Senza categoria

Le vitamine: fonte di salute e benessere naturale (seconda parte)

Written by Angela Vivarelli

Credits: “Tavola imbandita” – Henri Matisse – Olio su tela – 1897 – Collezione privata

Il benessere delle cellule che compongono i nostri tessuti necessita del corretto svolgimento di complessi, affascinanti, continui processi biochimici di trasformazione degli elementi nutrizionali essenziali: carboidrati, proteine, grassi che noi assumiamo con un regime alimentare completo e vario. Lo svolgimento di questi processi vitali ed essenziali alla nostra sopravvivenza è legato, in parte, alla presenza nel sangue delle “vitamine”: si tratta di sostanze tra loro eterogenee che svolgono la loro azione in quantità piccolissime e che salvaguardano il corretto svolgimento di reazioni biochimiche indispensabili alla vita. Il termine di “ipovitaminosi” indica la carenza di una o più vitamine nel fabbisogno alimentare e i quadri clinici che ne derivano sono multiformi e vari a seconda del tipo di vitamina coinvolta.
La scoperta e la conoscenza dei meccanismi che esse sovraintendono quotidianamente per il nostro benessere è una delle pietre miliari nella storia della biochimica animale.

Le vitamine: la loro storia viene da lontano
Già fino dall’antichità apparve l’esistenza di una stretta relazione tra dieta e alcune malattie: nel diciottesimo secolo per la prima volta venne impiegato nei bambini l’olio di fegato di merluzzo per curare il rachitismo, malattia causata da difetto di ossificazione legato a ridotto apporto/assorbimento di vitamina D. Fu sorprendente osservare che l’aggiunta di olio di fegato di merluzzo, alimento ricchissimo di vitamina D, nella dieta dei bambini rachitici comportava in breve tempo un netto miglioramento delle malattia e addirittura la pressoché guarigione. Questa osservazione elementare, banale ai nostri giorni, ma assolutamente “illuminante” per l’epoca, comprovò scientificamente l’esistenza di un possibile legame causale tra certe malattie dell’uomo e carenza di fattori nutrizionali nella dieta. Riferendosi all’esempio sopra citato, diremo che l’olio di fegato di merluzzo è ricchissimo di vitamina D: si tratta di una vitamina assolutamente indispensabile all’accrescimento e al buon turn over del tessuto osseo che rappresenta la struttura portante dello scheletro in tutti i vertebrati: una piccola quantità di questa vitamina assunta quotidianamente con il cibo fu sufficiente a garantire il miglioramento in tutti quei bambini malati che a causa di questa importante ipovitaminosi non avevano avuto un accrescimento scheletrico adeguato alla loro età. Da questa osservazione fu formulata l’ipotesi dell’esistenza di un nesso causale tra deficit alimentare e sviluppo di malattie.
Nel 1912 lo scienziato, F.G. Hopkins dimostrò sperimentalmente la veridicità dell’ipotesi avanzata a fine ‘800: gli animali vertebrati per il loro benessere e il corretto svolgimento dei processi biochimici che sottintendono il loro stato di benessere necessitano, oltre che di carboidrati, proteine, grassi anche di altri “fattori”.
Nello stesso anno uno scienziato polacco, Kazimirez Funk, coniò l’appellativo “vitamina” per indicare una sostanza “essenziale per la vita”. Qualche anno dopo un biochimico americano attraverso degli esperimenti sui ratti giovani scoprì che in natura esistevano più vitamine, tutte essenziali come “fattori di crescita”, ovvero assolutamente necessarie all’accrescimento degli individui animali.
Queste prime scoperte portarono negli anni successivi allo sviluppo di una ricerca sistematica finalizzata a identificale, a conoscerne la struttura molecolare, le caratteristiche e le modalità di azione così come oggi noi le conosciamo.

Le vitamine: le attuali conoscenze il loro ruolo nell’omeostasi del nostro organismo
In relazione alla loro solubilità in acqua le vitamine si dividono in due gruppi:” le vitamine idrosolubili” cosiddette perché si sciolgono in acqua e le “vitamine liposolubili” cosiddette perché si sciolgono nei grassi.
Al gruppo delle vitamine idrosolubili appartengono il complesso vitaminico B, che comprende la vitamina B1, B2, B6, B12, la vitamina C, la vitamina H. Al gruppo delle vitamine liposolubili che tratterò nel presente articolo appartengono la vitamina A, la vitamina D, la vitamina E, la vitamina K.

La vitamina A aiuta la nostra vista.

La vitamina A, nota anche come” retinolo”, venne isolata per la prima volta nel ratto e successivamente isolata nei tessuti di tutti i mammiferi. È una vitamina che oserei definire “eclettica” e “poliedrica” grazie ai suoi molteplici, importantissimi meccanismi funzionali con i quali è in grado di preservare i nostri tessuti e apparati. Il ruolo principe e assolutamente peculiare di questa vitamina (interscambiabile con tutte le altre) è il supporto ’ che fornisce alla nostra vista quando ci troviamo in ambienti poco illuminati o durante le ore crepuscolari: stati di grave malnutrizione con questa grave ipovitaminosi possono portare ad un quadro estremo di cecità notturna. Esperimenti su giovani ratti hanno dimostrato che la carenza di vitamina A comporta anche inadeguato accrescimento dello scheletro e del Sistema Nervoso Centrale; inoltre, si aggiungono ispessimento della cute, deterioramento renale, possibilità di disregolazione delle ghiandole endocrine che sintetizzano gli ormoni.

Vitamina A (Retinolo)

Il punto sul suo assorbimento.
La vitamina A ci viene fornita dalla dieta sotto due forme chimicamente ben distinte tra loro: come “retinolo” (ovvero la forma chimicamente definitiva) oppure come “pre-retinolo che è il precursore chimico del retinolo. La differenza tra le due forme è la differente fonte di approvvigionamento: il retinolo lo troviamo nel pesce, nelle uova, nel latte e nei derivati del latte quali il burro e la margarina, il pre-retinolo è diffuso esclusivamente nei vegetali. Ne sono ricchissimi la lattuga, gli spinaci, le patate e dopo. L’assorbimento del pre-retinolo avviene a livello dell’intestino tenue: una volta assorbito, il pre-retinolo è trasformato nella forma definitiva e depositato nel fegato, vero e proprio magazzino di deposito. Quando il nostro organismo ne ha necessità, viene dismesso dal fegato e veicolato nel torrente circolatorio legata a una proteina di trasporto ed esplica le funzioni che necessitano al momento.
L’attività certamente più peculiare della vitamina A, come poc’anzi evidenziato, è l’aiuto che ci fornisce nell’acuità visiva durante le ore crepuscolari e notturne. Semplificando molto la difficoltà dei vari passaggi biochimici utilizzati, diremo che la vitamina A è uno dei costituenti della “rodopsina”. La rodopsina è una proteina strutturale “bastoncelli” fotorecettori della retina deputati a recepire ed elaborare i segnali di bassa intensità luminosa. Quando alla retina arriva un segnale appartenete allo spettro luminoso della luce crepuscolare, la rodopsina cambia rapidamente la sua conformazione chimica grazie alla presenza strutturale di vitamina A. Il cambio conformazionale è un passaggio fondamentale nel processo visivo in questa particolare situazione perché produce l’impulso nervoso che raggiunge la corteccia cerebrale visiva e permette la messa a fuoco di persone o oggetti nella penombra.
Altra funzione è quella di preservare l’integrità della pelle dal fenomeno dell’invecchiamento grazie alla sua intrinseca proprietà antiossidante: la sua carenza determina a questo livello l’ispessimento della cute, il suo inaridimento responsabile di una secchezza che alla lunga può risultare fastidiosa e può rendere indispensabile l’impiego di una crema nutriente. Stessa funzione protettiva è esplicata anche a livello della mucosa di rivestimento di trachea, bronchi, organi dell’apparato gastro-enterico (esofago, stomaco, mucosa ileale e colica): l’integrità mucosale dei vari apparati che essa garantisce a questi livelli ci protegge dall’ aggressione di agenti dannosi quali i batteri, i virus e quant’altro possa penetrarvi nel caso di mancata integrità.
Anche il tessuto osseo dello scheletro e lo smalto dentario beneficiano, soprattutto durante l’accrescimento in età infantile di questa preziosa vitamina nelle tappe di differenziamento cellulare che porterà all’ossificazione delle cartilagini articolar e alla formazione e accrescimento di tessuto osseo.

La Vitamina del Sole
Estate, tempo di mare, tempo di vacanze, e tempo di sole. È noto da tempo immemorabile che l’esposizione al sole per la tanto amata “tintarella”, oltreché rendere piacevolmente dorata la nostra pelle, fortifica in grandi e piccini le nostre ossa grazie all’ azione delle radiazioni ultraviolette che, appunto, se assorbite con regolare e costante esposizione al sole promuovono la sintesi della vitamina D, o colecalciferolo. La vitamina D viene normalmente assorbita con la dieta:la troviamo in grandi quantità nel pesce azzurro (salmone, tonno, sgombro, pesce spada, trota, carpa, sardine, aringhe, ostriche, gamberi), nei molluschi, nella bottarga e nel caviale. L’alimento più ricco in assoluto esistente in natura è l’olio di fegato di merluzzo particolarmente apprezzato e consumato nei paesi scandinavi. Altre fonti alimentari sono la carne bovina, il latte e tutti i derivati del latte quali il burro, tutti i formaggi grassi, e i tuorli d’uovo. Per coloro che hanno intolleranza al lattosio o che seguono una dieta vegetariana o vegana sono consigliati la frutta secca (mandorle, noci), i cereali e la farina d’avena e l’eventuale sua integrazione con integratori specifici.
Piccole quantità di vitamina D sono contenute anche nei funghi e in minor misura negli spinaci, nell’erbetta e nelle bietole: non tutti forse sanno che anche il cacao e il cioccolato fondente ne contengono seppur piccolo, un certo quantitativo.

Vitamina D (colecalciferolo)

La funzione principale della vitamina D è quella di garantire un livello di calcio e di fosforo nel sangue concentrazioni idonee alla salute delle nostre ossa e una ottimale mineralizzazione ossea. Basse concentrazioni di vitamina D nel sangue per denutrizione o malassorbimento a livello intestinale comportano difficoltà di mineralizzazione della matrice ossea e comparsa dei quadri clinici correlati: l’osteomalacia e il rachitismo.
In entrambe le malattie si ha indebolimento diffuso del tessuto osseo con associate alterazioni strutturali più o meno gravi a seconda della gravità dell’ipovitaminosi.
La clinica in entrambi i casi è caratterizzata da deformità dello scheletro in quanto l’osso non è più sufficientemente rigido per supportare il peso del corpo e pertanto si deforma, piegandosi ed esponendosi ad alto rischio di fratture anche spontanee. La diagnosi si basa sul dosaggio di vitamina D, del calcio e del fosforo, mentre la terapia si basa sulla somministrazione di vitamina D per bocca.

La vitamina E: lunga giovinezza delle nostre arterie e salvaguardia della fertilità.
La vitamina E venne identificata per la prima volta negli oli vegetali contenuti nel germe di grano. Il nome scientifico della vitamina E è “tocoferolo”, una parola di etimologia greca che significa “nascita”.

Vitamina E (tocoferolo)

La denominazione, certamente non casuale, si riferisce alla stretta correlazione fra questa vitamina e la sua capacità dimostrata nei ratti giovani di favorirne la fertilità. Studi recenti hanno scientificamente dimostrato che essa ha effetti benefici sulla qualità del liquido seminale dei mammiferi e degli spermatozoi migliorandone la motilità e il numero.
Inoltre, agisce quale potente antiossidante in quanto blocca i processi di ossidazione degli acidi grassi insaturi contenuti all’interno delle membrane delle nostre cellule e protegge le membrane delle nostre cellule dagli effetti dannosi prodotti dai radicali liberi dell’ossigeno. È fonte di salute per i nostri vasi sanguigni esplicando attività anti-aggregante e vasodilatatrice.

Dove trovarla?
Essendo liposolubile, la vitamina E si trova soprattutto nei grassi e le sue fonti principali sono vegetali: oli (soia, mais, girasole) e margarina, frutti oleosi (noci, nocciole, mandorle…), semi (girasole…), germi di cereali integrali.
La frutta e la verdura rappresentano la seconda fonte di vitamina E. La sua concentrazione in questi alimenti non è molto alta, ma date le porzioni che se ne consumano l’apporto è tutt’altro che trascurabile: tra il 12 e il 18% della vitamina E che assumiamo proviene proprio da frutta e verdura.

La vitamina K: un reale salvavita
La vitamina K è un fattore assolutamente indispensabile nel complesso processo di coagulazione del sangue:la sigla del suo nome è l’abbreviazione di “Koagulation vitamin” come la definì il biochimico danese che la scoprì e la studiò all’inizio del XX secolo.
È contenuta principalmente nella verdura a foglia verde quale: insalata verde, il cavolo, gli spinaci, la lattuga, i broccoletti e in minor misura nei legumi e in certi frutti quali mirtilli e fichi; una quota parte è sintetizzata a livello intestinale grazie all’azione del bioma qui rappresentato.
Essa possiede un ruolo chiave nella cascata di reazioni chimiche che portano alla formazione del coagulo tutte le volte che nel nostro organismo si verifica un sanguinamento: una carenza di vitamina K comporta una coagulazione difettosa e un aumentato rischio di sanguinamento in chi ne è affetto preannunciato dalla facilità di comparsa di lividi ed ematomi. Le sedi maggiormente interessate sono le mucose di rivestimento dell’apparato gastro-enterico e delle vie urinarie (epistassi, emorragie gastro-intestinali, emorragie a carico dell’apparato urinario).
È doveroso specificare che molte malattie cardio-vascolari e neurologiche ischemiche, nella fase del post-acuto, richiedono l’uso continuativo di farmaci anticoagulanti di cui quello più antico è il warfarin. Il warfarin contrasta l’efficacia e l’azione della vitamina K dovendo favorire l’azione coagulativa-antitrombotica in chi è ad alto rischio di iper-coagulabilità. È indispensabile, pertanto, che tutti i pazienti ai quali è prescritto abbiano un regime dietetico personalizzato e che conoscano a fondo quali sono gli alimenti concessi e quelli da evitare proprio per evitare che l’azione curativa dell’anticoagulante sia annullata dalla vitamina K contenuta nell’elenco di alimenti sopra riportato.

Le vitamine a tavola
Da questa brevissima rassegna si può capire che un organismo in buon stato di salute non necessiti di integrare il nostro fabbisogno quotidiano ricorrendo ai tanto pubblicizzati (fin troppo!) “integratori”! Già la natura ci mette a disposizione una serie infinita di combinazioni alimentari che ci approvvigionano questi preziosi, insostituibili elementi.
Una dieta equilibrata che preveda le giuste proporzioni di frutta, verdura, carni, pesce garantisce a un organismo in buon stato di salute un mix salutare di naturale di benessere che rende superfluo l’acquisto di prodotti chimicamente preconfezionati.
Dobbiamo ricorrere ad integrarle in situazioni para-fisiologiche quali la gravidanza e l’allattamento e in situazioni patologiche (tutte le patologie a carico dell’apparato gastro-enterico che ne ostacolano l’assorbimento o patologie oncologiche.
Anche diete sbilanciate ipocaloriche, vegetariane o vegane che comportano l’esclusione di certi alimenti predispongono al forte rischio di incorrere in un quadro di ipovitaminosi:in questo caso è pertanto raccomandata a chi le segue l’introduzione di integratori multivitaminici e di sali mineraliche sopperiscano a quelle carenze alimentari che con il tempo possono portare a quadri di franca patologia.

Bibliografia:
Albert L. Lehninger: Vitamine e coenzimi in “Biochimica” pag. 299-314
EpiCentro Istituto Superiore di Sanità -Vitamine-
R. Nemni-N. Canal: Neuropatie- in “Manuale di Medicina interna Sistematica” pag. 1333-1339
Unità Operativa Igiene degli alimenti e della nutrizione-Ufficio Educazione alla Salute-Azienda ASL Pistoia-

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

This site is protected by wp-copyrightpro.com