Letti per Voi

“Come delfini tra pescecani”: contro i criminali sono d’aiuto anche le proprie stranezze

Written by Simone Baldi

Credits: Salani

Ciascuno di noi ha i propri difetti, così come le proprie stranezze, ma questo non dovrebbe precluderci la possibilità di svolgere il nostro lavoro al meglio. Certo che, quando ad andarci di mezzo è la vita di chi ci sta accanto, le cose cambiano, e non poco. Sarebbe un crimine, tuttavia, perdere il senso della misura e far abdicare l’ironia in favore di un cinismo imperante, perché poi, in fondo, chi l’ha detto che solo le persone serie e che non ridono mai sono in grado di ottenere dei risultati? Ce lo mostra perfettamente “Come delfini tra pescecani” (François Morlupi, Salani, 2021, 416 pp, 16€).

Monteverde è un quartiere tranquillo e signorile. A Roma, nel complesso scacchiere dei municipi e delle zone in cui è divisa la città, quel territorio sembra essere stato risparmiato da ciò che succede altrove. Così, come a rispecchiare quel luogo, anche gli agenti di quel commissariato sono stati scelti, o forse assegnati, per le loro “particolarità”, pensando, così, di destinarli a mansioni meno complesse e dai danni relativi. Il commissario capo, Biagio Maria Ansaldi, è il più preparato del gruppo, poliziotto di lungo corso, un ipocondriaco schiavo delle proprie paturnie, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, che fatica a contenere le sue ansie, riconoscibilissimo per le sue sgargianti scarpe gialle e, dulcis in fundo, patentemente sovrappeso. Il suo braccio destro è l’italo-francese Eugènie Loy e sembra più un automa che un essere umano: abbina un ottimo fiuto per gli indizi e le bugie degli interrogati, ma è incapace della minima empatia con il prossimo e, complice anche la totale assenza di una vita privata, si dedica totalmente al lavoro 24 ore su 24. L’agente scelto Di Chiara è uno sfegatato tifoso romanista, al limite della venerazione per i giallo-rossi, nonché appassionato di cinema coreano e di pellicole d’autore, caratteristica assai bizzarra per un trentenne. Suo coetaneo è William Leoncini, un ragazzo di colore adottato ma più romano degli stessi romani, dal fisico scultoreo e il fascino magnetico per il genere femminile, ormai (però) perdutamente innamorato della propria fidanzata, che si diverte a scherzare e prendere in giro il collega per i suoi (pessimi) risultati a calcetto. Insieme formano, per l’evidente contrasto estetico, i Ringo Boys. Ultima, ma non per importanza (tutt’altro), Eliana Alerami, giovane recluta che studia per diventare ispettrice e fare carriera velocemente, tanto bella quanto inconsapevole della propria sensualità, che ha già fatto strage di cuori, tra cui quello di Di Chiara. Insieme sono la squadra del commissariato di Monteverde. Un po’ strani lo sono, non c’è che dice, ciascuno con le sue idiosincrasie e i suoi difetti, ma tutto sommato sono un buon gruppo. E poi, lì nel quartiere, non succede nulla o quasi, quindi, perché preoccuparsene? Già, peccato che un sabato (non) come gli altri, una telefonata scuota la tranquillità del weekend: Giancarlo Gordi, un anziano pensionato, è stato ritrovato nella propria abitazione, impiccatosi ad una delle travi del soffitto. Ansaldi, quindi, si reca sul posto con Eugènie per constatare l’evidenza del suicidio. Peccato che la sua iper-solerte vice abbia delle strane “sensazioni”, che non la rendono del tutto persuasa dello stato dei fatti. Nonostante tutti, compreso lo scorbutissimo anatomopatologo Righi, si oppongano a quella teoria, le analisi sul cadavere di Gordi dimostrano senz’ombra di dubbio come sia stato drogato prima di essere stato ucciso. Ma chi poteva avere interessi a fare fuori un anziano, benché inviso a chiunque lo conoscesse, dai suoi vicini fino alla donna delle pulizie? Far luce su questo mistero sembra un’impresa, soprattutto per via degli scarsi, scarsissimi indizi a disposizione. Come se non bastasse, un’altra morte quantomeno sospetta, quella di Riccardo Bombardini, ex promessa del calcio romano, aumenta ancor di più le pressioni che il questore Loprieno, diretto superiore di Ansaldi, scarica sul suo sottoposto. I due casi sembrano indirizzarsi verso un cul-de-sac ma, come in tutti i gialli che si rispettino, sono proprio le condizioni più disperate e senza sbocco a fornire le condizioni per un’esile speranza. Basterà una coincidenza vecchia di venticinque anni a condurli verso la soluzione o si rivelerà solo una falsa pista?

Noir divertente, dalle molteplici battute e ironie, che alterna e sovrappone al filo delle indagini. In questo percorso alternato il tono della narrazione passa dal serio al faceto nel breve mutarsi di una frase, intercalata da molte citazioni romanzesche, filosofiche e cinematografiche che i cinque scalcagnati poliziotti ci regalano. A prima vista sembrerebbe che non siano in grado di pervenire a un risultato, chi per difetto chi per eccesso di zelo, finendo per venire sbranati come dei docili delfini dagli squali che si aggirano nei bassifondi romani; eppure, col procedere degli eventi, lentamente il filo viene riavvolto, dando un senso a quegli accadimenti slegati e (apparentemente) indipendenti. Una storia piacevole, adatta sia agli amanti dell’intreccio desiderosi di scovare il colpevole sia a chi desideri un libro scorrevole e coinvolgente, quasi dal ritmo televisivo.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

This site is protected by wp-copyrightpro.com