Letti per Voi

“Dai tuoi occhi solamente”: l’intenso significato dello sguardo sulle vite degli altri

Written by Simone Baldi

Credits: © Neri Pozza Editore

Ciascuno di noi ha una sua parte privata (pensieri, azioni, ricordi, aspettative) inaccessibili agli altri e difesi dagli sguardi degli esterni. In altre parole: solo suoi. E cosa accade quando questo bagaglio finisce trincerato dietro al più stretto riserbo, ad un silenzio tanto ostinato da diventare un fortino inespugnabile? Se la nostra essenza può essere colta solo nei riflessi delle nostre azioni e nella manifestazione delle nostre doti, allora la vita di Vivian Maier è stata un lunghissimo, indefesso, atto di nascondimento, tanto agli altri, quanto a se stessa, come racconta “Dai tuoi occhi solamente” (Francesca Diotallevi, Neri Pozza, 2018, 206pp, 16,50€).

New York, 1954: alla porta di una benestante famiglia americana si presenta una giovane donna non ancora trentenne. Ha risposto all’annuncio del New York Herald Tribune come tata dei due bambini di casa. È una ragazza di poche parole, con occhi attenti, capaci di cogliere particolari sfuggiti ai più, ma non di condividerli, sembra dura e severa, rispettosa delle regole, ma capace anche di slanci affettivi, seppur minimali. Come unico sfogo alla sua anima tormentata e inquieta, gira con una Rolleiflex al collo, con cui immortala momenti di quotidianità ignorati dalla massa, colti invece dal suo occhio attento. Sono scene di vita marginale: barboni stretti nelle loro solitudini, attimi di stasi in un mondo frenetico, gesti invisibili e allusivi, quasi preparatori a qualcosa che mai sarà, volti catturati per sempre in un’espressione e, in essa, cristallizzati. Ma da dove viene questa passione? Ad introdurla in questo meraviglioso mondo è Jeanne, un’amica di famiglia, una delle prime donne fotografe a vivere del proprio lavoro. È lei a notare le sue potenzialità, quando è ancora una bambina. Purtroppo, l’entusiasmo della donna si scontra con la chiusura mentale della madre di Vivian. Dura, cattiva e rancorosa, la donna preclude a sua figlia ogni tipo di sbocco artistico, mortificandola per ogni gesto o sogno, stroncando così sul nascere qualsiasi slancio positivo. Crescere in un ambiente così coercitivo e denigratorio crea nella ragazza forti scompensi emotivi, caratteriali e affettivi, tanto da non permetterle di fidarsi di niente e nessuno. Neppure la presenza di Karl, quel fratello abbandonato dalla loro madre e poi da lei stessa riaccolto in quella precaria accozzaglia dall’improbabile definizione di “famiglia”, riesce a lenire la sua solitudine. Violento, prevaricatore e sbruffone, non si rivela essere la spalla di cui Vivian avrebbe tanto bisogno, quanto piuttosto un ulteriore elemento destabilizzatore. Sarà proprio questa tormentata storia famigliare, unita ad un’infanzia e un’adolescenza trascorse tra la Francia (loro terra d’origine) e gli Stati Uniti, a plasmare e chiudere il carattere della ragazza dentro se stessa, senza vie d’accesso al suo più intimo nucleo, nascosto e difeso come una corazza. Nonostante i tentativi di comprensione di Frank Warren, il suo datore di lavoro del romanzo, il padre dei due bei bimbi di cui lei si prende cura e il marito della donna a cui lei ogni tanto vorrebbe assomigliare, lo scrittore che si sente solo e isolato come lei, chiuso in una carriera sicura ma non appagante, l’anima di Vivian rimarrà un enigma per tutti. L’unico spiraglio passerà attraverso i diaframmi della sua Rolleiflex, capace di illuminare, anche se solo per un attimo, l’angolo più buio della sua anima.

Intimo, delicato e doloroso, questo romanzo ci regala uno squarcio privato sull’abisso che ci portiamo dentro. Figlia delle sue contraddizioni, combattuta tra la sua inclinazione naturale e la frustrazione di vederla ripetutamente sminuita, la figura di Vivian Maier ci viene proposta non tanto dal suo lato artistico, quanto da quello umano-psicologico. Tutta la storia è un tortuoso, complesso percorso di convivenza con i propri desideri repressi, e la scelta di mostrare gli effetti nell’età adulta delle privazioni affettive subite nell’infanzia ha il pregio di restituire dignità al dolore, alla sofferenza e ai patimenti. Trascorrere una vita intera senza sviluppare mai una singola foto, godendo di quell’ineffabile e aleatorio momento che è lo scatto, arrivando ad identificare la cattura di un istante attraverso l’apertura e la chiusura del diaframma come la parte più importante, questa è l’essenza dello sguardo profondo di Vivian Maier che si è voluto ricostruire. Non stupisce, in questa ottica, che di quella tata così particolare e con una passione così forte non si conoscessero le qualità: fotografare, per lei, era un atto privato e sviluppare significava violentare quella parte così intima e solo sua. Perché, se è vero che la fotografia è un atto d’intromissione nelle vite degli altri, è altresì vero che ogni fotografo, col suo occhio e le sue inclinazioni, nei suoi scatti ci parla anche di sé.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.

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