Letti per Voi

“La collina dei lupi”: il valore catartico della confessione

Written by Simone Baldi

Credits: Solferino Editore

Quanto dolore possiamo sopportare in una sola vita? Ciò che siamo è il frutto delle nostre sofferenze e delle nostre felicità, ma quando una delle due parti supera l’altra e la annienta, allora le conseguenze possono essere devastanti. Confessare è provare a rimediare, tentare di esorcizzare il negativo trasformandolo in positivo, portare equilibrio in ciò che si è perduto e ci ha cambiato, forse per sempre. Ma se a volte è troppo tardi, altre è la mancanza di volontà o di forza a impedire questa inversione di rotta, proprio come ne “La Collina dei Lupi” (Dimitri Rouchon-Borie, Solferino, 2021, 224 pp, 17€).

C’è un detenuto in una cella di un carcere. Insieme a lui, una macchina da scrivere. Sono molte le cose che potrebbe raccontare: realtà o finzione, artificio o verità. Di tutto ciò che avrebbe da dire, ha scelto però un’unica strada: la sua vita. Chi è e come sia finito lì non si sa, ma sarà lui stesso a farlo apparire, parola dopo parola, immagine dopo immagine. È così che inizia a raccontare dalla sua infanzia, partendo dalla propria famiglia, in cui un padre e una madre violenti e dediti ai soprusi verbali e fisici, tiranneggiavano su una pletora di figli cresciuti senza un nome. La loro casa si trovava sulla Collina dei Lupi, un luogo degradato e abitato da persone povere e ignoranti. Costretti a vivere in condizioni aberranti, a dormire sul pavimento di uno scantinato, senza potersi lavare né mangiare regolarmente, quei fratelli crescevano senza sapere bene l’uno dell’altro. Ma è con l’inizio della scuola che Duke scopre non solo il proprio nome, ma anche l’ostracismo da parte dei suoi coetanei, il tutto sotto lo sguardo pietoso e incredulo dei propri insegnanti. E lì, con un compagno di classe, viene posseduto dal Demone, come lo chiama lui, cioè da una violenza incontrollata che non riesce a frenare e che, nella sua mente, non lascia tracce, come se fosse in trance. Per punizione, suo padre decide di sodomizzarlo, sotto gli occhi della moglie, che riprende la scena con una videocamera. È l’inizio dell’incubo vero. Da quel momento in poi, ad ogni errore o sgarro fa seguito quella pratica. L’unica che si prenda cura di lui è Clara, sua sorella, di cui Duke però ignora il nome, che scoprirà in seguito, in circostanze altrettanto traumatiche. Le sue giornate sembrano un’unica ripetizione di incapacità ed errori, impossibile da spezzare, benché ci provi con tutte le sue forze. Non riesce a cambiare, ad essere migliore, a sfuggire ai soprusi paterni né tanto meno a proteggere sua sorella. E sarà proprio quel ricordo, quel senso di impotenza, a caratterizzare il suo rapporto con un’altra ragazza, Billy, una giovane tossica di cui lui decide di prendersi cura e salvare dalla spirale della droga. Ma le buone intenzioni, nel suo passato come nel suo presente, sembrano sempre ostacolate da questa spirale di violenza incontrollata che, attingendo a ferite mai curate e a traumi mai elaborati, deflagra all’improvviso in tutta la sua devastazione. Sebbene voglia affrancarsi dal deplorevole esempio paterno, Duke finisce per seguirne le orme, incapace di allontanarsi da un modello di comportamento tossico e autodistruttivo, tanto da finire in carcere a scrivere le proprie memorie. Delinquente sì, ma non insensibile.

Romanzo confessione, rielaborazione della propria vita, con le sue esperienze e gli errori inevitabili. La forma narrativa, originalissima e magnetica, fatta di frasi senza virgole, quasi un monologo da pièce teatrale, in cui il lettore si trova ad essere contemporaneamente interprete e creatore di significati, affascina e colpisce in egual misura al disturbo che reca la crudezza del racconto. Impossibile pensare che esistano famiglie così malate e disturbate, fucine di traumi impossibili da superare, eppure, come in un incubo ad occhi aperti, il dubbio atroce che ciò possa esistere anche nella realtà, sorge. La Collina dei Lupi è il nome del posto in cui Duke vive ma, al contempo, sembra essere l’incarnazione di ogni nefasto istinto umano, un luogo in cui le regole del vivere civile non esistono e il male prende il sopravvento sopra ogni altra cosa. A un certo punto (quasi fin da subito, in realtà) viene da chiedersi se possa esserci fine all’orrore, a questa concatenazione di violenze e soprusi, e come (oppure se) sia possibile un ritorno alla normalità. Ma la redenzione può attuarsi solo attraverso la catarsi e, affinché questa possa compiersi, tutto dev’essere raccontato, la propria anima messa a nudo e i propri misfatti riconosciuti e deprecati. Non è detto che basti, ma provarci è già essere un passo più lontani dall’orrore vissuto e che ha condotto fin lì.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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