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L’epatite HAV: corsi e ricorsi nel cammino dell’umanità

Written by Angela Vivarelli

2017_11_05_Epatite_A
L’epatite da virus HAV (nota come “epatite A” popolarmente conosciuta come “epatite alimentare”) ha accompagnato il cammino dell’umanità fino dalle origini, da sempre caratterizzata dalla comparsa di un sintomo chiave che la rende immediatamente e inequivocabilmente identificabile al paziente e a chi lo circonda: l’ittero .
Il termine “ittero” vanta una provenienza linguistica antica derivando dal greco classico ;da qui è passato alla lingua latina che con il termine “ icteros” indicava un uccello particolare, il rigogolo, che secondo le credenze del tempo riportate da Plinio, era un tipo di volatile in grado di guarire chi, affetto dall’attacco di itterizia, si soffermasse a guardarlo fisso.
Le prime testimonianze scritte relative a manifestazioni di ittero nell’uomo sono rintracciabili già in certi manoscritti nella Cina del VI millennio a.C. [2], nonché nel mondo mesopotamico del III millennio a.C.; qualche secolo più in là descrizioni di malattie del fegato sono presenti nel Talmud babilonese (V secolo a.C.). Il mondo occidentale produce le prime testimonianze scritte dell’ ittero nel “Corpus Hippocraticum”: il famoso medico, Ippocrate, fu il primo che intuì l’origine “prevalentemente infettiva” del sintomo, acquisizione quest’ultima che si rivelerà vera e dimostrabile scientificamente ancora ai nostri giorni ,e che la sua origine poteva risiedere nel fegato . Infine, in occasione dell’insorgenza di una epidemia che colpi la città di Magonza nel 752 d.C, per la prima volta nella storia della Medicina, si attribuì all’ittero la caratteristica di potenziale contagiosità motivando la necessità di “isolare chi ne fosse affetto in quarantena, onde non contagiare i cittadini sani”: questa è una modalità procedurale di approccio assolutamente valida nella medicina moderna e vigente presso i reparti di Malattie Infettive.
Ma cosa si intende per ittero? Con il termine ittero si intende “la comparsa di colorazione gialla della cute e delle sclere oculari” talora in pieno benessere, talora preceduta da un periodo di malessere generalizzato con perdita dell’appetito, nausea, vomito, febbricola , dolori generalizzati osteo-muscolari.
Il virus dell’epatite HAV è uno dei virus “maggiori” responsabili di ittero infettivo e di epatite acuta, ovvero infiammazione e necrosi delle cellule del fegato.
Nonostante le sue dimensioni piccole, e un banale genoma contenente un solo filamento di RNA; nonostante i miglioramenti socio-economici e igienico-sanitari raggiunti con il progresso attraverso i secoli, è ancora oggi ben rappresentato in tutto il mondo e si rende responsabile di circa 1.400.000 nuovi casi/anno a livello mondiale , talora con veri e propri focolai epidemici.
Come si contrae il virus dell’epatite A?
Si contrae per via “orale” o meglio “oro-fecale” ovvero si contrae attraverso l’ingestione di certi tipi di alimenti. Da qui giunge nello stomaco, arriva nell’intestino e finalmente dall’ intestino attraverso la vena porta raggiunge il fegato ove inizia a replicarsi attivamente all’ interno dell’ epatocita, dando inizio al corteo di sintomi che caratterizzano l’epatite in fase acuta, di cui il più riconoscibile è sicuramente l’ittero. Non dimentichiamoci mai che in fase attiva i virioni maturati nel fegato vengono liberati dal paziente attraverso le feci nel servizio igienico (comunemente il w.c.). I cibi più notoriamente veicolanti sono rappresentati dai frutti di mare crudi o poco cotti (cozze, mitili, sushi), frutta e verdura concimate e/o lavate con acque di scolo contaminate. Ricordo anche gli oltre 1700 casi di epatite HAV registrati in Europa (90% in suolo italiano, gli altri suddivisi tra Francia, Germania, Regno Unito, Penisola Scandinava) tra il 2012 e il 2015 ascrivibili al consumo di frutti di bosco congelati, (more ,ribes rosso e bacche), che hanno portato al ritiro dal mercato alimentari di svariate confezioni di questa tipologia di surgelato.
L’altra importante modalità di contagio (importante perché non è conosciuta ai più!) è attraverso la via sessuale, con l’adozione di certe pratiche in uso soprattutto presso individui omosessuali maschi , ovvero i rapporti ano-orali non protetti dal profilattico: in Italia dall’agosto 2016 all’aprile 2017 sono stati notificati 1400 casi di epatite HAV (un numero enorme!) con età mediana dei soggetti malati attorno ai 35 anni appartenenti nell’86% dei casi a individui di sesso maschile. Di questo 86%, il 61% dichiarato omosessuale.
La malattia NON si trasmette nella comune vita di relazione, ovvero condividendo stoviglie per mangiare, ma attraverso l’ utilizzo di servizi igienici “comuni” infettati dai malati.
Da pochi questi dati si comprende l’attualità di una malattia infettiva vecchia quanto il mondo e il suo ancor significativo impatto socio-sanitario sull’uomo di oggi, indipendentemente dal sesso e dall’età.
Tutto ciò premesso, è auspicabile una adeguata campagna di informazione da parte delle strutture sanitarie preposte (medici di famiglia, infettivologi, Uffici di Igiene Pubblica) circa le misure precauzionali da adottare: in caso di viaggi internazionali (anche a scopo turistico, oltreché lavorativo) è buona norma informarsi sulle condizioni igieniche del paese di destinazione; evitare di acquistare cibi da venditori ambulanti, evitare di consumare ghiaccio e bere sempre acqua imbottigliata; adottare la buona regola di lavarsi spesso le mani nell’arco della giornata, soprattutto dopo l’utilizzo dei servizi igienici. Quest’ultima regola deve essere rigorosamente osservata ogni qualvolta si utilizzino servizi igienici pubblici o comunque condivisi in aree lavorative a comune.
In coloro che ritengono di poterne essere affetti per via sessuale con l’adozione di promiscuità e/o omosessualità maschile il nostro Ministero della Salute esorta l’impiego del vaccino, sicuramente raccomandato nei familiari, nei contatti di casi accertati e in tutti coloro che per motivi professionali o turistici praticano frequenti viaggi all’estero.

Bibliografia:
– Epatite virale acuta e cronica- Prof. Marcello Piazza
– Clinica delle Malattie Infettive- Prof. Mauro Moroni, Roberto Esposito, Spinello Antinori
– Ministero della Salute: Uffico prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale (nota del 26/07/2017)

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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