Food&Wine

Un vino in omaggio agli antichi Etruschi

Written by Piero Pardini
Barricocci - All rights reserved © Photos courtesy of Rubbia al Colle Suvereto (LI) - Arcipelago Muratori

Barricocci – All rights reserved © Photos courtesy of Rubbia al Colle Suvereto (LI) – Arcipelago Muratori

La Val di Cornia è un territorio tutto da scoprire. Fuori dai grandi circuiti del turismo della Toscana (Firenze, Siena e Pisa) si estende nella provincia di Livorno tra i comuni di Campiglia Marittima, Piombino, Sassetta, Suvereto e San Vincenzo, offrendo un condensato di testimonianze ambientali e culturali, di luoghi termali con una costa dagli scorci mozzafiato unici nel loro genere. La Val di Cornia è stata anche culla di due antiche civiltà quella etrusca e quella romana e il territorio è pregno di tali testimonianze. L’aspetto enogastronomico è uno dei punti di forza di questo territorio, la produzione dell’olio e la viticoltura rappresentano eccellenze molto apprezzate dai turisti.
Proprio in questo territorio, nella Tenuta Rubbia al Colle di Suvereto, della proprietà della famiglia Muratori, nasce un vino che mantiene un legame molto stretto con gli antichi abitanti di questo meraviglioso territorio. La storia ci insegna che furono proprio gli etruschi e i romani che iniziarono a conservare i propri vini in anfore di argilla, una tecnica utilizzata da sempre nei paesi dell’Est come la Georgia. Forte di queste importanti origini nasce il vino Barricoccio che prende il nome  dal suo contenitore.  L’idea di conservare il vino in “contenitori” di terracotta è stata, in antichità, abbandonata proprio per la fragilità degli stessi, si è poi passati al ben più fruibile e flessibile legno. La scelta di introdurre di nuovo questa tecnica è stata a lungo osteggiata dagli addetti ai lavori, credendo, erroneamente, che la maturazione del vino in argilla potesse essere solo ad appannaggio di vini estremi, di stile ossidativo, ma questo non è vero solo in parte. Michela Muratori, titolare e responsabile comunicazione dell’azienda Arcipelago Muratori, ci spiega questa filosofia produttiva.

L’idea di far maturare i vini nella stessa argilla in cui le radici della vite si sviluppano ci è parsa molto ‘naturale’. La nostra non è stata una scelta di immagine. Siamo partiti da un concetto molto semplice e cioè dai motivi per cui la terracotta si era affermata nell’antichità e dalle ragioni per cui poi è stata abbandonata. Così tutto è partito concettualmente, per poi approdare a diverse soluzioni pratiche. Siamo partiti dall’uso di piccole anfore costruite per la conservazione dell’olio, ma volevamo superare i limiti pratici che avevano decretato la scomparsa dell’argilla dall’enologia, cioè la fragilità e la difficoltà d’uso. Le anfore erano poco maneggevoli, difficili da lavare e delicate. Abbiamo pensato allora a riprodurre il contenitore da vino per eccellenza, per il quale molta tecnologia è già stata sviluppata, dai supporti alle tecniche di sanitarizzazione: la barrique“.

Il Barricoccio, che poi è il contenitore ma anche il nome del vino, un Sangiovese della Val di Cornia Suvereto, è un vino giovane, moderno, non certo un vino vecchio.

All’inizio condividere il progetto – continua Michela Muratori – con una fornace non è stato facile. Molti ci hanno quasi deriso. Poi, la Fornace Masini di Impruneta (FI) ci ha seguito. Si sono fatte decine di test su spessori e tecniche di chiusura che consentisse una ‘facile’ essicazione e cottura, mantenendo le caratteristiche della barrique: un piccolo foro di apertura. Tre anni di prove non solo della Fornace Masini, ma anche enologiche, per capire il trattamento a cui sottoporre il Barricoccio per limitare il contatto del vino con l’aria, visto che la terracotta è più porosa del legno. Alla fine abbiamo messo a punto una tecnica che deriva direttamente dal concetto di encausto di rinascimentale memoria. Tutto sembra funzionare bene oggi, ma ci sono voluti quasi dieci anni di lavoro“.

Il Barricoccio (da uve Sangiovese e Ciliegiolo max 5%) è un vino che mantiene nel tempo il colore rubino vivace e fresco della giovinezza; ben strutturato e morbido. Sono presenti sentori di frutta matura e frutti rossi, una leggera punta acida, nonchè di cuoio e un sentore balsamico  Un vino generoso, moderno e al tempo stesso antico, da abbinare a carni rosse, salumi, crostini, conigli e pollame alla cacciatora. Anche con zuppe di pesce e pesce arrosto. Un vino che ricorda le nostre origini.

About the author

Piero Pardini

Giornalista pubblicista da maggio 2002.
Coautore del saggio "Gianni Clerici - Lo scrittore, il poeta il giornalista" edito da Le Lettere (2010) Firenze.
Dal 2015, è sommelier AIS (Associazione Italiana Sommelier).
Scrive di tecnologie, sport ed enogastronomia.
Dal 2016, è direttore responsabile di "The Wolf Post", di cui è l'ideatore.