Medicina

Medicina Tropicale e ambiente: quale relazione?

Written by Angela Vivarelli

Glossario
Vettori: agenti animati di trasmissione di malattia all’uomo

Introduzione
Le regioni tropicali hanno un’incidenza di malattie a genesi infettiva sicuramente più alta rispetto alle zone temperate a causa di fattori ambientali e biologici che supportano gli alti livelli di biodiversità di agenti patogeni, vettori, organismo “ospite”.
La “Medicina Tropicale” è quella branca della medicina volta a conoscerei nessi esistenti tra “ambiente” e ”malattia”: in nessun altro capitolo di patologia clinica umana, l’ambiente e il clima assume un ruolo così determinante nella produzione e soprattutto nella diffusione delle malattie dell’uomo.

La Geografia
Per “fascia tropicale” si intende quell’area geografica del globo terrestre compresa fra il Tropico del Cancro a Nord e Tropico del Capricorno a Sud (paralleli di latitudine 23°27’nord e 23°27’sud). Vi si distinguono diverse tipologie di clima:
-il clima equatoriale umido,
-il clima della savana,
-il clima monsonico
Il loro insieme costituisce il capitolo dei “climi megatermici umidi”.

Clima equatoriale umido
Il ”clima equatoriale umido” è tipico delle regioni pianeggianti che si estendono attorno all’equatore. Si contraddistingue per le temperature elevate e le piogge frequenti, abbondanti: esse sono legate allo spostamento di grosse masse di aria torrida dal basso verso l’alto che,sottoposte a processo graduale di raffreddamento via via che salgono, danno origine a precipitazioni pressoché quotidiane. Nelle regioni più vicine all’Equatore dell’Africa centrale e dell’America centro-meridionale, la pluviometria annua supera i 2500mm., e mantiene un tasso di umidità del terreno costantemente elevata permettendo la selezione e la crescita di microorganismi che adattano sistemi di simbiosi con le piante che ne garantisce la fertilità.
La temperatura è mite in quanto i raggi solari sono trattenuti dagli strati di foglie a maggior altezza.
L’ecosistema associato a questo tipo di clima è la “foresta pluviale” costituita da una vegetazione rigogliosa e varia comprendente cespugli di graminacee, felci del sottobosco, liane che si intrecciano ad alberi altissimi che possono raggiungere e superare i 50 metri di altezza, alternati ad arbusti e cespugli: lo strato più alto dà asilo a un elevatissimo numero di specie animali, soprattutto uccelli e scimmie arboricole.

Questo bioma caratterizza l’Amazzonia, l’America Centrale, il Congo, la Guinea, il Camerun, il Madagascar e alcune isole del Pacifico.

Clima della savana (tropicale)
Il “clima della savana”caratterizza le zone localizzate tra la foresta pluviale e i deserti tropicali. Qui la temperatura è sempre molto alta , ma, a differenza della regione della foresta pluviale ove praticamente piove pressoché tutti i giorni, qui nell’arco dell’anno si può individuare una “stagione asciutta” ben distinta da quella delle piogge, con escursioni termiche annue ben identificabili. Nell’arco dell’anno ci sono due massimi di piovosità e un periodo di siccità che perdura fino anche a tre mesi.

Acinonyx jubatus – famiglia Felidi

L’ecosistema di questo tipo di clima si diversifica nettamente da quello descritto per il clima equatoriale umido. Via via che ci si allontana dall’Equatore, la piovosità diventa irregolare, la vegetazione si dirada progressivamente fino a lasciare ampi spazi a rade boscaglie e specie arboree capaci di sopportare periodi di siccità prolungati. Gli alberi diventano sempre di tagliai più piccola con foglie caduche o spinose che via via lasciano spazio a immense distese di graminacee interrotte da qualche rado albero di acacia o qualche bao-bab. Nella savana la temperatura nei mesi freddi non scende sotto i 18° e le abbondanti piogge concentrate in pochi mesi favoriscono la formazione di pozze d’acqua stagnante. Complessivamente si può parlare di ambiente arido con aspetto variabile tra la stagione asciutta e la stagione piovosa. Il numero di specie viventi è di gran lunga inferiore rispetto a quello della foresta pluviale ma comunque assieme a mammiferi di grossa taglia vivono rettili, roditori, uccelli e molte varietà di insetti.
Questo clima caratterizza il Brasile, l’Argentina, l’Australia e certe regioni dell’Africa (Tanzania).

Clima monsonico
Il “clima monsonico”e’’ una variante del clima equatoriale, tipico delle regioni equatoriali costiere così definito in quanto battuto dai monsoni che danno luogo a una stagione secca alternata a una stagione piovosa. L’ecosistema associato a questo tipo di clima è la giungla.
Questo clima è tipico dell’Asia Meridionale (India), del bacino amazzonico, di alcune regioni dell’Africa centro-orientale del Madagascar.

I microrganismi e i loro ambienti
Grande è il numero di organismi che dall’origine della Terra ad oggi si sono adattati ai climi caldo-umidi della fascia intertropicale del globo terrestre. Le pozze d’ acqua della savana, le rive irregolari dei bacini artificiali costruiti per permettere la raccolta d’acqua per l’agricoltura e l’allevamento del bestiame costituiscono il luogo ideale per la riproduzione di numerosissimi vettori di malattie parassitarie con grande impatto sullo stato di salute degli abitanti. Parimenti, le risaie, i campi irrigati, le oasi del deserto e le foreste di mangrovie che crescono in prossimità delle lagune marine o fluviale possono diventare formidabili habitat di vita biologica in questo senso.
È stato ampiamente dimostrato che certe caratteristiche organolettiche dell’ acqua costituiscono i requisiti fondamentali per la riproduzione di certi vettori. Ad esempio, certi nematodi (vermi) responsabili di parassitosi del tessuto sottocutaneo umano dette “filariosi” si riproducono soltanto in presenza di acque molto ricche in ossigeno e a scorrimento rapido, quali quelle delle cascate.
Di contro, altri nematodi quali Ascaris Lumbricoides, Trichuris trichiuria, Ancylostoma duodenale, responsabili di parassitosi intestinali frequenti nel bambino e nell’adulto delle aree tropicali e sub-tropicali, necessitano per la loro maturazione di terreni caldi, a temperatura costante di 30°, umidi.
La zanzara Anopheles, vettore della malaria, per i suoi cicli replicativi è molto meno esigente: per riprodursi, preferisce ambienti ricchi d’acqua, stagnante, sottoposta a illuminazione non troppo diretta .In mancanza di questo la deposizione delle uova può avvenire anche in concomitanza di stagni assolati, ricchi di componenti organici non troppo acidi. Il numero dei vettori e che esso l’incidenza della patologia ad essi legata varia a seconda delle caratteristiche e della quantità d’acqua.

Esemplare di Zanzara Anopheles – famiglia Culicidae

Tendenzialmente ogni luogo che si trovi al riparo da forte intensità di luce e abbastanza umido, la superficie inferiore di un tetto di paglia e fango di un’abitazione o una fessura tra le rocce possono diventare luoghi ideali per l’annidamento di microorganismi o ottimo rifugio per i vettori di parassiti patogeni per l’uomo.
È comunque impossibile, al di là degli esempi sopra riportati in dettaglio, ricostruire e mappare geograficamente tutti i vari ambienti soprattutto a causa della vastità dell’estensione territoriale in cui si articolano: da questa considerazione si deduce la difficoltà, se non impossibilità, di sostenere programmi di bonifica ambientale finalizzati alla lotta contro i parassiti che vi sono contenuti o contro i loro vettori.

Nota dell’autrice:
In quest’ultimo trentennio la storia politica, economica del nostro Paese è profondamente cambiata e con essa la composizione della popolazione e gli stili di vita .L’immigrazione dai Paesi in via di sviluppo verso l’Occidente a tutt’oggi rappresenta un fenomeno a impatto sociale di dimensioni epocale:si stima che ad oggi i migranti nel mondo siano oltre cento milioni. Di essi 5,3 milioni ad oggi ( 1,2 milioni provenienti dagli Stati africani, (soprattutto dall’Africa settentrionale e Occidentale e 1,1 dall’Asia), risiedono in Italia che rappresenta un paese “ponte” verso altri paesi come il Canada, gli Stati Uniti e l’Europa del Nord dove il processo migratorio ha termine. La presenza strutturale dei migranti ha portato a una vera e propria rivoluzione sociale e culturale che ha coinvolto l’intera collettività in un progetto di integrazione di queste fasce di popolazione più povere e ha motivato le Aziende Sanitarie Nazionali di molte regioni all’apertura di strutture ambulatoriali dedicate all’inquadramento e delle più frequenti patologie tropicali. Non di minor importanza sono tutte le strutture di volontariato che a vari livelli, laico o religioso, hanno contribuito negli anni a sensibilizzare l’opinione pubblica e gli Enti politici verso questa complessa problematica.
Parallelamente a partire dagli anni Settanta hanno avuto uno sviluppo esponenziale i viaggi internazionali verso una destinazione tropicale, grazie alla velocità dei trasporti, divenuti accessibili a tutti per i bassi costi. Questi sono i motivi che rendono sempre più utile una conoscenza il più possibile ampia sulle malattie tropicali. La loro diffusione, un tempo limitato soltanto alle aree di endemia, è diventato tale da motivare la organizzazione e la crescita a livello sanitario di “Centri per la profilassi internazionali”, oggi, pressoché presenti presso ogni USL territoriale, e sensibilizzare gli operatori sanitari verso un settore della medicina, la “medicina tropicale” di estrema attualità e sempre maggiore rappresentanza presso i nostri territori nazionali.

Bibliografia:
Affronti M., Vassallo L., Proclamà A., Furnari M.L., TrifiròG., Mansueto S.:-Limited Prevalence of Infective Pathologies in extra-european Subjects. Therapy of Infectious Diseases.- Mediterranean Journal of Infectious and Parasitic Diseases. Vol. VI,N.3-4 july-December
-Colasanti R., Immigrati e Salute-Paure, miti e verità-a cura di R.Colasanti, S.Geraci, F.Pittau,11-12, Ed.Lavoro ISCOS, 1991
EpiCentro I.S.S.
-Manuale di Malattie Infettive e Tropicali- G. Carosi, F. Castelli,F. di Nola
-O.M.S.:-Rapport sur la Santè dans le Monde,Geneve,1996
-Oparin A.I.:-The origine of life on the Earth, Academic Press New-York

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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