Medicina

La febbre

Written by Angela Vivarelli

Una delle acquisizioni più importanti nell’evoluzione degli animali “superiori”, i mammiferi, incluso l’uomo, è stata la capacità di mantenere la temperatura corporea costante e di regolarla in risposta alle diverse condizioni esterne ambientali verificabili. Grazie a questa capacità, l’uomo, così come gli uccelli, è per definizione un essere vivente “omeotermo”; di contro si definiscono “poichilotermi” gli anfibi e i rettili che non essendo stati corredati dalla natura di questa capacità regolatoria subiscono passivamente la temperatura ambientale in tutte le possibili sfumature. La febbre è un innalzamento della temperatura corporea con cui il nostro organismo esprime una sorta di anomalia non preventivata di fronte a una situazione anomala, quale la presenza di una malattia infettiva -sia batterica che virale-, di una patologia auto-immune, di una patologia oncologica. Non è una malattia bensì un sintomo da tenere in debita considerazione per capire meglio la condizione patologica da cui essa scaturisce.

Pur essendo antica quanto il mondo, bisogna attendere il diciassettesimo secolo per avere a disposizione lo strumento giusto per misurarla: il termometro, la cui invenzione si colloca attorno al 1607, a cura del grandissimo Galileo Galilei. Il famoso scienziato fornì l’abbozzo concettuale del nostro attuale termometro inventando il “termoscopio”, strumento che permetteva di misurare la differenza di temperatura esistente tra due corpi sfruttando il principio della dilatabilità dei liquidi. Partendo dagli studi basilari del maestro, supportati dall’evidenza scientifica, i suoi studenti realizzarono attorno alla metà del 1600 in un laboratorio di fisica sito a Firenze il termometro che altro non era se non un termoscopio dotato di una scala graduata utilizzabile come unità di misura. Soltanto nel 1900 del termometro si intuì e si definì la possibilità di applicazione in campo sanitario, oltreché ambientale, per la rilevazione della temperatura corporea degli organismi viventi. Da allora fino al 2009 anni il termometro universalmente usato e rappresentato in ogni famiglia, diremmo, per antonomasia, è stato il termometro a mercurio.

Nel 2009 un Decreto Ministeriale ne ha vietato l’uso definitivamente a causa della sua comprovata tossicità sugli organismi viventi e in particolare sull’uomo: dal 2009 il termometro a mercurio è stato sostituito dal termometro a gallio (più correttamente definito termometro a galinstano) basato sullo stesso principio di funzionamento del termometro a mercurio. Il termometro a gallio contiene una miscela chimica liquida, non tossica, costituita da gallio, indio, stagno, che si dilata alle alte temperature e sale lungo una scala graduata ove sono riportati i livelli di temperatura. Accanto al termometro a gallio, sempre più ampio è l’utilizzo dei termometri a infrarossi in grado di funzionare anche contactless, oltreché per contatto diretto con le mucose orali, ascellari, rettali. La loro capacità di funzionare, oltreché per contatto diretto, anche a distanza li rende adatti nelle aziende, nelle banche, nei super-market, negli ospedali, negli aeroporti , in generale in tutti i luoghi di lavoro a elevata frequentazione ove ci sia necessità di avere in tempi rapidi l’esatta mappatura della temperatura corporea dei soggetti ivi presenti.

Nell’uomo in pieno benessere la temperatura corporea è di 37° con oscillazioni di qualche decimo di grado nell’arco delle 24 ore con il minimo registrabile nelle prime ore del mattino e il massimo durante il tardo pomeriggio. Altre oscillazioni si possono verificare durante la digestione, l’espletamento di attività fisica e nella donna durante l’ovulazione.

La termoregolazione
La capacità di mantenere costante la temperatura corporea indipendentemente dalla temperatura ambientale si chiama “termoregolazione”: in altre parole, la termoregolazione è una situazione di equilibrio omeostatico e costante tra la quantità di calore prodotto dall’attività cellulare nelle 24 ore (“termogenesi”) e la quantità di calore dispersa nelle stesse 24 ore (termodispersione).
La termogenesi, ovvero la quantità di energia prodotta sotto forma di calore da un soggetto in pieno benessere, a digiuno, in condizioni di riposo fisico, in ambiente neutro, equivale al concetto di “metabolismo basale“ di quell’individuo: il valore medio di metabolismo basale in un adulto si aggira attorno alle 1700-1800 calorie al giorno. È un processo del tutto involontario, regolato principalmente degli ormoni tiroidei e dall’adrenalina, legato essenzialmente all’attività metabolica cellulare a livello di tutti i nostri tessuti.
Il calore prodotto dalle varie attività metaboliche cellulari e/o dal lavoro muscolare viene fisiologicamente disperso con varie modalità, tutte finalizzate al mantenimento di quella omeostasi termica cui si faceva riferimento poc’anzi: quella maggiormente implicata è la cosiddetta “perspiratio insensibilis” basata sul meccanismo dell’evaporazione continua e impercettibile del sudore attraverso la cute. Quando la termogenesi è particolarmente intensa in seguito, ad esempio, a un intenso sforzo fisico lavorativo o a una intensa attività muscolare, la produzione di sudore e la sua evaporazione nell’ambiente aumentano in modo proporzionale, ottimizzando una dispersione di calore il più possibile estesa, quantitativamente rilevante e più rapida.

Altre modalità di termodispersione sono la conduzione, la convezione, l’irraggiamento.
Tutti questi meccanismi ciò che si verificano in periferia a livello di cellule e di tessuti, vincolati anche alle condizioni ambientali esterne di temperatura e umidità, avvengono sotto il rigido controllo di una sorta di “centralina” localizzata nel nostro cervello. Nell’ipotalamo anteriore esistono neuroni specializzati a esercitare questo tipo di controllo, rigidissimo, funzionando come veri e propri “centri termoregolatori”. Essi sono e si mantengono in stato di quiescenza quando i segnali termici ad essi inviati corrispondono a una temperatura di 37°, ovvero la temperatura di riferimento da mantenere costante; se essi ricevono il segnale di una temperatura >37° essi funzionano in maniera tale da implementare la termodispersione. Se ricevono segnali di una temperatura <37°, funzionano in maniera da implementare la termoconservazione. La condizione di incremento della temperatura corporea >37° si chiama “ipertermia”. La condizione di decremento della temperatura corporea <37° si chiama “ipotermia”.

La febbre
Fatto questo cappello descrittivo vediamo in particolare cos’è la febbre. Per febbre si intende un innalzamento della temperatura corporea oltre lo standard geneticamente definito di 37° conseguente a un disturbo, una sorta di impaccio nel funzionamento dei centri termoregolatori.
L’alterazione del funzionamento dei centri di termoregolazione è causata da alcune citochine che sono molecole proteiche sintetizzate e secrete nel torrente circolatorio da diverse cellule, in risposta a numerose condizioni patologiche: in prima istanza sicuramente le malattie infettive supportate da batteri e da virus poi, l’infarto del miocardio, le patologie auto-immuni, i tumori, le emorragie soprattutto quelle dell’apparato gastro-enterico.

La febbre: la regola delle tre fasi
Il decorso della febbre avviene attraverso tre fasi:
– la fase del rialzo termico – è caratterizzata da sensazione di freddo e comparsa di brividi più o meno intensi, talora talmente intensi da diventare “scuotenti”. Questo esordio contraddistingue l’attacco malarico e le infezioni a partenza dalle vie biliari o urinarie (si parla di “febbre a partenza dalle vie biliari” e di “febbre uro-settica”). In questa prima fase la febbre sale lentamente o bruscamente potendo raggiungere in pochi minuti 40°. Il paziente lamenta freddo ingravescente. Il brivido, prodotto dalla vasocostrizione, è il tentativo messo in atto dai centri della termoregolazione di ridurre al massimo la termodispersione del calore;
– fase del caldo – è caratterizzato dal raggiungimento di valori di temperatura corporea >37°: scompare la sensazione di freddo e subentra la sensazione del caldo-asciutto. Termogenesi e termodispersione si equiparano e la temperatura, più o meno deviata rispetto allo standard di 37° in questa fase resta costante. Il centro della termoregolazione funziona ma è come se fosse tarato a uno standard più alto per cui la temperatura si stabilizza;

– fase della defervescenza – è caratterizzata dalla sensazione soggettiva di caldo intenso e obiettivamente dall’abbassamento della temperatura corporea. Il centro della termoregolazione ricolloca la loro soglia di sensibilità a 37° in seguito alla riduzione della produzione delle citochine circolanti.

La febbre: alterazioni di sistemi e apparati durante la febbre
Senza ombra di dubbio durante l’accesso febbrile l’apparato cardio-circolatorio è quello maggiormente sollecitato. Il sintomo cardine, utilizzato anche dal medico per diagnosticare la presenza di febbre è la tachicardia, ovvero l’aumento della frequenza delle contrazioni cardiache nell’unità di tempo (battiti/minuto). Durante l’accesso febbrile possono essere presenti anche la polipnea, termine che indica l’aumento di frequenza degli atti respiratori, la presenza di anoressia, di nausea e vomito.
La febbre: il trattamento farmacologico
I farmaci di eccellenza utili per la remissione della febbre sono i cosiddetti FANS (acronimo di Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) di cui il più noto popolarmente parlando è l’acido acetilsalicilico utilizzato come automedicazione. Naturalmente i FANS sono farmaci cosiddetti “sintomatici” in quanto curano e correggono il sintomo ma non individuano né correggono la causa che la sostiene: per questa ragione essi non vanno proseguiti oltranza indipendentemente dal consiglio medico in quanto spesso il loro abuso può funzionare come vero e proprio fattore di confondimento al medico stesso ai fini della formulazione dell’ipotesi diagnostica.

Bibliografia:
J.B Walter & M.S. Israel: -Fisiopatologia della Termoregolazione – in Patologia generale-pgg.533-540
P.M. Potieri: -Ipertermie febbrili- in Elementi di Patologia generale- pgg.259-270
C. Rugarli: -Manuale di Medicina Interna Sistematica- pgg. 250 -253

About the author

Angela Vivarelli

Pistoiese Doc, consegue il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Classico "Niccolò Forteguerri". Nel 1985 consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo di Firenze con il massimo dei voti e lode. Nel 1990 consegue la specializzazione in ”Malattie Infettive” presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Firenze con il massimo dei voti e lode. Dal 1991, ad oggi, esercita la professione di Dirigente Medico Ospedaliero presso l’ Ospedale di Pistoia nelle disciplina di “Malattie Infettive”.
Ha pubblicato svariati lavori su riviste scientifiche internazionali e nazionali ed è co-autrice di numerosi abstracts inerenti a tematiche infettivologiche di interesse clinico. Ha partecipato negli anni a numerose convention nazionali su argomenti di “specialità”. Vive a Pistoia con la sua famiglia.

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