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A palla ferma: alla ricerca del capro espiatorio

Written by Piero Pardini

Credits: © ReportPistoia – Ph. Carlo Quartieri

Siamo sinceri, due punti in cinque partite sono pochi. Ma cosa vogliamo fare? Alzare le mani e dire che tutto è già compromesso?
Dopo una serie di rovinose cadute non possiamo far altro che reagire, provare a rialzarci e, almeno, cercare di cambiare questo trend negativo.
Certo, non è facile. Ogni volta che scende in campo la squadra trova il modo di fare “harakiri” con errori che, talvolta, si rivelano imbarazzanti.
La logica ci induce a cercare una causa, che si trasforma sempre in un colpevole, l’individuo sul quale riversare l’amarezza, la rabbia, l’incapacità di vivere un campionato da protagonisti. È emblematica la frase di molti in tribuna: “mai una gioia“.
Nasce il bisogno di individuare il “capro espiatorio” sul quale addossare ogni colpa e, per sua natura, il capro vede le sue esili membra caricarsi di tutti i mali del mondo o, come in questa situazione, delle occasioni perdute di queste prime giornate di campionato.
Il capro, nella tradizione ebraica, era solo nel suo viaggio verso l’oblio. Ciascuno vi caricava i propri sbagli, i propri peccati, le proprie frustazioni, i propri limiti. Lo si abbandonava in prossimità del deserto perchè, una volta terminato l’ultimo viaggio (esonero), c’era l’illusione che tutto fosse resettato, che, improvvisamente, tutti i mali fossero finiti e, il nuovo inizio, avrebbe fugato ogni dubbio o preoccupazione.
Paolo Indiani non può essere il capro espiatorio di questa squadra. Sicuramente, ha le sue colpe, dalle quali non si è mai sottratto. Però, quando i giocatori sbagliano goal fatti, si fanno esplellere, provocano rigori, hanno distrazioni difensive con palla inattiva, qual è la colpa di un “povero” allenatore a bordo campo?
Allontanare il “capro”, può risolvere questi problemi? Non credo affatto.
Il momento è difficile, ma se teniamo agli arancioni, dobbiamo far quadrato intorno al gruppo. Senza il sostegno dei suoi tifosi la squadra è incompleta: una macchina senza carburante. Stare vicino alla squadra non vuol dire esimersi dall’esercitare la critica, manifestare civilmente la propria amarezza, bensì provare ad analizzare lo stato delle cose con un po’ più di serenità.
E allora, in attesa di segnale forte da parte della società, nel sostenere il proprio allenatore con stampa, tifosi e quant’altro, mi viene da invocare un senso di responsablità per dare fiducia a un gruppo che, sino ad oggi, non si è rivelato sempre all’altezza dell’impegno preso.
In questa specifica situazione, non credo sia colpa del “capro espiatorio”, ma di chi, lo sta lasciando in balia del proprio destino.
Questo allenatore, uno dei migliori della categoria, è il valore aggiunto di questa compagine, ciò che manca è un po’di fortuna. La partita di questa sera con l’Albissola potrebbe rivelarsi, insieme all’incontro in casa con il Novara, il giusto trampolino per un pronto rilancio, spero di non sbagliarmi.

About the author

Piero Pardini

Giornalista pubblicista da maggio 2002.
Coautore del saggio "Gianni Clerici - Lo scrittore, il poeta il giornalista" edito da Le Lettere (2010) Firenze.
Dal 2015, è sommelier AIS (Associazione Italiana Sommelier).
Scrive di tecnologie, sport ed enogastronomia.
Dal 2016, è direttore responsabile di "The Wolf Post", di cui è l'ideatore.