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Le zecche e l’uomo: la febbre ricorrente

Written by Angela Vivarelli

Glossario:
vettori animati: animali o insetti o parassiti veicolanti malattie all’uomo

Con il termine di ”febbre ricorrente delle zecche” si intende un’infezione acuta caratterizzata da periodi di febbre a insorgenza improvvisa, senza una apparente causa, intervallati da periodi di pieno benessere.
In realtà l’assenza della causa è soltanto apparente in quanto la patologia trattata in questo articolo è riconducibile alla puntura di zecca. Con il morso, essa, se infetta, inocula un batterio a forma di spirale dotato di corpo flessibile e estremità appuntite e mobili appartenente al genere” Borrelia” distinto in numerose specie, ognuna contraddistinta da una propria distribuzione geografica: quelle più frequentemente implicate nel quadro della febbre ricorrente sono la Borrelia caucasica, la Borrelia duttoni, la Borrelia hispanica, la Borrelia persica e la Borrelia venezuelensis.

Distribuzione geografica
La diffusione geografica della “febbre ricorrente da zecca” è connessa alla diffusione geografica dei vettori. In questo caso si tratta di zecche molli, ovvero non dotate di scudo sul torace (a differenza delle “zecche dure” responsabili, come già visto, della malattia di Lyme). Diversamente da esse, le zecche molli, scientificamente definite “Argasidae”, come habitat preferenziale antepongono alle radure boschive colonizzate dalle ”zecche dure” il legno in decomposizione e le tane degli animali:l e stalle,le capanne di legno e le baite di montagna costituiscono i loro perfetti insediamenti. La loro diffusione è ubiquitaria tanto da interessare tutti i continenti ad eccezione dell’Australia che ne è esente: ben tracciabile e nota è la loro diffusione nel bacino del Mediterraneo.

Zecca molle

Le Borrelie vivono allo stato di inattività all’ interno dell’intestino della zecca ove, sotto la spinta di variazioni di temperatura, iniziano il loro ciclo replicativo e maturativo che le porta ad acquisire l’infettività. Una volta acquisita l’infettività verso l’organismo ospite (nella nostra review ci riferiamo all’uomo), migrano dall’ intestino della zecca e si localizzano in corrispondenza delle ghiandole salivari da dove sono inoculate attraverso la saliva durante il morso che di per sé è indolore. Una volta superata la barriera cutanea, attraverso i vasi linfatici e il torrente circolatorio, si disseminano massivamente nei vari organi e apparati dando luogo al quadro clinico che descriverò nel proseguo del presente articolo. La loro localizzazione nel torrente circolatorio ne facilita la rapida moltiplicazione che porta a comparsa di febbre elevata,a insorgenza improvvisa, in pieno benessere: tanto più alta la carica batterica, tanto più grave è la sintomatologia sul paziente ospite.

Quadri clinici
Il quadro clinico è dominato dalla comparsa di febbre elevata che compare dopo un periodo temporale compreso fra i 2 e i 15 giorni dal morso della zecca, associata a vago malessere, artralgie disseminate, brivido scuotente. Concomitano cefalea, sonnolenza, profonda stanchezza ed esantema cutaneo diffuso non pruriginoso che solitamente scompaiono nell’arco di 48 ore.
Talora è possibile riscontrare nel punto del morso e di inoculo la presenza di una piccola lesione emorragica che va incontro in breve a crostificazione (escara) e a caduta spontanea successiva.
In presenza di un sistema immunitario funzionalmente integro, le Borrelie vengono “accerchiate” e distrutte dai globuli bianchi (monociti, macrofagi e granulociti neutrofili) con conseguente risoluzione dell’episodio febbrile, che di solito dura 3-6 giorni,con successivo ripristino a un totale stato di salute. La febbre spontaneamente recede e con essa tutti i sintomi ad essa associati sopra evidenziati. Il periodo di guarigione (soltanto apparente) ha una durata variabile da alcuni giorni a diverse settimane in cui il paziente non riferisce alcuna sintomatologia.
Se non si interviene con adeguati, appropriati antibiotici, al primo episodio possono farne seguito altri, fino a dieci, caratterizzati dalla medesima sintomatologia e dal medesimo andamento: da qui il nome di “febbre ricorrente”.

Diagnosi e trattamento
Premetto che non tutte le febbri caratterizzate da un andamento reiterato e ricorrente riconoscono una causa infettiva. Questo articolo, che segue il precedente dedicato alle malattie trasmesse da vettori, riguarda soltanto una piccola percentuale tra le molteplici cause di “febbre ricorrente” che riconosce numerosissime cause e costituisce talvolta un capitolo di difficile inquadramento e gestione per il medico: oltreché di natura infettivologica le cause scatenanti possono essere di natura reumatologica, auto- immunitaria, oncologica, o, appunto, infettivologica.
Proprio per la complessa difficoltà di inquadramento e di riconoscimento, è indispensabile, davanti a episodi febbrili con simile andamento, ricordare e evidenziare eventuali episodi che riconducano a esposizioni a morso di zecca, eseguire un pannello diagnostico ematico tramite un prelievo di sangue, completo il più possibile, anche se, a differenza di quanto accade per la già descritta Malattia di Lyme, non esistono ad oggi test diagnostici specifici su sangue per evidenziare questo tipo di patologia infettiva. Le alterazioni ematiche di più frequente riscontro sono un aumento della VES e dei globuli bianchi totali (come del resto in tutte le infezioni batteriche o virali) accompagnate da eventuale incremento del valore delle transaminasi epatiche. Una volta accertata la causa infettivologica degli accessi febbrili, essi vanno distinti da altre numerose malattie infettive di simile presentazione quali la malaria, la dengue, la leptospirosi, la brucellosi, e certi quadri di mononucleosi infettiva.
A conclusione di questo articolo, per completezza cito anche “la febbre ricorrente da pidocchio” causata dalla “Borrelia Ricurrentis” frequente in certe regioni dell’Africa Centro-Orientale e dell’America del Sud.
Il trattamento si avvale di terapia antibiotica associata a terapia sintomatica a base di paracetamolo anche se è possibile arrivare a guarigione spontanea in taluni casi.
Anche in questo caso, come per la Malattia di Lyme, trattandosi di una zoonosi è doveroso raccomandare la vaccinazione antitetanica, se non effettuata o scaduta.

Prevenzione
Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con le zecche, o almeno per individuarle rapidamente, prima che possano trasmetterci una delle sopra elencate malattie. I programmi di intervento per la prevenzione delle infezioni vettore-trasmesse comprendono misure preventive comportamentali di igiene personale, di igiene ambientale, di igiene degli animali domestici. In generale, per gli amanti del trekking montano o per particolari categorie professionali che in virtù della loro professione frequentano territori a rischio (guardie forestali, guardiacaccia, boscaioli e anche cacciatori) è consigliato:
– percorrere sentieri ben battuti evitando luoghi notoriamente frequentati da pascoli e bestiame in genere
– indossare abiti chiari (perché rendono più facile l’individuazione delle zecche), coprire le estremità, soprattutto inferiori con calze chiare (meglio stivali), utilizzare pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello. Nel caso che si indossino gli stivali, è buona regola chiudere la parte superiore di essi con doppio o triplo giro di nastro adesivo per preservare l’eventuale ascesa delle zecche lungo gli stivali
– evitare di strusciare l’erba lungo il margine dei sentieri, e di addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta ed evitare di lasciare gli zaini abbandonati in terra
– al termine dell’escursione, soprattutto quelle effettuate nei boschi montani, è utile effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti tenendo presenti che si localizzano di solito sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi
– trattare sempre gli animali domestici (cani) con appositi prodotti contro le zecche, soprattutto a ridosso di una escursione
– controllare, scuotere ed eventualmente spazzolare gli indumenti utilizzati prima di portarli all’interno delle abitazioni per poi lavarli. Inoltre, in commercio esistono repellenti per insetti e anche per scoraggiare l’attacco delle zecche (a base di DEET o N-dietiltoluamide e Icaridina o KBR3023).
Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite.
Per effettuare ciò è necessario munirsi di un paio di guanti e di molta accuratezza in quanto il parassita va rimosso intero, ovvero non va frantumato onde non correre il rischio che frammenti del corpo rimangano conficcati dentro la cute provocandone infezione: soprattutto il rostro è molto pericoloso in quest’ultima eventualità in quanto la sua permanenza, se la zecca che ha punto è infetta, rappresenta un formidabile punto di ingresso per gli agenti patogeni. La rimozione deve essere eseguita con calma mediante apposite pinzette create e utilizzate “ad hoc” che consentano di eseguirla in sicurezza. Contrariamente a quanto viene creduto empiricamente, è sbagliato utilizzare l’alcool etilico o l’etere o altri disinfettanti per “provocarne il soffocamento meccanico”, come viene chiamato popolarmente: è stato dimostrato, infatti, che tali comportamenti provocano il rigurgito del parassita e la liberazione massiccia in circolo di agenti patogeni per l’uomo se la zecca ne era portatrice.

Dopo la rimozione, meglio auspicabile effettuarla nei Pronti Soccorso, la parte lesa va disinfettata e all’infortunato va raccomandata la vaccinazione antitetanica (se non ne è in possesso). Non è indispensabile/obbligatoria, al contrario la terapia antibiotica, bensì la raccomandazione a osservare l’eventuale comparsa di zone di arrossamento o gonfiore cutanei peri-lesionali e a rivolgersi al medico in caso di comparsa di febbre, astenia, cefalee, dolori articolari per gli accertamenti su sangue e l’avvio di una terapia antibiotica mirata.

Bibliografia:
Astigarraga A., Oleaga-Perez, Perez-Sanchez et all.: Host immune response evasion strategies in Ornithodoros erraticus and O moubata and their relationship to the developmente or an antiargasid vaccine-Parasite Immunol.19:401-410
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Schwan T.G.: Ticks and Borrelia.Model System for investigation pathogen-arthropod interactions. Infect. Agents Dis. 5:167-181
Walton G.A.: The Ornithodoros moubata superspecies problem relation to human relapsing fever epidemiology. Symp.Zoo.Soc.lond.6.83-156

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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