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“I bastardi vanno all’inferno”: la diffidenza è essenziale per la propria sopravvivenza

Written by Simone Baldi

Credits: © Rizzoli

Cosa spinge l’essere umano a fidarsi del prossimo? Esistono condizioni in cui non basterebbero tutte le rassicurazioni possibili a convincere uno scettico o, al contrario, dall’antipatia più profonda può nascere un sentimento di vicinanza. Sono casi estremi, eppure non così inusuali, tanto da essere rappresentati ed esemplificati entrambi ne “I bastardi vanno all’inferno” (Frédéric Dard, Rizzoli, 2021, 189 pp, 14€).

Due uomini condividono una cella di un anonimo carcere. Non si conoscono ma, al loro arrivo, già hanno imparato a detestarsi. Si odiano di un sentimento feroce, ancestrale, alimentato da una diffidenza endemica e immarcescibile. Il Muto che soggiorna in quei pochi metri quadri può solo osservare quei due esseri umani ringhiarsi addosso, senza capire, e poi, nei rari momenti di quiete, prendersi a pugni o fare a botte. Hal e Frank, questi i nomi dei due condannati, non smettono un attimo di sondarsi a vicenda, di capire chi hanno davanti e di porre fine al dubbio che sta rodendo loro in profondità: chi dei due è lo sbirro? Sì, perché uno di loro è un poliziotto, infiltrato per far evadere l’altro (a sua insaputa, ovviamente), ma nessuno sa quale sia, neppure noi che osserviamo la scena dall’esterno, né tanto meno il Fetente, l’odioso secondino che li ha presi di mira, prima avvertendoli e poi pestandoli ripetutamente, nel tentativo di ribadire la sua autorità. Eppure, queste continue schermaglie, queste liti senza fine, invece di spingere i due uomini sempre più lontano, creano uno spiraglio, un territorio in comune su cui seminare e far germogliare un’idea impossibile: la fuga. Serve unità d’intenti, decisione e collaborazione. Ma quando la posta in palio è la propria vita, le divergenze possono essere (temporaneamente) accantonate. Con un piano ben attuato i galeotti riescono ad evadere, ma durante l’azione Frank rimane ferito agli occhi, tanto da non riuscire più a vedere nulla e temere di aver perso definitivamente la vista. Grazie a una barca abbandonata prendono il mare, tranne poi tornare verso la costa e decidere di nascondersi in qualche luogo più appartato. Imbattutisi in una casa durante il loro vagare, si imbattono in una casa dove si sta svolgendo una festa e, scoperti dalla padrona di casa, la costringono ad aiutarli, con vestiti puliti e una medicazione per la ferita di Frank. Ripresa la fuga sulla spiaggia le forze sembrano venire meno, sia per la stanchezza sia per l’adrenalina che sta, ormai, scemando. I loro ultimi sforzi sono compiuti nel tentativo di raggiungere un’isoletta abbandonata, su cui però trovano un capanno dove riposarci, isolarsi e attendere la fine delle ricerche della polizia. Gli occhi di Frank, dopo un inatteso miglioramento, ricominciano a peggiorare e con loro anche la tranquillità tra con Hal. I battibecchi riprendono, l’acredine sale e la loro alleanza sembra vacillare. Ma sarà solo con l’arrivo di un’altra, inaspettata persona, che l’idillio rischierà di rompersi definitivamente, facendo riesplodere le loro inconciliabilità e i sospetti accantonati, fino all’ultimo, impensabile gesto.

Pièce teatrale, chiaramente riconoscibile dallo stile e la struttura narrativa, poi adattata a film e solo successivamente trasformata in romanzo, “I bastardi vanno all’inferno” è un noir scritto sì nel 1956, ma che risulta attualissimo e non risente troppo del tempo che è passato. Una storia che indaga la natura umana e scava nelle sue pieghe più profonde, mettendo a nudo le diffidenze che ci mettono in guardia di fronte al prossimo, ma rivelando anche quel legame, apparentemente inspiegabile, che unisce due persone opposte sotto ogni aspetto. Una serie di eventi veloci arricchiti e al tempo stesso rallentati dai dialoghi, vero punto forte della narrazione, in cui il lettore proverà a intuire chi sia chi. Inutile però tentare di smascherare sia il poliziotto perché, fino alle ultime pagine, il mistero rimane irresolubile.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.