Letti per Voi

“All’orizzonte”: le parole ci aprono nuovi e inesplorati scenari

Written by Simone Baldi

Credits: Bollati Boringhieri

Nel nostro percorso di crescita sentiamo di dover prendere decisioni inusuali, percorrere strade nuove, esperire quanto più possibile, senza timore dell’errore o del fallimento. Ciò, se non ci renderà persone migliori, almeno aumenterà il nostro bagaglio personale. Ma quando, nel nostro cammino, si incontrano spiriti affini, capaci di trascendere le differenze, sentiamo risvegliarsi a nuova vita una parte di noi, capace di sollevare quel velo opaco che ci impediva di vedere chiaramente l’ordito del mondo, come ne “All’orizzonte” (Benjamin Myers, Bollati Boringhieri, 2021, 238 pp, 16,50€).

Nell’estate del 1946 l’Inghilterra reca ancora su di sé i postumi della seconda guerra mondiale: povertà e razionamenti, quella tangibile ristrettezza da cui si fa fatica a liberarsi. Robert Appleyard è un sedicenne figlio di minatori del nord, già relegato al destino che lega i suoi predecessori a lui. Perciò, come un ultimo afflato di libertà, decide di trascorrere quei mesi scoprendo la natura e le regioni a sud, in cerca di ispirazione e di quella vita che gli manca. Percorre così la vegetazione, le colline e spazi a lui sconosciuti, fino a giungere in un piccolo paesino in riva al mare nel nord dello Yorkshire. Quello specchio d’acqua è un’attrazione irresistibile, un passaggio obbligato verso altre scoperte: un presagio e una promessa. Lì, mentre esplora la zona rurale, si imbatte per caso in un’abitazione isolata, protetta da un cane lupo all’apparenza feroce. Ma, come quasi sempre accade con le prime impressioni, si rivelerà errata. Butters, questo il nome della bestia, si rivela invece essere un docile e affettuoso compagno. A mostrarglielo è Dulcie Piper, la sua scontrosa ed eccentrica proprietaria, nonché tenutaria della casa nel cui giardino Robert si era sistemato, con la sua tenda. Quell’estranea è diversa da tutte le persone che il ragazzo abbia mai incontrato prima: schietta e diretta, non si formalizza né si vergogna a dire ciò che pensa. In quel luogo appartato, lontano dalla vita civile, sembra di stare in un altro mondo, dove le ristrettezze dei razionamenti non sono giunte, sconfitte invece da una dispensa stracolma di ogni genere di alimenti che si possano immaginare, condite da un pizzico di fantasia per ciò che la natura ha da offrire. La sosta di una notte si tramuta velocemente in giorni, in cui il taciturno e intimorito Robert si lascia istruire da Dulcie, anche per la grande differenza d’età che divide la sua fanciullezza dalla maturità di quella donna così restia a parlare di sé ma che, invece, riesce a scavare così bene nella sua vita, mostrando interesse e apprezzamento per l’intelligenza di un ragazzo sì di bassa estrazione sociale, ma dall’intelletto acuto e vivido. Sono momenti di scoperta e rivoluzione interiore, di nuove e stimolanti esperienze, che Robert ripaga eseguendo dei piccoli lavoretti domestici e in giardino, in cambio di squisito cibo e dell’alcool, entrambi un’ulteriore scoperta. Al fondo di tutto, rimangono sempre molte zone d’ombra nella vita della sua mecenate, e tanti punti da chiarire, vista la sua reticenza a parlare di sé e del suo passato. Eppure, nonostante la piacevolezza di quel luogo, se lui vuole perseguire il suo intento, deve riprendere il cammino. Con dispiacere, è giunto il momento dei saluti. Il viaggio lo chiama e lui lo asseconda, non prima, però, di aver portato con sé alcuni libri che Dulcie gli ha donato. Finalmente, dopo giorni di piacevole isolamento, riesce ad arrivare al mare, a baia, come dicono da quelle parti, e l’incontro con quella massa potente e vitale lo fortifica ancor di più. Tuttavia, nel giro di poco, e in modo del tutto indipendente dalla propria volontà, si ritrova nuovamente a casa di Dulcie, in cui, stavolta, decide di sistemare il piccolo cottage dismesso che sta per essere inglobato dalla vegetazione. Le sue giornate trascorrono così tra la manualità dei gesti e le conversazioni con quella donna molto più grande di lui, che sembra però avere il potere di annullare la discrepanza dei loro anni, illuminandogli prima nuovi modi di guardare il mondo e poi spingendolo, non sempre con savoir-faire, a riflettere e allargare i propri orizzonti. È un’amicizia, un sodalizio, una scoperta reciproca, da cui entrambi traggono giovamenti e piacere: Dulcie lenisce il suo isolamento volontario, di cui non parla ma in cui si percepisce esserci un muto dolore, e Robert scopre nuovi modi di guardare e intendere la realtà, abbandonando la sua condizione di banale provinciale. Ed è proprio in uno di quei momenti, che arriva la chiave di volta: tra le cianfrusaglie del capanno, il ragazzo rinviene un vecchio dattiloscritto, redatto da una certa Romy Landau, contenente diverse poesie. Ma chi è lei? Lui non la conosce né Dulcie sembra essere ansiosa di parlarne. Col tempo, prima leggendo i suoi scritti, e poi riuscendo a farsi raccontare dalla donna un pezzo del suo doloroso ed ermeticamente chiuso passato, svoltosi solo sei anni addietro, Robert imparerà prima ad amare la poesia e poi anche altre, ben più importanti verità sulla natura umana.

Romanzo di formazione, narrato in prima persona con l’innocenza e la voglia di scoperte nuove tipicamente adolescenziali, ma capace di unire le vicende di un piccolo angolo rurale con questioni esistenziali senza tempo né spazio. Il lirismo delle descrizioni, così come la minuzia delle sensazioni rivelate, ci conduce in un luogo intimo e personale, il cui il mondo è il riflesso dello sguardo e delle emozioni prima di Robert e poi di Dulcie. Quell’empatia immediata che entrambi provano, fin dal primo contatto, prosegue senza sosta, trasformandosi lentamente in un legame che, inevitabilmente, li condurrà a una salda amicizia. Interessanti e profonde le riflessioni sulla poesia, sul valore che le parole hanno nelle nostre vite e sul loro potere di cambiarci, di aprirci orizzonti e prospettive sterminate, che poi, però, dovremo avere il coraggio e la forza di sopportare. L’acutezza di spirito e la sensibilità sono qualità innate, ma con la giusta guida, come vediamo, possono orientarsi e affinarsi ancor di più, elevando il nostro spirito e rendendoci persone migliori. L’amore per la vita, rappresentato anche dalla sua ricerca in ogni forma possibile (da quella naturalistica fino a quella culinaria) è un altro dei temi conduttori della storia.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.