Medicina

Gastroenterite, una fastidiosa compagna di viaggio

Written by Angela Vivarelli

La gastroenterite acuta rappresenta, come confermano dati statistici, il problema maggiormente rappresentato nella “rosa” delle, molteplici e varie, patologie che affliggono il viaggiatore, soprattutto se diretto ai tropici, dove il clima, il caldo e la scarsità delle condizioni igienico-sanitarie facilitano la proliferazione e la diffusione dei microrganismi infettanti. Il quadro clinico, tipico nella sua manifestazione, dominato da febbre, comparsa del disturbo gastrico e dolori addominali intensi e diffusi, è talmente stereotipato e sempre uguale da poter essere identificato con l’appellativo popolare di “D… del turista” o “D… del viaggiatore”. Con questa terminologia si sottolinea il legame stretto temporale e causale con un viaggio in regioni del mondo dove sono endemici batteri e/o parassiti” sconosciuti” nei paesi industrializzati. L’individuo che li ingerisce attraverso cibi o bevande contaminate, ne rimane colonizzato a livello del tratto gastro-enterico con disturbi debilitanti per la febbre talora elevata e le alterazioni intestinali con episodi di evacuazioni, spesso numerose, nell’ambito della giornata. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi la sintomatologia ha breve durata, 24-48 ore, e si conclude spontaneamente: il meccanismo che la supporta è uno “shift” batterico, ovvero una colonizzazione massiva dell’intestino da parte di batteri “autoctoni” in quella determinata area geografica, che rende conto della comparsa di sintomi talora anche molto gravi.

Le cause
Le più frequenti cause della gastroenterite “del viaggiatore” sono rappresentate da batteri. Essi, una volta introdotti nell’organismo veicolati con il cibo, superano lo stomaco, raggiungono l’intestino, iniziano a proliferare a questo livello producendo danno sulla mucosa intestinale attraverso la produzione di tossine potenti capaci di produrre infiammazione e danni ulcerativi che possono raggiungere stadi di estrema gravità.
Meno frequentemente coinvolti sono i virus (adenovirus, i rotavirus, i calicivirus) e i protozoi quali l’Ameba e la Giardia.
Gli alimenti più frequentemente causano questo sono la carne bovina poco cotta e le verdure consumate crude, lavate con acque contaminate. Le persone che ne rimangono vittime, durante la malattia possono trasmettere l’infezione a terze persone attraverso l’uso dei servizi igienici a comune o attraverso le mani non sufficientemente deterse.

La clinica e i sintomi
La sintomatologia è stata precedentemente descritta. Nelle forme più gravi possono insorgere se non opportunamente stati di disidratazione che possono instaurarsi nel giro di poche ore dall’insorgenza del quadro. Concomitano profonda spossatezza, artromialgie diffuse, disappetenza e talora anche vomito profuso con dolore allo stomaco. Nei giorni immediatamente antecedenti l’esordio del quadro clinico possono essere presenti sintomi “prodromici” quali la nausea e i “gorgoglii” all’addome.
La sintomatologia solitamente insorge entro le prime due settimane dall’inizio del viaggio e si risolve in 2-3 giorni. Nella fase florida i malati sono del tutto incapaci di svolgere le normali, routinarie attività quotidiane per almeno 24 ore.

Quali i rimedi?
La presenza di febbre più o meno elevata rende indispensabile l’impiego di antipiretici, quali la Tachipirina che rientra quali molecole di primo impiego nel ”l kit sanitario da viaggio” che ogni viaggiatore dovrebbe premurarsi di preparare prima della partenza.
Oltre il contenimento della febbre, è importante, soprattutto se si tratta di bambini piccoli, provvedere al reintegro dei liquidi e dei sali persi con il disturbo e, se presente, con il vomito: è raccomandata l’assunzione di acqua, thè zuccherato o succhi di frutta. Esistono, inoltre, proprio per questo impiego specifico, degli integratori i dietetici acquistabili in Farmacia come prodotti di banco sottoforma di polvere da sciogliere nell’acqua o sottoforma di soluzioni liquide “bilanciate”. Sono soluzione di pronto impiego, bilanciate in quanto contengono nelle giuste proporzioni zuccheri, acqua e sali: è buona regola munirsene di una determinata quantità prima di partire soprattutto se la meta di destinazione è un paese geografico a risorse limitate ove non è scontata la presenza di una farmacia. Se il quadro è persistente e aggravato da febbre continua ed elevata o anche in presenza di vomito è necessario ricorrere alla somministrazione di l Soluzioni Reidratanti bilanciate per via endovenosa a cura di personale sanitario presente al punto più vicino di Pronto Soccorso.
Prezioso è l’uso degli antibiotici nelle situazioni protratte oltre le 48 ore: particolarmente indicata per la specificità di azione a livello intestinale è la rifamixina (nome commerciale Rifacol) che è sempre consigliato da tenere in valigia, di facile assunzione (sono compresse) e di sicura efficacia. Importante è annotarne la posologia chiedendola al medico prima di partire. È sconsigliato l’impiego di antidiarroici (contrariamente all’opinione popolare).

Come prevenire il disturbo per viaggiare in sicurezza
La prevenzione della gastroenterite si basa sull’osservanza di norme igieniche “universali”, ovvero valide ogni qualvolta si debba affrontare un viaggio, soprattutto in zone tropicali.
La prima raccomandazione è evitare, in ogni situazione, l’utilizzo a bere di “acqua di fonte” durante i pasti e di ricorrere sempre all’acqua in bottiglia, naturalmente assicurandosi che sia sigillata: l’acqua dei rubinetti può essere contaminata batteriologicamente. L’acqua imbottigliata va utilizzata non soltanto per bere ma anche per lavarsi i denti e lo spazzolino da denti.
Ai pasti è indispensabile attenersi rigorosamente a semplici regole alimentari evitando il consumo di ghiaccio e di verdure crude e carne cruda o poco cotta.
Le verdure cotte e bollite e la carne ben cotta non rappresentano veicolo di infezione in quanto il calore della cottura elimina la maggior parte dei microorganismi coinvolti, provvedendo alla sterilizzazione degli alimenti. È altresì raccomandato l’astensione dal consumo di uova crude, di latte non pastorizzato o comunque non bollito e di frutta non sbucciata. Sono esempi di alimenti che possono essere contaminati, lavati con acque batteriologicamente inquinate e pertanto da evitare.
Sono da evitare anche i gelati artigianali: i gelati sicuri sono quelli confezionati
Una osservazione a parte in aggiunta a tutto questo riguarda il consumo di frutti di mare crudi quali cozze, mitili, ricci di mare che, oltre i batteri entero-colitici, possono essere veicolo di una tipologia di epatite acuta: l’epatite virale da virus “A”. Il sintomo di esordio è la comparsa dell’ittero, ovvero della colorazione giallastra della cute e delle sclere con contestuale emissione di urine scure e talora febbre elevata.
Il virus dell’epatite HAV un virus particolarmente diffuso nei paesi in via di sviluppo in grado di sopravvivere in acque infette e soprattutto nelle acque reflue dagli impianti fognari e nei canali di scolo fino anche a dieci mesi.
Tra le raccomandazioni comportamentali, il lavaggio accurato e ripetuto delle mani è un altro mezzo di prevenzione/propagazione delle infezioni gastro-enteriche: con le mani accidentalmente può capitare di toccare occhi, viso o bocca e di veicolare a questi livelli indesiderati batteri
Il lavaggio delle mani va effettuato prima di consumare qualsiasi pasto e soprattutto ogni volta che si utilizzano i servizi igienici. Il lavaggio va effettuato con il sapone, meglio se liquido ed erogato da flacone dosatore, applicato su entrambi i palmi delle mani, sul dorso e negli spazi interdigitali, strofinando per 40-60 secondi., e risciacquando.
In mancanza di acqua corrente, una buona alternativa all’ acqua e sapone è rappresentato dalle soluzioni igienizzanti per le mani a base alcoolica che debbono esser usati a mani asciutte e considerati valido presidio igienico-sanitario in tutti gli spostamenti.

Bibliografia
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About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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