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“La sposa del mare”: il sogno della libertà può trasformarsi in un incubo

Written by Simone Baldi

Credits: © NNEditore

Andare per mare in barca a vela chiude necessariamente in un isolamento forzato, in cui gli unici compagni sono gli altri passeggeri e i propri stessi pensieri che, inevitabilmente, entrano in contatto e in collisione con quelli degli altri. Capita così, in questa dimensione sospesa, di concentrarsi maggiormente sulle proprie idee, mettendo a fuoco questioni di lunga data, rielaborando il proprio passato e ciò che ci ha condotto fino a quel preciso momento. La libertà diventa allora una condizione mentale, più che fisica, come dimostra “La sposa del mare” (Amity Gaige, NNEditore, 2021, 346 pp, 18€).

Michael Partlow è un assicuratore sulla quarantina, sua moglie Juliet una ricercatrice appassionata di poesia. Il loro matrimonio, come quello di molti altri, procede costellato da molti problemi. Un giorno, per dare una sterzata alla monotonia di una vita che non sembra più riservare sorprese né soddisfazioni, decidono di staccare per alcuni mesi dalla loro quotidianità, acquistando una barca a vela, ribattezzandola come la sua sposa e salpando dalle coste statunitensi, per girovagare nell’America Centrale. Potrà apparire una pazzia, soprattutto perché con loro ci sono Sybil, la loro figlia di sette anni, e George, di nemmeno due anni, chiamato affettuosamente da tutti, per i disastri che combina, Pasticcio. L’idea è stata di Michael, è lui l’appassionato di vela e il fulcro dell’azione in famiglia. Juliet è riflessiva e cerebrale, si è lasciata tirare dentro ma senza sentirsi coinvolta totalmente. Questa è solo l’ultima delle loro divergenze. Così, nei primi tempi per mare, mentre lui sistema e controlla tutto maniacalmente, lei dà una mano e cerca di imparare, sotto lo sguardo attento e vigile del marito, che vorrebbe renderla padrona del mezzo e dei suoi segreti. E i bambini? Sono contenti matti, ovviamente! Come in un parco giochi acquatico, si divertono con i mille compiti e le stranezze di una vita lontano dalla terraferma, alla scoperta di pesci, isolette sperdute e gente agli antipodi della loro abitudine. Eppure, il racconto di questo fuga dalla civiltà che ha il sapore dell’idillio ha inizio con Juliet chiusa nel suo armadio a muro, incapace di uscirne, stretta tra le cose di Michael, che racconta la sofferenza e lo strazio di essere a casa da sola, con i bambini, senza più il marito. Ma lui dov’è? Che fine ha fatto? L’intuizione della sua scomparsa si trasforma in breve nella certezza della sua dipartita. Manca di conoscere il come e il quando, se la sua morte sia avvenuta in mare o al loro ritorno. Per capirlo, Juliet (e noi lettori) affronta e legge le pagine del diario di bordo, che si inframezzano al suo racconto dell’accaduto, che il marito ha scritto durante la loro navigazione, ripercorrendo così gli eventi del loro viaggio, che da tranquilla vacanza si è trasformato in un incubo a occhi aperti. E mentre, con pathos crescente, ci si avvicina alla soluzione dell’enigma, vengono a galla molte altre questioni, che palpitavano sotto l’apparenza di una normale esistenza. L’idillio di una libertà totale è screziato, come la schiuma sul ciuffo dell’onda, da conflitti irrisolti tra moglie e marito, così come da insoddisfazioni personali capaci di riverberarsi sul loro rapporto. Col procedere della confessione di Juliet il fuoco della narrazione si sposta verso un momento traumatico nel suo passato, che ha condizionato prima la sua vita, negandole la libertà di un’esistenza priva di dolore e limitazioni, e poi il suo essere madre. Ma nel diario non sono contenute solo le sue ultime parole, ma anche i suoi pensieri più segreti, le sue sensazioni più intime e anche, proprio alla fine, la chiave per decifrare un ulteriore mistero, portato a galla dall’arrivo di due poliziotti a casa Partlow. Cosa avrà fatto davvero Michael?

Romanzo psicologico e d’azione, che contrappone due modi antitetici d‘intendere e vivere la vita: attendista e indolente Juliet, energico e volitivo Michael. Non sempre la soluzione dei problemi si ottiene con l’approccio opposto a quello che si è fino a quel momento messo in atto ma, d’altronde, la vera follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi un risultato diverso. Quindi, perché non tentare? Ecco, dunque, cosa spinge Michael ad abbandonare le secche della loro monotonia quotidiana per tentare qualcosa in grado, se non di risolvere, almeno di smuovere l’apatica chiusura della moglie, rivoluzionando così le loro esistenza e restituendogli quella libertà perduta da tempo. Ma quando i limiti sono essenzialmente e principalmente nella nostra mente, difficilmente lo spazio o le condizioni esterne posso ridarci indietro qualcosa che noi stessi abbiamo chiuso ermeticamente in un luogo irraggiungibile. Molti gli spunti e i temi trattati (anche se non con uguale intensità e profondità): lo straniamento del trovarsi soli in mezzo al mare, la percezione dei propri limiti, l’incapacità di elaborazione dei traumi, le dinamiche matrimoniali, la scoperta di una distanza mentale, nonché emotiva, incolmabile e la paura di fallire. I cambi di direzione narrativa, esemplificati perfettamente dal doppio filone del racconto di Juliet e del diario, proprio come i salti di vento conducono il lettore da un dramma famigliare alla suspense per il destino di Michael che, da dipartito diventa la chiave per l’ultimo, inaspettato enigma della storia.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.