Letti per Voi

“Figlio fortunato”: la provincia è un vuoto pieno di solitudini

Written by Simone Baldi

Credits: 66thand2nd

Non è sempre facile riempire una mancanza, ristabilire l’equilibrio antecedente al dissesto e riappropriarsi della propria realizzazione. Spesso i sogni che inseguiamo sono presagi di un futuro instabile, generato dalla nostra caparbia reticenza a smettere di inseguire un punto d’arrivo. E altre volte è semplicemente il caso a decidere ciò che ne sarà di noi. Vero è che se ci si lascia vincere dall’inedia e l’incapacità di reagire alle difficoltà, così come alle tragedie, nessuno potrà salvarci e le ferite che portiamo dentro si trasformeranno, col tempo, in sabbie mobili capaci di inghiottire ogni speranza di cambiamento, come in “Figlio fortunato” (Filippo Polenchi, 66thand2nd, 2021, 167 pp, 15€).

Ci sono luoghi dove il tempo sembra non passare mai, cristallizzandosi in un eterno istante, e dove lo spazio è solo la ripetizione di un’unica, indefessa monotonia. Anapola è un anonimo paesino di provincia sperso nel mezzo del nulla, uno come tanti, dalle caratteristiche indistinguibili e le peculiarità irriconoscibili. Potrebbe essere un borgo semi-desolato in un qualsiasi punto di quell’Italia di provincia che, entropicamente, guarda la vita e il benessere abbandonarla, dirigendosi altrove. Il destino e la sopravvivenza di quella cittadina sono legati alla fortuna dei Lavatori, la famiglia che da generazioni è proprietaria de Il Sole, l’azienda che dà lavoro e speranza alla maggior parte dei loro concittadini. Non è un’utopia di ricchezza, quanto piuttosto una promessa di sussistenza. Finché ci saranno loro, Anapola esisterà. Già, finché loro ci saranno. Ma quando Elio, il figlio di Ettore, di appena sette anni, viene investito da un camion nella piccola strada statale vicino al confine dei loro possedimenti, tutto cambia. Il padre si allontana dai propri doveri e Silvia, la madre, si chiude e finisce vittima del proprio dolore, incapace di ritornare alla normalità, intrappolata tra l’intontimento e la sofferenza. Il vuoto è impossibile da colmare.

Giona è un altro figlio di Anapola, i cui genitori hanno prima lavorato per i Lavatori e poi sono riusciti a prendere un piccolo motel in gestione. Anche lì è tangibile quello squallore di cui è permeata la provincia. Lui lo sa e per questo se n’era andato via, a Roma, a cercare la sua strada. Anni passati dietro al proprio sogno di fare il regista, a dare vita a un film girato senza poi promuoverlo: un accenno senza continuità. Dopo il suo fallimento esistenziale decide di tornare, ripercorrere la strada di casa e vedere cosa c’è per lui. Col cuore in cui si è annidato il tarlo del fallimento e la consapevolezza di avere ancora qualcosa da dimostrare, Giona pensa ad un altro progetto: un documentario su Elio Lavatori. Frammenti di ricordi gli attraversano la mente, immagini sporadiche e spezzettate di ciò che è stato e che lui, faticosamente e incompiutamente, cerca di ricostituire e riportare a compimento. Intorno a lui una serie di amicizie, dalle caratteristiche di collisioni incidentali più che di rapporti stabili. Cora e Dimitri, l’ex fidanzata e il compagno, sono i due perni instabili su cui far ruotare il proprio senso di inadeguatezza. Avvertire un vuoto non significa necessariamente provare a liberarsene.

Opera prima evocativa e dal profondo taglio psicologico, di cui si intuisce l’eco in ogni azione mancata o decisione non presa, “Figlio fortunato” è uno spaccato della provincia italiana che, sulla scia di quella americana, è il luogo d’elezione per solitudini e dissesti emotivi. Un linguaggio scarno ma cesellato colpisce il lettore come una ferita non grave ma persistente e presenta quel pulviscolo umano in un’atmosfera sgranata come nei video degli anni Sessanta. Una serie di vite vinte, capaci solo di crogiolarsi nel proprio dolore e macerarsi nella propria inedia, davanti a cui la vita scivola lenta, scorrendogli tra le dita senza riuscire, concretamente, a fare niente per trattenerlo. Il tempo sembra giocare a nascondino e i piani narrativi si sovrappongono, creando un intreccio e una sovrapposizione che a tutta prima destabilizzano ma che poi, una volta abituatisi, regalano il giusto ritmo asincrono agli eventi.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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