nel 1975 a Lyme, una città americana dello stato del Connecticut causata da un batterio, la Borrelia Burgdorferi, trasmesso all’uomo attraverso il morso di una zecca infetta appartenente al genere “Ixodes Ricinus”.

Il suo ciclo enzootico e l’uomo
Borrelia Burgdorferi è un batterio a forma di spirale che normalmente risiede nell’ intestino della zecca in fase di quiescenza. Sotto la sollecitazione delle variazioni di temperatura ambientale e in concomitanza con i “pasti di sangue” della zecca, inizia a replicarsi attivamente e, dopo aver compiuto vari cicli maturativi, acquisisce l’infettività nei confronti degli ospiti mammiferi in cui sarà inoculata. Una volta acquisita la patogenicità, abbandona l’intestino della zecca e si localizza in corrispondenza delle ghiandole salivari: appena la zecca si attacca alla cute dell’uomo funziona da “vettore di malattia”, ovvero libera massivamente attraverso la saliva le Borrelie che qui si impiantano dando luogo al quadro clinico che vedremo successivamente.

Distribuzione geografica
La Borreliosi è la zoonosi in assoluto più diffusa negli Stati Uniti d’America e comunque è presente in tutti i continenti con una distribuzione legata a quella del vettore. Le nazioni che ne registrano la più alta incidenza sono l’Austria, la Germania, la Slovenia e l’Estonia; ci sono state segnalazione di casi di malattia anche nella Cina del nord, nel Giappone, nell’Africa meridionale e in Australia. In Italia la malattia di Lyme è particolarmente rappresentata nel Friuli-Venezia Giulia, in Veneto, nel Trentino-Alto Adige, in Lombardia, in Emilia-Romagna. Il primo caso di malattia di Lyme in Piemonte è stato descritto attorno agli anni ’90.

È una zoonosi trasmessa all’uomo dalla zecca appartenente al genere ”Ixodes”: l’Ixodes Ricinus, meglio nota come “zecca del bosco” grazie alla sua particolare diffusione nelle zone boschive, è diffusa in Europa ove si riproduce attivamente nel periodo dell’anno compreso tra maggio e ottobre. Negli Stati Uniti, in Asia e in Australia le zecche responsabili della malattia appartengono sempre al genere “Ixodes” ma specie differenti.

Quadri clinici
Tradizionalmente la ”Malattia di Lyme” detta più semplicemente Borreliosi si articola in tre possibili stadi ognuno dei quali si caratterizza per un particolare sintomo:
il primo stadio è definito: infezione precoce localizzata
il secondo stadio: infezione precoce disseminata
il terzo stadio: stadio dell’infezione tardiva
Analizziamoli uno per uno per capirne la possibilità di inquadramento diagnostico e la gravità correlata a ciascuno di essi.

L’infezione precoce localizzata compare dopo una media compresa fra i 3 ai 32 giorni dal morso di zecca che il più delle volte è assolutamente indolore in quanto il parassita inietta un anestetico ad hoc durante il morso finalizzato a far sì che l’ospite non lo avverta dolore. Se la zecca è infetta, con la saliva, al momento del morso e dell’attacco all’organismo ospite, inietta le Borrelie che si localizzano in questa prima fase in corrispondenza della cute. Il quadro dominante la sintomatologia è caratterizzato dalla comparsa nel punto di inoculo di un’area rotondeggiante di color rosso intenso (rosso vermiglio),non dolente,al massimo lievemente pruriginoso, con perimetro peri-lesionale ben delimitato rispetto alla cute sana circostante e lievemente rialzato rispetto ad essa:dopo alcuni giorni compare la presenza di un’area centrale biancastra e rotondeggiante, anch’essa assolutamente indolore. La localizzazione “dell’eritema migrante”, questo il nome della lesione, predilige il dorso, le spalle, la coscia, il polpaccio, le ascelle e il più delle volte il reperto è assolutamente occasionale per il paziente (che spesso la scopre magari facendo la doccia).

Esempio di eritema migrante

Esempio di eritema migrante

Se non trattata, (magari perché misconosciuto), l’eritema schiarisce progressivamente assumendo tonalità di “rosa” progressivamente più chiaro, fino a scomparire del tutto in modo spontaneo.
È importante sottolineare che il reperto di siffatta lesione che compare dopo il morso di zecca deve sempre attenzionarci e indurci a rivolgersi a un medico:solitamente i più coinvolti da questo tipo di quesito sono i Medici dei Pronti Soccorso e i Medici di famiglia che solitamente grazie alla morfologia così caratteristica, e soprattutto se il paziente riferisce di avere avuto nei 15-30 gg. antecedenti la comparsa della lesione un morso da parte di una zecca non hanno difficoltà a formulare la diagnosi di malattia di Lyme. Nei casi dubbi, queste figure sanitarie si rivolgono generalmente poi a un medico specialista di Malattie Infettive per confermare il dubbio o anche a un dermatologo.
In questa fase, appunto definita “precoce” e “localizzata” in quanto localizzata e individuabile a livello di cute è essenziale fare una pronta diagnosi per approntare una giusta terapia antibiotica a base di una tetraciclina che viene somministrata due volte al giorno per bocca. In caso di minori o donne in gravidanza è necessario optare verso altre molecole antibiotiche vista la controindicazione assoluta circa l’ impiego delle tetracicline in queste due categorie di soggetti. La terapia antibiotica garantisce sempre l a guarigione in che ancor di più motiva un’ attenta osservazione della cute, magari al rientro da una escursione montana, e un precoce contatto medico se ci si imbatte in una lesione come sopra descritta.
Se non trattato adeguatamente, l’eritema migrante spontaneamente scompare senza lasciare alcuna traccia, né cicatrice illudendo il paziente di essere “guarito”: in realtà la guarigione è soltanto apparente in quanto se non viene effettuata adeguata bonifica con la terapia antibiotica della localizzazione precoce, a distanza di 5-6 mesi e anche oltre, quando oramai anche la memoria di una puntura di zecca accaduta mesi prima viene meno, può comparire tutta una serie di sintomi ad interessamento di vari organi e apparati che non infrequentemente possono sviare il medico nel loro corretto inquadramento diagnostico. Si parla del secondo stadio di malattia, meglio definito come “infezione precoce disseminata”, ove l’ampio ventaglio dei sintomi è legato alla disseminazione attraverso il torrente circolatorio delle Borrelie. Se non bloccate da apposita, adeguata terapia antibiotica,dopo la scomparsa dell’eritema cutaneo, possono entrare in circolo e, trasportate dalla corrente sanguigna, possono insediarsi ovunque, in modo assolutamente sistemico e casuale.
Si può verificare un interessamento della muscolatura cardiaca che può sfociare in una miocardite o talora in una pericardite: entrambe queste situazioni possono essere rivelate da alterazioni elettrocardiografiche evidenziabili all’elettrocardiogramma. Frequentemente si può assistere a disturbi del ritmo cardiaco con conseguente profonda astenia,affaticamento anche per sforzi di banale entità, sensazione di “battito anomalo” (cardiopalmo). Possono coesistere periodi di febbre e ingrossamento dei linfonodi.
Un altro distretto colpito in fase di “infezione precoce disseminata” è il Sistema Nervoso Centrale. Il sintomo chiave in questo caso è la comparsa di cefalea persistente associata a febbre, entrambe scarsamente responsive alla comune terapia a base di antinfiammatori e /o paracetamolo che motiva la richiesta di valutazione clinica da parte del paziente al proprio medico di famiglia o anche al medico del Pronto Soccorso. La comparsa di cefalea persistente accompagnata alla presenza di febbre, soprattutto se il paziente riferisce di aver subito il morso di zecca nei mesi antecedenti il quadro clinico,deve sempre far pensare al possibile interessamento da parte del batterio delle meningi,ovvero a un quadro di infiammazione/infezione a carico delle membrane che rivestono il cervello, il cervelletto e il midollo spinale. La meningite è confermata attraverso l’esame chimico-fisico del liquor cefalo-rachidiano estratto con la manovra della rachicentesi dal canale midollare:naturalmente richiede la ospedalizzazione del soggetto e il pronto intervento terapeutico antibiotico per vie endovenosa.
Infine, il terzo stadio detto “infezione tardiva”: compare dopo circa cinque-sei mesi dalla puntura di zecca. L’apparato più frequentemente colpito è l’apparato locomotore e il sintomo più frequentemente riferito dai pazienti è l’insorgenza di dolore, gonfiore, arrossamento, impaccio funzionale più o meno invalidante generalmente a carico di una grossa articolazione, tipicamente il ginocchio. Possono essere presenti anche dolori muscolari e periodi di febbre. Anche in questo caso è essenziale la terapia antibiotica associata anche ad antiinfiammatori dopo avere avuto la conferma di malattia attraverso esami mirati effettuati su campione di sangue del paziente. In questa fase è descritto anche un possibile, potenziale coinvolgimento neurologico con insorgenza di quadri di encefalite o di neuriti periferiche ma si tratta di evenienze e molto rare.

Diagnosi e terapia
La diagnosi di Borreliosi è possibile attraverso un prelievo di sangue mirato a ricercare la presenza di anticorpi specifici che si formano dopo l’ esposizione a una zecca infetta: i test di laboratorio ad oggi disponibili sono altamente sensibili e specifici. Permettono, pertanto, una diagnosi rapida affidabile e l’impostazione della terapia per bocca oppure per via endovenosa a seconda dello stadio clinico che il paziente presenta. In aggiunta e a integrazione della terapia antibiotica va sempre consigliata la vaccinazione antitetanica (se non ne è già in possesso il paziente).

Prevenzione
Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con le zecche, o almeno per individuarle rapidamente, prima che possano trasmetterci una delle sopra elencate malattie. I programmi di intervento per la prevenzione delle infezioni vettore-trasmesse comprendono misure preventive comportamentali di igiene personale, di igiene ambientale, di igiene degli animali domestici. In generale, per gli amanti del trekking montano o per particolari categorie professionali che in virtù della loro professione frequentano territori a rischio (guardie forestali, guardiacaccia, boscaioli e anche cacciatori) è consigliato:
– percorrere sentieri ben battuti evitando luoghi notoriamente frequentati da pascoli e bestiame in genere
– indossare abiti chiari (perché rendono più facile l’individuazione delle zecche), coprire le estremità, soprattutto inferiori con calze chiare (meglio stivali), utilizzare pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello. Nel caso che si indossino gli stivali, è buona regola chiudere la parte superiore di essi con doppio o triplo giro di nastro adesivo per preservare l’eventuale ascesa delle zecche lungo gli stivali
– evitare di strusciare l’erba lungo il margine dei sentieri, e di addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta ed evitare di lasciare gli zaini abbandonati in terra
– al termine dell’escursione, soprattutto quelle effettuate nei boschi montani, è utile effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti tenendo presenti che si localizzano di solito sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi
– trattare sempre gli animali domestici (cani) con appositi prodotti contro le zecche, soprattutto a ridosso di una escursione
– controllare, scuotere ed eventualmente spazzolare gli indumenti utilizzati prima di portarli all’interno delle abitazioni per poi lavarli. Inoltre, in commercio esistono repellenti per insetti e anche per scoraggiare l’attacco delle zecche (a base di DEET o N-dietiltoluamide e Icaridina o KBR3023).
Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite.
Per effettuare ciò è necessario munirsi di un paio di guanti e di molta accuratezza in quanto il parassita va rimosso intero, ovvero non va frantumato onde non correre il rischio che frammenti del corpo rimangano conficcati dentro la cute provocandone infezione: soprattutto il rostro è molto pericoloso in quest’ultima eventualità in quanto la sua permanenza, se la zecca che ha punto è infetta, rappresenta un formidabile punto di ingresso per gli agenti patogeni. La rimozione deve essere eseguita con calma mediante apposite pinzette create e utilizzate “ad hoc” che consentano di eseguirla in sicurezza. Contrariamente a quanto viene creduto empiricamente, è sbagliato utilizzare l’alcool etilico o l’etere o altri disinfettanti per “provocarne il soffocamento meccanico”, come viene chiamato popolarmente: è stato dimostrato, infatti, che tali comportamenti provocano il rigurgito del parassita e la liberazione massiccia in circolo di agenti patogeni per l’uomo se la zecca ne era portatrice.

Dopo la rimozione, meglio auspicabile effettuarla nei Pronti Soccorso, la parte lesa va disinfettata e all’infortunato va raccomandata la vaccinazione antitetanica (se non ne è in possesso). Non è indispensabile/obbligatoria, al contrario la terapia antibiotica, bensì la raccomandazione a osservare l’eventuale comparsa di zone di arrossamento o gonfiore cutanei peri-lesionali e a rivolgersi al medico in caso di comparsa di febbre, astenia, cefalee, dolori articolari per gli accertamenti su sangue e l’avvio di una terapia antibiotica mirata.

Bibliografia
Abele DC, Anders KH:-The many faces and phases of borreliosis-Jam Acad Dermatol;23:401
-Bush LM Vazquez-Pertejo MT:-Tick borne illness Lyme disease.-Dis.Mon64(5):195-212,2018
-Carosi G,F.Castelli-F di Nola:-Borreliosi di Lyme-Manuale di Malattie infettive e Tropicali -342-348
-Sancez E., Vannier E., Wormser GP et al-: Diagnosis, treatment, and prevention of Lyme disease, human granulocytic: A review-.JAMA 315816):1767-1777,2016
-Scarpa C, Trevisan G, Stinco G.: Lyme Borreliosis – Dermatologic Clinics,4.669,1994
-Trevisan G., Cinco M:-Lyme disease: a general survey-Int JDeramtol,29:1,1990
-Wormser GP, Dattwyler RJ, Shapiro ED.et al:-The clinical assessment, treatment, and prevention of Lyme disease: Clinical practice guidelines by the Infectious Diseases Society of America- 43(9):1089-1134,2006
-www.epicentro.iss.it
-www.salute.gov.it
-www.inail.it

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

This site is protected by wp-copyrightpro.com