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Storia di un virus: la malattia del bacio

Written by Angela Vivarelli

Bacio
Dammi mille baci e poi cento,
poi altri mille e poi altri cento,
e poi ininterrottamente ancora altri mille e altri cento ancora.
Infine, quando ne avremo sommate le molte migliaia,
li mescoleremo tutti insieme affinchè non sappiamo.
Quanti sono
affinchè qualche malvagio non possa maldocchiare
sapendo che è così grande il numero dei baci.

Così Valerio Catullo, il cantore latino dell’amore vissuto tra l’87 e il 54 a.C. in uno dei suoi più celebri componimenti, ”Cinquecentomila baci” invitava la sua donna, e destinataria della poesia, LESBIA, ad abbandonarsi alle gioie più profonde di Eros riempiendo il suo amato di baci.
Dai tempi dell’antichità a tutt’oggi, il bacio riveste un ruolo insostituibile nella vita relazionale, emotiva, affettiva, erotica dell’uomo tanto che nel 1990 in Gran Bretagna è stata individuata nel calendario la World Kiss Day, la “Giornata Mondiale del Bacio”, presto diffusa in tutto il mondo, con l’obiettivo di ricordare quanto può essere importante un bacio, gesto tra i più universali, simbolici e misteriosi del nostro comportamento.
L’infettivologia dedica al bacio un suo spazio ben delineato nell’ambito di una diffusissima malattia causata da un virus, nota ai più, appunto, come “la malattia del bacio”, scientificamente denominata “mononucleosi infettiva”. Il virus che ne è responsabile è stato scoperto nel 1964 da uno scienziato contemporaneo irlandese, Denis Burkitt, ed è conosciuto come “virus di Epstein-Barr” o più semplicemente “Virus EBV”. Appartiene al gruppo degli herpes virus con i quali condivide il genoma a DNA a doppio filamento racchiuso all’ interno di una complessa struttura “architettonica” di natura proteica, le grosse dimensioni, un notevole peso molecolare, una trasmissibilità esclusiva negli umani.
L’infezione si acquisisce nei primi anni di vita e nei paesi industrializzati colpisce prevalentemente gli adolescenti e i giovani adulti con picco nella fascia di età compresa fra i 15 e i 44 anni, epoca in cui massimi sono i contatti sociali a vari livelli: il virus penetra nell’ organismo ospite attraverso la bocca (via “orale) tramite contatto con la saliva di un individuo a sua volta infetto. Una volta acquisito, inizia il ciclo replicativo nella faringe da dove le particelle infettanti si liberano attivamente infettando la saliva e rendendone possibile la trasmissione verso altri individui con la stessa modalità. Alla colonizzazione del faringe e della saliva fa seguito la comparsa dei sintomi clinici dopo un periodo di incubazione variabile dalle 4 alle 7 settimane: classicamente febbre (talora anche alta, fino a 39°-40°), malessere generalizzato, profonda spossatezza, dolore alla deglutizione dei cibi solidi e dei liquidi, in parte legato all’ intensa infiammazione provocata dal virus stesso, in parte legato all’ingrossamento delle tonsille che appaiono intensamente arrossate e rivestite da fibrina che vi si deposita sopra dando luogo a quadri di pseudo-membrane e a intenso dolore. Contemporaneamente si osserva un ingrossamento dei linfonodi del collo e talora anche delle ascelle e degli inguini che spesso sono dolenti anche alla semplice palpazione; l’altro organo coinvolto nella quasi totalità dei casi è la milza che va incontro a partire dalla seconda settimana dall’ inizio dei sintomi a un ingrossamento graduale e variabile che si risolve abitualmente nelle due successive settimane dal momento della comparsa della sintomatologia ( si parla tecnicamente di “splenomegalia”).
La malattia si auto-limita e guarisce spontaneamente pur potendo avere un decorso lungo sintomatologico (20-30 giorni) senza complicanze nella maggior parte dei casi. Tra le complicanze possibili, menziono la rottura della milza, favorita come sopra spiegavo, da un ingrossamento dimensionale dell’organo che la rende particolarmente fragile e soggetta a rompersi spontaneamente o in seguito a traumatismi anche di piccola entità.
Per quanto riguarda la terapia, ovviamente trattandosi di una malattia virale non ci sono terapie “mirate” ma soltanto rimedi “sintomatici”: primo fra tutti lo stile di vita che deve prevedere il riposo letto/poltrona con astensione da qualsiasi sforzo fisico, l’impiego di anti-piretici/antidolorifici come ad esempio il paracetamolo e talvolta può essere indicato l’uso di blande, modeste quantità di cortisonici soprattutto nell’ottica di alleviare i disturbi della deglutizione legati all’ingrossamento delle tonsille sopra menzionato.
E’ raccomandato che il soggetto malato non faccia scambio con altri di stoviglie, quali ad esempio bicchieri, cucchiai, o di bottiglie in precedenza da lui utilizzate per bere e che non compartecipi con altri cibo di qualsivoglia natura (tutti esempi di “veicoli” potenziali trasmettitori di infezione) In caso di convivenza è buona regola isolare lo spazzolino da denti in contenitore a parte onde evitarne il contatto delle setole con quelle di altri conviventi Raccomandata, naturalmente, una vita di relazione “formale” evitando i baci. Infine, è assolutamente raccomandata l’astensione da qualsivoglia attività sportiva praticata a livello agonistico e non e l’uso di bicicletta/o motorino come mezzi di spostamento per l’alto rischio di rottura di milza in caso di cadute, urti accidentali, incidenti.

Bibliografia : Caio Valerio Catullo “ Carme V “ dal libellus
A.J. Zuckerman “Virologia Clinica”
M. Moroni R. Esposito “Malattie Infettive”

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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