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“Notte a Caracas”: in Venezuela l’unico imperativo è sopravvivere

© Giulio Einaudi Editore
Written by Simone Baldi

Credits: © Giulio Einaudi Editore

Come si può vivere in un paese che, progressivamente, ti priva di ogni cosa, dalle libertà fondamentali fino al cibo e alla casa? Con uno sguardo lucido e sofferente, triste per un decadimento entropico e inarrestabile, “Notte a Caracas” (Karina Sainz Borgo, Einaudi, 2019, 203 pp, 17€) ci conduce attraverso le contraddizioni e la corruzione di un paese ormai fuori controllo, in cui l’unica regola sembra essere quella di non soccombere, ad ogni costo, anche passando sopra le vite dei propri conoscenti e amici.

Adelaida Falcón è una giovane traduttrice che vive a Caracas, in Venezuela. Ha da poco perso la madre, con la quale continua però a intessere un dialogo mentale, raccontandole i propri pensieri e parlandole degli orribili eventi che le stanno accadendo intorno: rivolte, saccheggi, corruzione e violenza. La capitale, infatti, è fuori controllo e sull’orlo del baratro. Mancano i beni di prima necessità e quelli rimasti vengono pagati a caro prezzo al mercato nero. Nessuno sembra stupirsi di questo, come in una muta accettazione dello status quo, in cui i più forti e aggressivi comandano, rivendendo illegalmente le quote di cibo concesso dal governo e ciò che viene saccheggiato nelle case abusivamente occupate, e i più deboli si adeguano. È un sistema che maschera la corruzione da carità e Adelaida lo sa bene, perché gli ultimi mesi di vita della madre, passati nello sterile tentativo di trovare i medicinali per il suo cancro, sono stati un calvario in cui, nell’organizzare uno scarno e sbrigativo funerale, seguito da una sepoltura ancor più essenziale, si sono esauriti quasi tutti i suoi risparmi. Come se non bastasse, oltre alla vergogna per non aver potuto onorare in modo appropriato la memoria della madre, si aggiunge anche la paura e la consapevolezza di non poter proteggere quella tomba che, inevitabilmente, sarà presto saccheggiata da sciacalli senza scrupoli.

Una volta tornata a casa, però, Adelaida trova una brutta sorpresa ad attenderla: uno squadrone di donne, capitanate dalla Marescialla e appoggiate dal Governo, ha abusivamente occupato casa sua, prendendo tutte le sue cose e sbattendola fuori con arroganza. Nel tentativo di sopravvivere, la ragazza si rifugia nell’appartamento della vicina, Aurora Peralta, che trova ormai esanime. Per non soccombere è costretta ad una soluzione rischiosa quanto disperata: disfarsi del corpo e prendere il suo posto. Approfittando dei continui scontri per strada, riesce a portare fuori il cadavere della donna e gettarlo su un cassonetto in fiamme. Mentre cerca di rientrare in casa senza essere notata, viene fermata da un ragazzo incappucciato dei Figli della Rivoluzione, gli squadroni di civili senza scrupoli appoggiati dal Governo, che, una volta scoperto trattarsi di Santiago, il fratello di una sua cara amica portato via mentre era all’università e dato per disperso da mesi, si rifugia in casa insieme a lei. Sarà una convivenza che, dopo l’iniziale confessione del ragazzo, si dipanerà tra silenzi e gesti minimi, per non farsi sentire dalla Marescialla, ancora in casa sua nell’appartamento adiacente. Quando Santiago sarà costretto ad andarsene, per Adelaida l’unica via d’uscita sarà quella di prendere il posto di Aurora, frugando tra le sue lettere, le email e le foto del passato, trasformandosi da una donna di trentotto anni in una di quarantasette, nel tentativo di raggiungere i parenti della donna in Spagna e lasciare definitivamente quel paese marcio, violento e corrotto. Per farlo, tuttavia, non basterà fingersi un’altra, ma abbandonare progressivamente la propria identità e il proprio passato, sostituendolo con ricordi nuovi e una nuova esistenza. Ad ogni nascita si contrappone, inevitabilmente, una morte e Adelaida dovrà, paradossalmente, rinunciare a se stessa per salvare se stessa.

Romanzo di sconvolgente attualità, duro e spietato nella sua chiarezza, “Notte a Caracas” ci mostra una realtà di cui non conosciamo le sue pieghe più terribili e crudeli, ma che non possiamo più ignorare. La corruzione ormai dilagante e lo stato di totale abbandono dei cittadini da parte dello Stato vengono messi chiaramente in rilievo dai meccanismi degli squadroni appoggiati dal Governo e dai processi di occupazione abusiva delle case e di rivendita dei cibi e degli oggetti che vengono saccheggiati, facendo arricchire gli sciacalli ai danni dei cittadini, sempre più disperati per la mancanza di qualsiasi bene di prima necessità. È il sistema marcio che, inevitabilmente, trasforma chiunque in carnefice, nel momento in cui accetta la possibilità di commettere quelle atrocità che aveva fino al momento precedente condannato. La disperazione individuale diventa isteria collettiva e lotta per la sopravvivenza. L’umanità azzerata nel tentativo di non soccombere agli eventi e alle persone che saccheggiano, rapiscono, torturano e abusano per proprio potere con la complicità mascherata da avallo da parte del Governo. Gli iati che Adelaida vive, prima l’occultamento e lo smaltimento del cadavere di Aurora Peralta e poi la sostituzione delle due identità, è il tentativo disperato di lasciarsi alle spalle gli orrori di un presente senza futuro. Perno psicologico è il racconto che la ragazza fa alla madre, come un filo di Arianna impossibile da ripercorrere per uscire dal labirinto di un paese allo sfascio, quanto piuttosto un ultimo, nostalgico, elegiaco canto per un tempo e un mondo che fu, da dimenticare una volta attraversato l’oceano, mantenendo allo stesso tempo viva la propria memoria, per non dimenticare mai chi si è stati e non farsi sostituire da chi si sta cercando di essere.

About the author

Simone Baldi

Simone Baldi, nasce a Pistoia nel 1982, appassionato di sport, musica e fotografia. Lettore per passione e libraio per deformazione professionale. Preferisce la letteratura contemporanea: per avere un’idea su dove sta andando il mondo. C'è una citazione di Jules Renard nella quale si sente particolarmente a suo agio: “Ogni volta che penso ai libri che mi rimangono da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.