Opinion

Zingarelli: cent’anni di parole

Written by Piero Pardini

Il vocabolario Zingarelli compie cento anni. Un secolo di storia e cultura in parole.

Che si celebri e si continui a pubblicare un vocabolario, nell’era della tecnologia potrà sembrare obsoleto. Lo crederanno, forse, molti giovani, abituati a digitare tastiere, piuttosto che a sfogliare pagine di libri o vocabolari. In realtà, Zingarelli, non è mai rimasto indietro ma, al contrario, al passo con tempi. Sempre.

Zingarelli ha fatto proprie le mode senza denigrarle o fingendo non esistessero ma integrandole all’interno di un’opera che, ogni anno aggiunge nuovi termini entrati in uso nella società che muta e si evolve. Da quando sono entrati in uso i PC, Zingarelli ha unito il cartaceo con il digitale.

Non solo. Per avvicinare più utenti alla consultazione, Zingarelli interpella personaggi noti per chiedere loro di interpretare parole classiche.

Mario Cannella e Beata Lazzarini, attuali curatori del vocabolario, interpellati in questi giorni di ricorrenza ricordano che, proprio nel 1917: “Nicola Zingarelli cominciò a pubblicare in fascicoli il Vocabolario della lingua italiana, poi uscito la prima volta in volume nel 1922. Cento anni in cui il vocabolario nelle sue varie edizioni ha scandito e registrato gli sviluppi del lessico e della lingua italiana e, insieme a essi, i mutamenti sul piano culturale e del costume caratterizzandosi per chiarezza e leggibilità, per l’apertura alle nuove terminologie tecniche, scientifiche e settoriali e allo stesso tempo per cura e rigore filologico nel verificare e tramandare il grande patrimonio storico della nostra lingua”.

L’edizione 2018 è già in uscita. Che il futuro di un pezzo di storia Italiana possa continuare a essere così roseo.

About the author

Piero Pardini

Giornalista pubblicista da maggio 2002.
Coautore del saggio "Gianni Clerici - Lo scrittore, il poeta il giornalista" edito da Le Lettere (2010) Firenze.
Dal 2015, è sommelier AIS (Associazione Italiana Sommelier).
Scrive di tecnologie, sport ed enogastronomia.
Dal 2016, è direttore responsabile di "The Wolf Post", di cui è l'ideatore.