Letti per Voi

“Il crepuscolo del mondo”: la realtà è un riflesso della nostra mente

Written by Simone Baldi

Credits: Feltrinelli

Esistono personalità leggendarie, individui avvolti nel mistero capaci di condurre un’esistenza al di fuori dai
canoni e, per questo, avvolti da un’aurea quasi mitica. Come spiegare altrimenti la dedizione di chi si è isolato dal contesto umano per più di trent’anni, rimanendo fedelmente e pervicacemente attaccato alle proprie convinzioni, sordo di fronte all’evidenza e incrollabile nei propri propositi? Degli esistenziali e visionari echi conradiani di Cuore di tenebra risuona “Il crepuscolo del mondo” (Werner Herzog, Feltrinelli, 2021, 128 pp, 14€).

C’è un individuo che, se per la quasi totalità degli occidentali è un emerito sconosciuto, per i giapponesi e per gli storici è unico e irripetibile. Per scoprire chi è, osserviamo Norio Susuki, un giovane che nella vita si è dato degli scopi assai bizzarri (uno di questi è trovare lo Yeti), che nel 1974 si sta addentrando nella giungla di un’isola delle Filippine. Nell’impervia natura che lo circonda, ad un tratto, scorge un altro essere umano che lo minaccia con un fucile. Chi si trovi dal lato dell’impugnatura, tuttavia, sembra più un miraggio che un uomo in carne e ossa. Si tratta infatti di Hiroo Onoda, un tenente dell’esercito giapponese creduto morto negli scontri della Seconda Guerra Mondiale. Inutilmente Susuki prova a spiegargli che il conflitto si è ormai concluso e che a niente serve, per il soldato, proseguire la sua missione. Sordo a notizie che contraddicono la sua visione del mondo, Onoda si rifiuta di crederci e chiede, come imprescindibile condizione per la sua resa, che venga il suo comandante di allora a impartirgli quest’ordine. Scioccato ma determinato, Susuki riparte alla volta del Giappone, con la promessa di fare ritorno. Da quel momento, vengono ripercorse le vicissitudini di un uomo che, nel 1944, era stato inviato nelle Filippine, sull’isola di Lubang, per combattere gli americani e le forze antinipponiche. Le sue tattiche, per assecondare la geografia del luogo, sono quelle di nascondersi nella fitta giungla, resistendo agli assalti dei suoi nemici e organizzando raid per sabotarli. La solitudine imposta dalla dipartita dei suoi compagni, e solo in parte mitigata dal trovare due soldati di altre divisioni, lo spinge, progressivamente, ad allontanarsi dall’oggettività di ciò che vede, rintanandosi nelle proprie costruzioni mentali, dedito fino allo spasmo al proprio compito. Sono anni lunghi, sfibranti, vissuti nel cuore di una vegetazione selvaggia ma che ha imparato a conoscere a fondo, quasi a diventarne amico. Su tutto, vige il rigore e la logica dell’onore, che mai abbandonano il cuore di Onoda e lo fanno agire seguendo un comportamento retto ma sempre sul filo della follia. D’altronde, come chiamare altrimenti un atteggiamento che ignora qualsiasi segnale di ritorno alla normalità (dai volantini gettati dagli aerei fino all’assenza più totale di scontri per anni)? Ciò che era iniziata come una missione diventa una visione ad occhi aperti, né incubo né sogno, quanto piuttosto una distorsione del corretto ragionamento. La fusione tra natura e uomo è totale e ne è una diretta conseguenza. Come un Don Chisciotte che combatte contro un nemico invisibile, o il colonnello Kurtz di Apocalipse Now, la realtà di fronte a Hiroo si trasforma, perdendo i caratteri della concretezza per seguire solo la linea dei suoi pensieri.

In questo breve tratteggio di un’esistenza epica, dovuto sicuramente allo sguardo del regista più che alla penna dello scrittore, “Il crepuscolo del mondo” ci parla di un evento più unico che raro e della forza di volontà necessaria per non farsi traviare da ciò che accade al di fuori della propria coscienza. Seguendo idealmente il pensiero filosofico di George Berkley secondo cui “esse est percepi” (cioè “essere è essere percepito”), il mondo non ha una concretezza e un senso in sé, ma viene acquisito e rielaborato dal singolo individuo che, in tale operazione, gli dona un senso. Esattamente ciò che Onoda fa nella sua reclusione volontaria e forzata per più di trent’anni. In questa serie di flash, che illuminano la notte del raziocinio in cui si era rinchiuso, il lettore osserva il lento e progressivo mutamento dei pensieri, a cui corrispondono altrettanti cambiamenti d’azione, sempre tesi al non venir scoperto. Perciò la giungla, da nemica e trappola, diventa un’alleata preziosa, dai contorni sfuggenti ma provvidenziali. Eppure, anche il sogno più lucido è destinato a finire, così come le apparizioni e le interpretazioni volgeranno al termine, nel breve istante di una vita umana.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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