Medicina

Il “Jet Lag” (la discronia da fuso orario)

Written by Angela Vivarelli

In questi ultimi trenta anni abbiamo assistito a un aumento esponenziale dei viaggi intercontinentali che hanno cambiato le mete preferite delle nostre vacanze: questo in virtù del fatto le Agenzie di viaggio propongono prezzi interessanti che rendono accessibili ad ampie fasce di utenti destinazioni lontanissime, in tempi brevi.
L’uso dell’aereo come mezzo di spostamento rapido da un capo all’altro del globo terrestre ha comportato al viaggiatore la necessità di adattamenti fisiologici imposti al nostro organismo dal cambiamento rapido dei fusi orari terrestri soprattutto sul ritmo circadiano sonno-veglia.
Con il temine di “Jet Lag” si intende un quadro clinico orami noto a tutti che colpisce i viaggiatori che affrontano spostamenti solitamente intercontinentali e che in termini un po’ più comprensibili può esser tradotto come “Sindrome da discronia da fuso orario”. La sintomatologia varia da individuo a individuo ma sostanzialmente è caratterizzata da malessere generalizzato, facile affaticabilità, alterazioni del ciclo del sonno.

I meccanismi patogenetici della sindrome del Jet Lag
Il meccanismo base su cui si istaura il quadro sindromico argomento della presenta mia trattazione è la “ricalibrazione” dell’orologio biologico naturale sul ritmo circadiano. Con il termine di “ritmi circadiani” si intendono quelle sincronizzazioni innate al naturale ciclo del tempo, presente in molti animali. In molti mammiferi i ritmi circadiani sono sincronizzati con la durata di 24 ore che è il tempo che la terra impiega nel compiere il suo quotidiano giro di rotazione attorno al proprio asse, responsabile della naturale alternanza del giorno e della notte.
Certe regioni specifiche del nostro cervello, in particolare i nuclei ipotalamici, funzionano come orologi biologici interni tramite l’afferenza di segnali quali la luce, la sensazione della fame e della sete, la temperatura ambientale che funzionano come veri e propri impulsi: tra questi è sicuramente la luce naturale lo stimolo di maggior rilevanza nell’aggiustamento di questo delicatissimo equilibrio biologico mediante la regolazione dei meccanismi di rilascio della melatonina. La melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale negli esseri umani ma anche in altre specie animali posta in corrispondenza della base del cervello: essa agisce sull’ipotalamo fornendo informazioni sulla durata del giorno e della notte regolando il ciclo sonno-veglia, agendo come un vero e proprio trasduttore della luce. La produzione e il rilascio di questo ormone dipendono dalle condizioni di esposizione alla luce con un aumento nelle ore di buoi e una diminuzione nelle ore di luce:in particolare durante il giorno la luce diurna ne sopprime la produzione e il rilascio, mentre il buio durante la notte favorisce un fisiologico aumento di concentrazione ematica. Questo influisce e determina anche un comportamento caratteristico “stagionale” con periodi di produzione più brevi in estate, quando la luminosità delle giornate è più forte e duratura, più lunghi durante l’inverno, in concomitanza con maggior numero di ore di buio.

Quando un turista (o un viaggiatore professionale) attraversa in uno spazio di tempo ristretto molti meridiani terrestri, e di conseguenza molti fusi orari, non ha la possibilità automatica di resettare l’orologio biologico interno adattandolo ai nuovi orari della destinazione di arrivo, in quanto tutto questo richiede tempo: è necessario circa un giorno intero per ogni fuso orario attraversato. La conseguenza di tutto questo è, appunto, una dissociazione, o meglio, una discronia tra i nostri stimoli fisiologici circadiani e i fattori esterni ambientali che si riassume nella sintomatologia, appunto, del “jet lag”: il disagio è tanto più pesante quanto maggiore è il numero di fusi orari attraversati e strettamente dipendente anche dalla direzione dello spostamento. Quando il viaggio è diretto verso Est, il disagio maggiore è dato dalla difficoltà ad addormentarsi all’orario fisiologico per quella determinata destinazione e parimenti è molto difficile risvegliarsi al mattino successivo;viceversa, quando il viaggio è diretto verso Ovest il disagio maggiore è creato da risvegli frequenti nelle primissime ore del mattino. Il risultato, in entrambi i casi è la totale perdita del sonno oppure il suo “sfasamento”. Naturalmente lo stress legato alla partenza e al viaggio stesso la perdita del sonno, l’irregolarità dell’ orario dei pasti e della perdita della routinarietà del vivere quotidiano sono tutti fattori che contribuiscono ad aumentare il comfort e disorientamento. Inoltre, anche la prolungata, ridotta mobilità durante tutta la durata del viaggio e la sistemazione nello spazio angusto di un seggiolino d’aereo prolungata per molte ore, il ricorso a caffeina e all’alcool non migliorano il quadro, contribuendo, al contrario, al suo peggioramento.

La sindrome del Jet Lag: le ricadute cliniche
La più importante evidenza della sindrome del “Jet Lag” per molti viaggiatori è l’incapacità a prendere sonno e a rimanere svegli durante il soggiorno e la permanenza nella zona di destinazione. Altri sintomi sono rappresentati dalla cefalea, da disturbi gastro-intestinali, irritabilità, difficoltà alla concentrazione, riduzione nelle funzioni cognitive e sportive. La sintomatologia è tanto peggiore e più pesante quanto più è avanzata l’età del viaggiatore mentre i bambini risultano molto meno suscettibili ad essa. Come sopra riportato i sintomi sono tanto più gravi quanto più aumenta il numero dei fusi orari attraversati e se il viaggio prevede come destinazione finale l’Est piuttosto che l’Ovest.

Il trattamento della Jet Lag: “resettare l’orologio”
Una raccomandazione molto semplice alla vigilia per un viaggio lungo è di non affaticarsi eccessivamente prima della partenza e soprattutto di dedicare al sonno le ore fisiologiche nei giorni immediatamente antecedenti il viaggio.
Nel caso in cui il viaggio sia diretto verso Est, può esser di aiuto per alcune sere antecedenti la partenza coricarsi progressivamente un’ora prima; nel caso in cui il viaggio è diretto verso Ovest può esser di aiuto coricarsi progressivamente un’ora sempre più tardi, in entrambi i casi per arrivare gradualmente a far coincidere il nostro ritmo sonno-veglia con quello del paese di destinazione.
L’altro elemento utile a supportare il quadro sindromico è la dieta: esempio classico nel dovere affrontare questa sindrome è la dieta elaborata presso l’Argonne National Laboratory” of the United States Department of Energy, detta dagli ideatori “Argonne diet Anti Jet-Lag”. Essa prevede una strategia alimentare di alternanza fra giorni di pasti “ricchi”, e giornate basate su pasti “fast”, almeno per i 7 giorni antecedenti la partenza. Nei primi giorni della dieta i pasti prevedono colazioni ad elevato contenuto proteico e cene ricche di carboidrati; i pasti “fast”, immediatamente antecedenti la partenza, prevedono basso introito calorico quotidiano (fino a un massimo di 800Kcal./al giorno)e servono a svuotare le riserve di carboidrati dal fegato, predisponendo, in questo modo, l’orologio biologico interno al doveroso riassestamento biologico, a destinazione raggiunta. Sebbene studi ad oggi effettuati su campo non ne abbiano confermato l’ efficacia in termini di resa, la dieta americana “Argonne” è spesso citata: in ogni modo, senza “scomodare” percorsi dietetici articolati, è sicuramente raccomandabile, una volta arrivati a destinazione, iniziare la giornata con colazioni ad alto contenuto di proteine e cene ricche di carboidrati, moderando il consumo di alcool e caffè. È controversa l’utilità circa l’assunzione della melatonina nel miglioramento della sintomatologia. Essa si trova in determinati alimenti quali le banane, le arance, l’ananas, l’olio extra vergine di oliva, il riso; potendo esser sintetizzata anche in laboratorio può essere assunta per bocca sotto forma di compresse o utilizzata come integratore alimentare dopo opportuna consultazione medica viste le possibilità di interferenza con numerosi farmaci (anticoagulanti, antipertensivi, antiepilettici, sedativi).
Concludendo, il viaggiatore accorto dovrà programmare il viaggio con la consapevolezza di effettuare “accomodamenti” adattabili alla situazione prescelta:in ogni caso il buon esito del programma e la sua perfetta esaustiva realizzazione ne motiveranno a pieno qualche piccolo sacrificio richiesto.

Bibliografia:
-Arendt J.: Melatonin and the mammalian pineal gland. London: Chapman and Hall
-Brzezinski A.: Mechanism of disease. melatonin in humans. N Engl.Med
-Campbell SS, Murphy PJ.: Extraocular circadian phototransduction in humans. Science: 279( 5349) : 396-399
-Hasting M.: The brain, circadian rhythms, and clock genes – B.M.J.
-Herxheimer A., Petrie KJ.: Melatonoin for preventing and treating jet lag. Cochrane Database Syst Rev
– McLellan Susan L.F.: Jet Leg da Travel Medicine pgg.399-403
-Zhdanova I., Wurtman R., Lynch H., et al: Sleep inducing effects of low doses of melatonin ingested in the evening- Clin.Pharm Ther 57:552-558

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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