Vino & Altre Storie

Vincenza Folgheretti: Professione enologa

Written by Piero Pardini

Credits: © Vincenza Folgheretti Enologa

Vincenza Folgheretti enologa siciliana, ma toscana di adozione, è una figura di riferimento del panorama enologico italiano.
Conoscenza, professionalità, tenacia sono solo alcune delle sue peculiarità che le hanno permesso di emergere in un settore, l’enologia, sino a qualche anno fa a solo appannaggio degli uomini.
Dopo aver messo a disposizione, di importanti aziende vitivinicole nazionali e internazionali, le proprie competenze ha trovato in Toscana, il luogo ideale per realizzare un’importante progetto imprenditoriale che la vede protagonista in prima persona.
Ama il confronto, che vede come un valido metodo di crescita, per questo la possiamo trovare spesso, quando gli impegni imprenditoriali lo permettono, in giro per il mondo per incontri con colleghi ed esperti del settore.
“Non si smette mai di imparare” è il suo mantra.

© Vincenza Folgheretti Enologa

Come e quando è nata la passione per il vino?
Prima è nata la sfida e poi la passione. Sappiamo tutti che quello del vino è un mondo storicamente dominato da uomini e, ancora oggi, le donne, soprattutto enologhe, sono in numero nettamente inferiore.
Ricordo che ero al mio ultimo anno dell’Istituto superiore di agraria, quando chiesi a un docente dei consigli sul mio futuro percorso universitario. Mi piaceva l’enologia, avevo fatto la mia tesina di maturità proprio sulla vinificazione del Marsala. Alla mia domanda su cosa e com’era il mondo del vino, mi rispose: “è un settore bellissimo, dà tante soddisfazioni sotto tutto i punti di vista, peccato che sei una donna”. A quel punto, la curiosità si è trasformata in una vera e propria sfida di vita. Essere donna non poteva essere un aspetto limitante. Tutto ciò, si è poi trasformato in quella che, oggi, è la mia più grande passione.

© Vincenza Folgheretti Enologa

Quando ha deciso che l’enologia sarebbe diventata la sua professione?
Il giorno in cui per la prima volta ho visitato una cantina.
Ricordo che eravamo in visita in un’azienda proprio nella mia regione natìa, la Sicilia. In cantina c’era l’enologo dell’azienda ad aspettarci, una figura per me enigmatica e inarrivabile. Ero estremamente affascinante, da tutto ciò che ci diceva e come lo diceva. Letteralmente incantata. Mentre lui parlava dicevo tra me e me: “è questo il lavoro che voglio fare”.

© Vincenza Folgheretti Enologa

Quanto è importante per un’enologa entrare in empatia con le persone che curano quella vigna e quelle colline?
Di fondamentale importanza. Il compito dell’enologo non è quello di arrivare in un’azienda e fare vino. Il compito dell’enologo è, prima di tutto, quello di capire il territorio, l’azienda e, soprattutto, le persone che vi lavorano, che investono in quel progetto e che curano quelle vigne e quelle colline. Il vino non deve essere il risultato di una tecnica, il vino deve essere il risultato di un grande lavoro di squadra e per fare questo è necessario che ci sia empatia, fiducia e collaborazione, solo così possiamo dare personalità e identità al prodotto. In caso contrario, otterremo, comunque, un buon risultato, la tecnica oggi ce lo consente, ma mancherebbe l’anima.

© Vincenza Folgheretti Enologa

Nell’immaginario collettivo degli appassionati di vino, dunque, non professionista, è il sommelier la figura più nota all’interno della catena “vino” mentre l’enologa lavora “dietro le quinte”. Quanto, secondo la sua esperienza, le due figure sono (se lo sono), in contrapposizione e quanto, al contrario, sono (se lo sono) complementari?
Sono due professionisti che lavorano nello stesso settore ognuno dei quali ha un ruolo ben definito all’interno del comparto.
A partire dalla preparazione, i percorsi sono completamente diversi. L’enologo, oggi, per essere definito tale, ha prima di tutto bisogno di una laurea in viticoltura ed enologia, il sommelier prepara la sua professione attraverso percorsi di formazioni, spesso di alto livello, ma non necessita di una laurea per diventare tale.
L’enologo parte dall’impianto del vigneto, il sommelier dalla bottiglia. Ovvio che non esiste contrapposizione ma complementarità.
Entrambi sono in grado di parlare e di raccontare il vino, ma chiedere ad un enologo di raccontare il proprio vino e come chiedere ad un genitore di raccontare la vita del figlio, da quando è nato fino a quando è diventato adulto, il sommelier lo ha già conosciuto “adulto”. Il racconto sarà, sicuramente, diverso.

© Vincenza Folgheretti Enologa

L’enologa è anche una figura controversa, acclamata dai più, ma anche oggetto di forti critiche da altri. Siete accusati di “creare” vini che devono soddisfare i canoni delle guide, insomma piacere a tutti. Fantasie, oppure c’è, in alcuni casi, una base di verità?
Si tratta di una verità a metà. Oggi, l’approccio al vino è completamente cambiato, sia da parte del produttore, sia da parte dei critici, sia da parte del consumatore stesso.
C’è stato un momento storico in cui il vino doveva assolutamente avere determinate caratteristiche per raggiungere gli ambiti punteggi nazionali e internazionali che poi avrebbero fatto da lasciapassare, o comunque favorito, l’inserimento sul mercato.
Oggi, c’è una sorta di inversione di marcia. Mi capita sempre più spesso di arrivare nelle aziende dove il produttore mi dice “basta con gli estremi, voglio il “mio vino”, voglio che la mia azienda abbia un’identità propria” e da lì comincia la ricerca e il vero lavoro, in vigna prima, in cantina poi, tutto in funzione di un unico obbiettivo, dare identità al prodotto. Questo, oggi, i critici del vino lo sanno e sono loro stessi che vanno alla ricerca dell’identità. L’era dell’omologazione è tramontata e cominciano a capirlo anche i consumatori, oggi sempre più attenti ma, soprattutto, sempre più colti sull’argomento.

© Vincenza Folgheretti Enologa

Un suo pregio e un suo difetto, professionalmente parlando.
Sentirmi sempre al punto di partenza, credo sia un grande pregio per un enologo. Facciamo un mestiere dove la staticità non esiste, dobbiamo sempre confrontarci con qualcuno che non scende mai a compromessi: la natura. Questo, ci obbliga ad aprire la mente e guardare sempre oltre, soprattutto in un momento storico come quello attuale, dove i cambiamenti climatici non ci consentono più di fissare protocolli, sia in vigna che in cantina
Un mio difetto? Una volta qualcuno disse: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita”. Io ho la fortuna di farlo ed è questo il mio difetto.

About the author

Piero Pardini

Founder and editor of "The Wolf Post", Italian based International digital wine platform.
Freelance Journalist.
Wine critic and Sommelier.
He has also written about sports and technology for some specialized magazines.
Co-author of the authorized biography "Gianni Clerici - The writer, the poet the journalist", Le Lettere, Firenze.

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