Medicina

La Sindrome Metabolica

Written by Angela Vivarelli

Il miglioramento della qualità della vita nei paesi industrializzati, soprattutto in termini di scelte nutrizionali che ci vengono offerte e del raggiungimento di un comfort di vita qualitativamente elevato, ha portato in quest’ultimo ventennio a un documentata longevità. Tuttavia, l’abbondanza e la varietà del cibo che contraddistinguono le nostre tavole e la sedentarietà di gran parte delle moderne attività lavorative – che ci costringono a stare seduti per tante ore del giorno -, hanno prodotto, come risvolto negativo del benessere, la cosiddetta “sindrome metabolica” definibile anche come “sindrome del benessere dei paesi industrializzati”.
Descritta per la prima volta agli inizi del ventesimo secolo, la sindrome metabolica è contraddistinta da parametri biomedici standardizzati che la individuano e la caratterizzano sia negli uomini, sia nelle donne di età adulta.
Si parla di “sindrome metabolica” davanti a sovrappeso corporeo con distribuzione del grasso a livello endo-addominale e/o obesità con contestuale:
– aumento dei valori di glicemia a digiuno (>100mg/dl.)
– aumento dei valori di colesterolo LDL(>115mg/dl) e di trigliceridi ematici (>150mg/dl)
– aumento dei valori pressori sistolici e diastolici (>135/85mm/hg.)
Al di là del semplice elenco descrittivo, il messaggio di fondo che desidero evidenziare è che, se misconosciuti e non corretti con strategie comportamentali adeguate, questi elementi costituiscono l’innesco per l’aterosclerosi e il diabete mellito: se non riportati entro valori di range di normalità, aprono la strada al rischio di malattia cardiovascolare (angina pectoris, infarto del miocardio, morte improvvisa) e di ictus cerebrale con tutte le sequele neurologiche più o meno gravi correlate.
La conoscenza di tutto questo motiva e supporta l’esecuzione periodica di prelievi ematici (vedremo in seguito quali sono indicati e utili), la scelta di alimenti sani ed equilibrati e l’impegno a eseguire un’attività fisica il più possibile costante e quotidiana basata su esercizi in aerobiosi.

La sindrome metabolica: da dove iniziare?
L’ OMS ha ufficialmente riconosciuto il ruolo di centralità nella genesi della sindrome metabolica in due fattori cardine: il sovrappeso corporeo e l’insulino-resistenza. Il sovrappeso indica l’aumento del peso corporeo oltre il range di normalità: in base al peso corporeo un individuo può essere sottopeso- normopeso-sovrappeso-obeso quando il suo peso supera il 30% dell’ottimale.

L’obesità è una vera e propria malattia: si divide in obesità di primo-secondo-terzo grado a seconda dell’entità del peso in eccedenza rispetto all’atteso.
Un parametro semplice da ricavare e attendibile per valutare la normalità o meno del nostro peso corporeo è il BMI acronimo di “Body Mass Index” (letteralmente: indice di massa corporea) un dato biometrico utilizzato per conoscere il nostro stato di peso forma. Il Body Mass Index si ottiene facendo il rapporto tra il peso corporeo e l’altezza al quadrato.

L’insulino-resistenza indica quella situazione patologica in cui c’è una riduzione di sensibilità dei tessuti all’azione ipoglicemizzante dell’insulina. Essa è legata a fattori genetici, ereditari, ambientali. Tra i fattori ambientali il primo posto è occupato da un regime alimentare non equilibrato, ricco in carboidrati raffinati, semplici e in grassi animali e dalla carenza/assenza di attività fisica con contestuale sedentarietà. Altre cause più modernamente riconosciute come fattori scatenanti l’insulino-resistenza sono le terapie croniche a base di farmaci corticosteroidi e l’infezione da virus dell’epatite HCV.

Un breve passo indietro
L’insulina è un ormone secreto dalle cellule Beta di Langerhans situate nel pancreas che ha il ruolo prominente nel mantenimento di valori di glicemia ematica a digiuno attorno a 100mg/dl. assieme al glucagone. In presenza di diete sbagliate o di secrezione esagerata di adrenalina e cortisolo, come accade in situazioni di grande stress psico-fisico, i tessuti del nostro organismo diventano meno sensibili all’azione dell’ insulina, soprattutto il tessuto muscolare e il tessuto adiposo. La riduzione di sensibilità all’insulina a questo livello tissutale comporta che le cellule pancreatiche ne debbano sintetizzare quantitativi più alti del dovuto a scopo prettamente compensatorio determinando l’iperinsulinemia. Per iperinsulinemia si intende il riscontro di elevati valori di insulina nel sangue: è dimostrato che tra i due fattori predisponenti, aumento del tessuto adiposo e mancanza di attività muscolare, esista una stretta correlazione per cui l’ uno sostiene e amplifica l’ altro reciprocamente: se questo binomio non è corretto da regimi dietetici e da stili di vita adeguati l’iperinsulinemia compensatoria può diventare insufficiente a garantire l’equilibrio ematici glicidico e portare il soggetto a sviluppare al diabete tipo II (NIDM) con tutte le complicanze ad esso relate.

Il sovrappeso e l’obesità
Il sovrappeso è un aumento moderato di peso corporeo rispetto agli standard definiti dall’OMS tessuto adiposo in relazione a sesso, età, altezza dell’individuo.
L’obesità è una vera e propria malattia più o meno grave a seconda del livello per cui si parla di obesità di primo, di secondo, di terzo grado. Inoltre, a seconda della distribuzione anatomica del grasso possiamo classificarla in “obesità periferica” quando il grasso in eccedenza interessa il tronco, i glutei, la regione sotto-ombelicale, le cosce e “obesità addominale” quando il grasso in eccedenza si deposita a livello addominale risparmiando altre zone del corpo. Quest’ultima è la situazione di maggior gravità in quanto il grasso depositato a livello addominale è indicatore del cosiddetto “grasso viscerale”, ovvero quel grasso che si localizza al di sotto dei muscoli dell’addome e dentro i visceri endo-addominali: il grasso viscerale a causa dell’alta concentrazione di fattori di infiammazione (adipocitochine) che correla in modo molto stringente con il rischio di malattie cardiovascolari.

La sindrome metabolica: qualche misura
La prima misurazione la più diretta e semplice di un quadro di sovrappeso è la bilancia che noi tutti abbiamo in casa. Se, oltre l’ago che sale troppo, notiamo la pancetta che spunta dai vestiti, sapere quanto pesiamo salendo sulla bilancia, non ci è di grosso aiuto: bisogna integrare “il dato grezzo” del peso corporeo in chilogrammi con la misurazione del grasso addominale.
In presenza del grasso addominale si ha un inevitabile, visibile incremento della circonferenza addominale (il cruciale giro-vita): la sua quantizzazione si fa utilizzando un semplice metro da sarta con cui ricavare due misurazioni: la prima a livello ombelicale e la seconda più in basso, a livello dei fianchi. Si parla di sovrappeso con distribuzione di grasso endoaddominale quando il giro della circonferenza è >80cm. nella donna e >94cm. nell’uomo.
La bilancia impedenzometrica è lo strumento di riferimento più semplice e preciso per questo tipo di misura, sicuramente meno empirica del metro: inserendo l’età del paziente il sesso e il peso fornisce la valutazione quantitativa del grasso viscerale dandone una misurazione in percentuale.
Andando su step diagnostici più sofisticati di secondo livello ricordo la possibilità di misurare il quantitativo di grasso viscerale anche attraverso macchine TAC opportunamente utilizzate per questo scopo (in uso, ad esempio presso i Centri di Clinica Metabolica).

La sindrome metabolica: come vincerla
Sicuramente il primo intervento da mettere in atto davanti a un ago della bilancia che sale o davanti a una pancetta che contrasta con i vestiti che indossavamo alla perfezione fino a un’estate fa è la dieta. Per l’adulto consapevole e responsabile del suo stato di salute e del peso in eccedenza è essenziale rivolgersi a un nutrizionista dopo avere eseguito un prelievo ematico a digiuno per la valutazione delle seguenti voci: glicemia basale, colesterolo totale, colesterolo HDL, colesterolo LDL, trigliceridi, emocromo.
Previa valutazione del peso corporeo e dell’impedenzometria tissutale, il nutrizionista confezionerà un regime dietetico bilanciato e adeguato ai valori ematici riscontrati, al peso del soggetto, alla coesistenza di co-morbilità associate e a eventuali terapie farmacologiche in atto, all’esistenza di eventuali allergie alimentari.
Le regole alimentari da seguire sono quelle offerte dalla nostra dieta mediterranea che prevede il consumo quotidiano di pane e pasta integrali (sono quelli meno responsabili dei cosiddetti picchi glicemici), dei legumi (fagioli, lenticchie, ceci, piselli), del pesce, lasciando ampio spazio a frutta fresca e verdura cruda o cotta.
Tra i pesci sicuramente il più sano è il pesce azzurro ove rientrano le acciughe, le sardine, lo sgombro, l’orata, il branzino e la spigola. Tra i pesci d’acqua dolce consigliati il salmone e la trota.
È importante limitare il consumo di grassi animali contenuti nei formaggi freschi, nei salumi e negli insaccati in generale e nei condimenti quali il burro, lo strutto, la margarina, la panna, possibilmente abolendo del tutto alcool e super-alcoolici.
Se poi si riesce ad abolire anche il fumo di sigaretta, allora diremo che la nostra azione preventiva sull’apparato cardio-vascolare è al completo.
Un corretto, sano, regime dietetico deve essere sempre abbinato a un’attività fisica quotidiana e costante attraverso esercizi aerobiotici. L’esempio classico è la camminata a passo veloce per almeno 30 minuti al giorno. È ampiamente dimostrato che l’attività fisica abbassa la resistenza all’insulina facilitando l’ingresso del glucosio nel muscolo scheletrico attraverso le proteine presenti sulla membrana cellulare delle fibre muscolari che incrementano numericamente durante l’allenamento fisico. Ciò salvaguarda l’omeostasi ematica del glucosio, brucia le calorie in eccesso, riduce con il tempo e la costante applicazione il grasso addominale che tanto mina la nostra salute.
Sono convinta che queste brevi considerazioni su un argomento tanto attuale quanto diffuso alle nostre latitudini motivi la sensibilizzazione di ognuno a strategie comportamentali volti alla conoscenza di ciò che siamo e alla correzione di stili di vita inconsapevolmente errati, nel rispetto del nostro stato di salute e benessere.

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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