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“Oro bretone”: l’omicidio, in un giallo, è il sale della vita

“Oro bretone”: l’omicidio, in un giallo, è il sale della vita
Written by Simone Baldi

Credits: Beat Editore

Per un amico può capitare di fare follie o, se non altro, di compiere azioni al di fuori della nostra abitudine. E, quando si presentano delle difficoltà, è proprio per rispetto e fedeltà a quel legame che si decide di perseverare, pur di sconfiggerle e portare a termine il nostro compito. Nel caso di un poliziotto, poi, oltre l’amor proprio, c’è il (non trascurabile) suo istinto per risolvere situazioni ingarbugliate e riportare la giustizia in una situazione nebulosa e dai contorni decisamente poco chiari, come avviene in “Oro bretone” (Jean-Luc Bannalec, Beat, 2021, 269 pp, 18€).

È una sera come tante, per il commissario Dupin. Nella Bretagna in cui si è trasferito per lavoro, e da cui ha già imparato a lasciarsi affascinare, c’è sempre qualcosa da scoprire. Stavolta si tratta della regione del Guérande, con le sue saline pluricentenarie dai colori cangianti e dalle proprietà uniche al mondo. Eppure, anche stavolta, il suo non è un giro di piacere, tutt’altro: Lilou Breval, un’amica giornalista, gli ha chiesto di indagare su alcune sospette botti blu, proprio all’interno delle saline. Che quel territorio sia esterno alla sua giurisdizione non intralcia i suoi piani, d’altronde è lì solo per dare un’occhiata. Peccato che, inaspettatamente (?!), a un certo punto si ritrovò coinvolto in una sparatoria, preso di mira da qualcuno che non riesce nemmeno a vedere. Barricatosi in un capanno, attende che i suoi assalitori sferrino l’assalto decisivo o se ne vadano. Il silenzio che riempie l’atmosfera non promette niente di buono. E quando gli viene intimato di uscire con le mani bene in vista, il peggio sembra essere arrivato. Per sua fortuna (se così si può dire) si tratta della polizia, agli ordini di Sylvaine Rose, comandante decisa e dai metodi risoluti. È lei che lo porta in ospedale, per fargli medicare una ferita alla spalla, e che lo affiancherà in quelle indagini congiunte. Da quel momento entreranno in gioco i vari paludiers (così chiamati i produttori del prezioso fleur du sel), sia indipendenti, come Maxime Daeron, fratello del più celebre Paul, produttore di cibi locali famosi in tutta la Francia, sia in cooperativa, come Guy Jaffrezic, il presidente della Maison du Sel, spiegando non solo i metodi produttivi ma anche le relazioni umane sottese a quel commercio. E, come in ogni ordito che si rispetti, non mancano acrimonie e rivalità. A gravitare (molto strettamente) intorno a loro, ci sono anche Ségolène Laurent, general manager del Centre du Sel, compagnia concorrente dalle ambizioni monopolistiche, Juliette Bourgiot, la direttrice della suddetta azienda e Céline Cordier, biochimica del ministero, che si occupa della salvaguardia dell’ambiente locale. In questa fitta trama di personaggi il ritrovamento di un cadavere non può che scatenare una ridda di ipotesi sul colpevole, ma non mancheranno altri colpi di scena (non ultimo un secondo omicidio, di cui però tacciamo i particolari), inaugurati dall’effettivo ritrovamento di alcune notti blu, che però non sembrano aver contenuto alcunché. La ricerca della verità, oltre ad un intricato percorso, passerà anche dalla necessaria scoperta di quei luoghi per Dupin, sempre interrotto durante i suoi pasti (mai che riesca ad assaggiare le pietanze tipiche o a gustarsi il suo amato caffè in santa pace) dal commissario Rose che, come guidata da una telepatia misteriosa, ha la curiosa capacità di sapere sempre dove si trovi il suo omologo. Per chi ha fatto dell’individualità il suo cardine, oltre che il proprio mantra, dividere le informazioni e i metodi investigativi con un suo pari grado non rappresenta certamente il massimo della naturalezza. Ma la Bretagna regala sempre scorci affascinanti e leggende dai significati nascosti, capaci di tranquillizzare anche l’animo più inquieto e regalare la chiave (seppur criptica) per la risoluzione dell’enigma.

Nell’universo del giallo in cui dominano le sfumature e i metodi d’indagine, l’attenzione si concentra (quasi) sempre su chi indaga e incarna la razionalità o, almeno, la capacità di sbrogliare una matassa inestricabile. Dupin, il commissario parigino trapiantato in Bretagna, è un’unione di raziocinio e poesia: sempre armato del suo fedele taccuino Clerfontaine, i cui trascrive ogni particolare che gli sembri anche minimamente rilevante, si abbandona poi al fascino degli scorci poetici, della natura incontaminata e dei piccoli paesini. Le due anime, nel romanzo, si alternano e si bilanciano, finendo per creare un’armonia che accompagna il lettore nelle tortuosità delle indagini, stavolta ancor più criptiche del solito. Terzo tassello (dopo “Intrigo bretone” e “Risacca bretone”) per un autore, Jean-Luc Bannalec (tedesco che scrive sotto pseudonimo), che, come il suo alter ego letterario, è rimasto affascinato a tal punto da quella regione da non abbandonarla più, regalandoci scorci dell’incantevole Terra Bianca, con le sue lingue di terra dolcemente in contrasto con le propaggini marine, e spiragli di storia che affondano le proprie radici nei secoli passati.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.