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“Le cose della vita”: l’inevitabilità dell’imprevedibile

Written by Simone Baldi

Credits: L’Orma Editore

Spesso abbiamo l’impressione che ciò che ci accade sfugga al nostro controllo, e che il caso (o il destino, se preferite) giochi un ruolo fondamentale tanto nello svolgersi degli eventi quanto, soprattutto, nelle loro dirette conseguenze. Provare a calcolare ciò che non può essere previsto fino in fondo sembra un’equazione impossibile da risolvere, con troppe variabili e senza alcun risultato certo. Ciò non toglie, tuttavia, che proprio in quei momenti si possa acquisire una maggior lucidità e un raziocinio in grado di portarci verso, se non la, almeno una soluzione, come ne “Le cose della vita” (Paul Guimard, , 2021, 114 pp, 15€).

In un mattino, sulla strada nazionale che collega Parigi a Rennes, una MG110, una macchina inglese, sta procedendo spedita, tagliando l’asfalto a oltre centoquaranta chilometri orari. La silhouette è perfetta, scivola nell’aria senza attrito e attraversa il paesaggio con grazia. Al suo interno c’è una sola persona, un uomo di una quarantina d’anni, ben vestito e curato, che guida e si lascia trasportare dai propri pensieri. Si tratta di Pierre Delhomeau, un avvocato parigino che si sta apprestando a trascorrere qualche giorno lontano da casa, dove ha lasciato Hélène, sua moglie. Eppure, la donna a cui sta pensando non è lei, ma un suo amore adolescenziale, di quel tempo in cui l’estate era scandita dall’assenza della scuola e le esperienze erano tutte una meravigliosa scoperta: Aurélia. Vaga nei propri pensieri e ripercorre gli anni della sua infanzia e riflette sull’uomo che è diventato, sugli affetti, i legami e il vero valore dei sentimenti. In tasca ha una lettera per la donna con cui divide la vita, ma che adesso, forse in una recrudescenza di indecisione giovanile, sente di non volere più accanto, almeno per qualche tempo. Quella missiva, tuttavia, non dev’essere spedita né tanto meno consegnata. È lì, e per il momento è un memento. La strada si srotola sinuosa di fronte agli occhi del guidatore, sembra lì per lui, per essere percorsa ad alta velocità e affrontata con decisione. Mentre si gode il viaggio decide di accendersi una sigaretta, sta per azionare l’accendi sigari della macchina, ma poi ci ripensa, riportando le mani sul volante. Un gesto istintivo, fulmineo. Due secondi, non di più. Eppure, in quel brevissimo lasso di tempo, accade l’imponderabile: un furgone si immette nella strada principale da una piccola via laterale, proprio mentre un altro furgone sopraggiunge in direzione contraria. Pierre li vede e calcola come riuscire a superare uno ed evitare l’altro senza conseguenze. Una manovra tutto sommato facile e una riuscita sicura. Se non fosse che, in modo altrettanto imprevedibile, il primo furgone si blocca, col motore spento. Lì tutto cambia, l’equazione che aveva immaginato non tiene più e le contromosse che deve mettere in atto sono assai più rischiose. Come se non bastasse, anche l’altro furgone ha un’esitazione, lieve, ma sufficiente perché il risultato di quel nefasto incontro cambi ancora una volta. Un contatto, una sbandata e poi l’auto che finisce, dopo un’impressionante serie di carambole, contro un albero, semidistrutta. Pierre è ancora dentro, svenuto ma con molte ferite, alcune anche gravi. All’arrivo dei soccorsi tutti lo guardano con sgomento, certi della sua morte imminente. Ma l’uomo, dietro le proprie palpebre chiuse, continua a pensare, a sentire ciò che accade intorno a lui e, seppur non conscio fino in fondo della gravità dell’incidente, a tentare di svegliarsi e spiegare l’accaduto. Da quel momento due saranno le narrazioni parallele: gli accadimenti esterni e i pensieri interni a Pierre Delhomeau. Uno spaccato dei ragionamenti di chi, impossibilitato a muoversi ed esprimersi, racchiude però una coscienza vigile e una capacità intatta di raziocinio. Ma basterà la sua mente a svegliarlo da quel sonno immobile in cui sembra essere stato gettato, e salvargli in questo modo la vita, o si tratta solo degli ultimi, residuali palpiti di vita?

“Le cose della vita” è un romanzo intimo e dal pathos vibrante, contraddistinto da questa doppia anima: gli eventi e i ragionamenti. Le idee e i pensieri di Pierre attraversano un’ampia gamma di possibilità: affascinanti e poetici, nostalgici e sognanti, cinici e individualisti, rassegnati e definitivi. Tutta la storia ruota intorno al paradosso della soggettività del tempo, che sembra dilatarsi all’infinito sia durante l’incidente sia dopo, proprio nei momenti di presa di coscienza dell’accaduto, ritornando a contrarsi per essere, alla fine, solo ciò che è: un breve attimo. Impossibile non provare sgomento e claustrofobia per l’uomo che, nel pieno delle sue facoltà mentali, non riesce però ad esprimerle, né tanto meno a far capire agli altri di essere ancora vivo. Una narrazione dal ritmo incalzante, capace di rallentare fin quasi a fermarsi per poi riprendere una velocità folle, capace di catapultare l’azione degli eventi e l’attenzione del lettore in un vortice ipnotico. Chi, per la brevità e la struttura del romanzo, pensi al copione di un film, non rimarrà stupito nell’apprendere che esistono ben due adattamenti cinematografici: uno del 1970, dal titolo omonimo, con Romy Schneider e Michel Piccoli, e un altro del 1994 (assai più discutibile), Intersection, con Richard Gere.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.