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“Chi ha peccato”: terribili segreti generano atroci conseguenze

Written by Simone Baldi

Il senso di colpa è un sentimento potente: può responsabilizzare, se configurato come limite positivo, oppure far finire succubi dei propri errori e schiavi delle proprie azioni. Tutto parte da un impulso esterno a cui si dovrebbe cercare di non soccombere, pena la perdita dell’identità e l’annullamento della libertà. E in un mondo dove nessuno è perfetto, ciascuno ha vergogne inconfessate e demoni da scacciare; per questo, cercare di far sentire gli altri in errore solo per nascondere i propri difetti è un’architettura fragile, destinata a crollare e a rivelare la bieca intelaiatura dei propri intenti: marci riflessi di una coscienza sporca. Esattamente come in “Chi ha peccato” (Anna Bailey, Feltrinelli, 2021, 352 pp, 19€).

Una sera d’autunno, dopo una festa, Emma guarda Abigail Blake, la sua migliore amica, entrare nel bosco vicino a Whistling Ridge, la loro piccola cittadina del Colorado. Quando glielo chiederanno, lei sarà l’ultima persona ad aver visto la giovane diciottenne. Da quel momento, nessuno saprà niente di lei e inizieranno le ricerche per ritrovarla: viva o, come temono i più, morta. Fin da subito non è facile capire le motivazioni di quella sparizione: figlia beneducata e rispettosa, studentessa modello e amica generosa. Ecco, allora, farsi largo l’ipotesi dell’omicidio, piuttosto che della fuga. Ma il cadavere non si trova e di tracce, nemmeno l’ombra. Come fare, dunque, a sbrogliare il bandolo di quell’intricata matassa? I primi interrogatori dello sceriffo Gains partono dalla famiglia, in cui il padre Samuel, un violento e autoritario fanatico della bibbia, si rifiuta di credere che li abbia abbandonati volontariamente. Dello stesso avviso è la madre Dolly, remissiva e succube delle volontà del marito. Gli altri due figli, Noah (il maggiore, più che ventenne) e Jude (il minore, di appena dodici anni) hanno atteggiamenti diametralmente opposti: distaccato e disinteressato il primo, apprensivo e ansioso il secondo. Non certo un quadro idilliaco ma, d’altronde, l’accaduto è una giustificazione comprensibile per il loro spaesamento. Parallelamente agli sforzi della polizia Emma decide di provare a indagare per conto suo, mossa dalla lacerante perdita subita ma, a parte interrogare Rat, un giovane rumeno che vive in un campo caravan lì vicino, e Hunter, un loro coetaneo spacciatore a tempo perso, riesce solo a perdersi nell’alcool, annegando il proprio dolore in un ottundimento liquido. Intorno a questi personaggi ruotano un corollario di personaggi, come il reverendo Lewis, personificazione dell’America bigotta e bigotta, Jerry, il padre di Hunter e possidente di metà città, e Melissa, la madre single di Emma. Sotto l’apparenza dei gesti e delle emozioni (più o meno) sbandierate, ciascuno nasconde oscuri segreti, coperti e agghindati da machiavelliche bugie, capaci di allontanare lo sguardo altrui dalla verità. È nel passato, in ciò che è accaduto e che adesso ritorna e risuona in tutta la sua dirompente forza, che le conseguenze di questo terribile presente si sono create e concretizzate, come prodromi di un incubo futuro. La sporcizia accumulata sotto i tappeti di ogni singola esistenza presto o tardi non potrà più essere contenuta e, forse, questa sparizione rappresenta la miccia che molti aspettavano per far finalmente venire alla luce il marcio che risiedeva nelle loro coscienze.

Un romanzo degno della migliore letteratura americana, in cui il pathos narrativo si sposa perfettamente con un linguaggio creato ad arte per attirare e sospendere, proprio nel momento migliore, il filo degli eventi, lasciando il lettore sospeso ad un passo dal baratro. Forte è l’impronta della suspense, sia per il desiderio di veder soddisfatta la propria curiosità circa la sorte di Abigail, sia per il ritmo e la scansione degli eventi, che, per le ambientazioni morbose e le impressioni fuorvianti, ricorda molto vividamente la celeberrima serie televisiva Twin Peaks. Eppure, nonostante tutto, si fa fatica a etichettarlo come semplice “giallo”, perché i temi trattati sono ampi e profondi: dal senso di inadeguatezza adolescenziale fino al fanatismo religioso, passando per l’accettazione di sé e il potere che gli altri hanno su noi stessi, senza dimenticare l’inconsapevolezza di ciò che vediamo e di cui ci rendiamo conto quando è troppo tardi, per concludere con la matrice di ogni nostro condizionamento e radice del nostro modo di agire: l’ambiente famigliare. È proprio questa distorsione dei sentimenti e la violazione delle emozioni che ci fa capire di essere in presenza di qualcosa di marcio e irrecuperabile. Ciascuno ha i propri segreti che, seppur con ogni sforzo, non riesce a mantenere tali e da essi, inevitabilmente, scaturisce ogni patimento e sofferenza. Chi cerca un romanzo sulla pietà e il perdono rimarrà deluso, perché sembra non esserci mai veramente fine alla catena degli orrori, ma la cattiveria e l’individualismo che regnano in questo romanzo descrivono così vividamente la deprimente e fatiscente realtà della provincia americana, di ieri, di oggi e (forse) anche di domani, da ripagare le sofferenze dell’immedesimazione in questo spaccato così intriso di dolore e sacrifici.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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