Storie di EVO

MOO: Museo dell’olivo e dell’olio

Written by Veronica Lavenia

Il MOO, museo dell’olivo e dell’olio è collocato a Torgiano, uno dei borghi Italiani più affascinanti, in provincia di Perugia.

La mostra sorge in un nucleo di abitazioni medievali, all’interno delle mura castellane, dove sono custoditi documenti, incisioni, recipienti d’epoca per la conservazione e altri oggetti storici.

Il museo è un racconto, curato nei dettagli di una delle culture più antiche, nobili altrettanto come il vino, quale quella olivicola.

Grazia Marchetti Lungarotti, storica dell’arte, è ideatrice e curatrice del MOO, oggi gestito dalla Fondazione Lungarotti Onlus (unitamente al MUVIT: Museo del vino), presenta il museo e le sue peculiarità.

©Maria Grazia Marchetti Lungarotti

In che anno è sorto il Museo e come è nata l’idea di collocarlo all’interno di abitazioni medioevali di Torgiano?

Il Museo è stato aperto al pubblico nel 2000, a ricordo di Giorgio Lungarotti che lo aveva molto desiderato, consapevole del rinato risveglio alla olivicoltura. L’idea nasce in continuità di interni con la creazione del MUVIT e ha collocazione in un piccolo nucleo di abitazioni medievali, in secoli recenti sede di un frantoio, al centro del paese. La scelta della sede muove dalla necessità di contestualizzare il museo con il territorio: Torgiano nasce su rovine romane nel XIII secolo ed è posto su un rilievo circondato da vigneti e oliveti dominante la Media Valle del Tevere.

©MOO Museo dell’Olivo e dell’Olio – Fondazione Lungarotti, Torgiano (PG) – sala IV.

Come si snoda il percorso e quali oggetti e/o testimonianze è possibile visitare?

Il percorso museale consta di undici ambienti; prende avvio con notizie tecniche sulle cultivar in uso in Umbria, realizzate sotto forma di planches in collaborazione con il CNR, prosegue con la storia dell’olivicoltura i cui preziosi disegni provengono dagli archivi dall’Accademia dei Georgofili e con l’evoluzione delle macine e delle presse. Al primo piano, introdotti dall’origine mitologica della pianta, vengono analizzati gli usi e consumi dell’olio e dell’olivo in ambito sacro e profano, suddivisi anch’essi per settore: olio come fonte di luce, nell’alimentazione, nella medicina, nella cosmesi e nello sport, nella religione, nella simbologia, nella letteratura e nell’immaginario popolare.

©Pittore della Fonderia, Alàbastron, Atene 490-480 a.C._a_- MOO Museo dell’Olivo e dell’Olio – Fondazione Lungarotti, Torgiano (PG).

Per le opere si segnalano in particolare una Trilicne in marmo di Paros del VI secolo a.C., pezzo di eccezionale forza evocatrice con le sue sei protomi e che ha una sua gemella conosciuta soltanto nel museo Archeologico di Palermo. Il focus sul mito di Atena, la dea che diede all’umanità il dono dell’Ulivo, si apre con un Alabastron a figure rosse del Pittore della Fonderia (che raffigura il metallurgo in atto di applicare allo scudo di Atena la civetta, suo attributo; la Dea attende appoggiata alla lancia conficcata in terra in segno di pace); un morso etrusco del VI secolo a.C. affiancato dal bozzetto con gruppo di cavalli opera di Duilio Cambellotti per la scenografia dell’Ippolito al teatro greco di Siracusa richiamano ad un altro dono di Atena. Il morso soggiogava il cavallo, dando potere all’uomo, così come il timone per governare la nave. Una preziosa fusarola etrusca richiama alle arti femminili volute e protette anch’esse da Atena, la figlia prediletta di Zeus. Eccezionale è il grande modello di una nave oneraria romana del I-III secolo d.C. con carico oleario che mostra in particolare la disposizione delle anfore nella stiva.

Un valore a sé stante è quello, nella sezione Olio come luce, della raccolta di lucerne a olio da età nuragica alla neoclassica dove si segnalano bei bronzi rinascimentali, lucerne fiorentine e un bel gruppo di raffinate lumière (lucerne da salotto con sculture ai piedi) romane con nomi d’autore, vuoi dell’ideatore, vuoi dell’argentiere. L’olio come comune denominatore delle tre religioni monoteiste mediterranee (Cristianesimo, Ebraismo e Islam) è attestato da lucerne da sospensione, lucerne copte e bizantine, ampolle da pellegrino, lucerne islamiche e le tre lampade simboliche dell’Ebraismo. La grande importanza dell’olio nella medicina è attestata dall’Opera de medicamentorum di Mesue.

©MOO Museo dell’Olivo e dell’Olio – Fondazione Lungarotti, Torgiano (PG) – Nino Caruso, Lucerna a otto fuochi, 1999

Chi visita il MUVIT è altrettanto interessato al MOO o ancora l’interesse per la cultura olivicola ritiene sia ridotto, rispetto a quella vinicola?

I nostri visitatori sono richiamati più dal MUVIT, spesso con completamento della visita  ai vigneti e alla Cantina con degustazione dei vini, o con sosta all’Osteria del Museo, ma, con biglietto cumulativo, scoprono con piacere anche il MOO. C’è, forse, più richiamo autonomo nei mesi della raccolta delle olive, momento in cui i media fanno particolare focus sull’olio. La cultura olivicola ha, in effetti, ancora molta strada da percorrere. Nel mondo – vedi la mappa del CNR a piano terra del MOO –, in quanto l’olivo non è coltivato ovunque e l’olio non fa parte di tradizioni che adottano altri grassi da condimento, fanno eccezione quei mercati in cui la ricerca gastronomica è più avanzata. Venendo al nostro Paese, nel quale, come in altri del bacino mediterraneo, l’olivo ha radici antiche, il percorso è avviato già da anni, ma l’approccio del consumatore è ancora arretrato rispetto a quello nei confronti del vino.  La diffusione di una cultura enologica è avanzata rispetto a quella dell’Olio ancora troppo generica.

©Museo dell’Olivo e dell’Olio – Fondazione Lungarotti (Torgiano)
Sala VI, “Produzione e paesaggio”,
Giovanni Meroni, NAVE ONERARIA ROMANA
(modellino in scala 1/11)
Subiaco, 2000 (inv. n. 57)

Attraverso il MOO il visitatore scopre quale contributo rilevante l’Umbria ha dato al settore olivicolo. Come intendete sviluppare questa risorsa nel prossimo futuro per divulgare tra i giovani una cultura così preziosa per il nostro Paese?

Noi produciamo Olio Extra Vergine di Oliva dalle nostre colline con cura estrema nella coltivazione e nella produzione da tempo infinito, e la nostra Regione è, particolarmente, vocata alla qualità, ma il consumatore non è ancora diffusamente preparato. Basti pensare anche alla popolarità dei corsi di degustazione del vino rispetto a quelli dell’olio. Intanto, la Fondazione Lungarotti si pone la missione della diffusione della cultura dell’Olivo e dell’Olio non soltanto attraverso le collezioni del MOO, ma anche attraverso convegni e pubblicazioni in sinergia con Istituti scientifici; oltre che attraverso la degustazione in abbinamento alla tradizione gastronomica regionale.

Non perdere:

Museo dell’olio di Chiaramonte Gulfi

MOOM: Matera olive oil Museum

About the author

Veronica Lavenia

PhD.
Her scientific papers have been published in some of the most renowned international literary academic journals.
Italian based writer and magazine contributor.
Author of six books, some of her works have appeared in the most popular International Food magazines.
Food Connoisseur.
EVOO Communicator. Founder of the EVOO Column at "The Wolf Post".
Writer| Translator| Communication Manager at "The Wolf Post", since the birth of the magazine.

She has always lived in the countryside. She has learned to "get her hands dirty", working and reaping the benefits of the fields, since she was a child. She participated in grape harvests, olive picking and assisted in the subsequent stages of production.
Food & Wine tourism were the family holidays that educated her on the subject.

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