Storie di EVO

Museo dell’olio di Chiaramonte Gulfi

Written by Veronica Lavenia

Chiaramonte Gulfi è una della piccole gemme Siciliane, situata nella parte Orientale dell’Isola. La cittadina è nota per essere definita il “Balcone di Sicilia”, in virtù della sua particolare posizione geografica. Dalla terrazza del giardino pubblico è possibile godere di una vista magnifica che dai monti arriva fino al mare.

Incastonata nella catena dei Monti Iblei, la città antica era chiamata Gulfi (dall’arabo “Gul”, ovvero “fiorito di rose”). Sui resti della città, distrutta dagli Angioini nel 1299, il conte di Modica, Manfredi Chiaramonte, costruì il nuovo centro, da qui il nuovo nome.

I turisti in visita in questo piccolo angolo di paradiso, possono ammirare, tra l’altro, l’opulenza del barocco, molto caratteristico di questa zona della Sicilia. Una città piccola eppure ricca di musei, tra cui quello dell’olio. Uno dei fiori all’occhiello non solo della zona ma di tutta la Sicilia.

Una visita suggerita ed utile ai fini storico-culturali, in quanto il museo è davvero un tesoro ricco di oggetti e immagini dal Seicento a oggi, come spiega Vincenzo Cesareo, Responsabile coordinamento progetto di gestione dei musei presso il Comune di Chiaramonte Gulfi.

@studio Cupperi -Chiaramonte Gulfi

Il Museo è una miniera di informazioni che racconta la storia di un alimento antico quanto il mondo. Quando è nato il museo e come è stato possibile raccogliere testimonianze così antiche e di valore?

Il museo dell’Olio di Chiaramonte Gulfi è stato inaugurato nel marzo del 1997 nei bassi del settecentesco Palazzo Montesano. Una collezione pensata per custodire, valorizzare e trasmettere la memoria di un’intera comunità, fortemente legata ad uno dei suoi prodotti d’eccellenza: l’olio d’oliva.

La ricerca e la composizione della collezione ha visto il contributo di tanti cittadini chiaramontani, desiderosi di “raccontare” attraverso strumenti e informazioni  un contesto oramai sostituito dalla modernità ma che si conserva nei suoi valori fondamentali.  Strumenti antichi anche monumentali così salvati e contestualizzati che portano con sé i segni del tempo e della fatica.

@studio Cupperi -Chiaramonte Gulfi

Può descrivere, in breve, in quante sale è diviso il Museo e, quali sono gli oggetti più importanti in esse contenute?

Il museo è suddiviso in sette ambienti con volte a botte, ogni ambiente è parte di un percorso che mostra gli strumenti della tradizione popolare preposti alla coltivazione dell’olivo ed alla trasformazione del suo prezioso frutto.  Ogni oggetto, dal più piccolo al più grande, contribuisce a ricreare le antiche atmosfere della civiltà contadina e gli ambienti tradizionali (ad esempio la cucina e la camera da letto). Alle pareti anche foto di ulivi e paesaggi locali per sottolineare ancor più il rapporto con il territorio.

Sono degne di nota:

La pressa del 1600 e quella di fine Ottocento corredate di piccoli strumenti a loro funzionali, la macina in pietra calcarea di fine Ottocento con gli elementi che servivano per farla azionare dal lavoro degli animali, le grandi giare per la conservazione dell’olio e la ricostruzione di una cucina tradizionale con tutti i suoi accessorie e strumenti. Difficile non sottolineare il valore globale per la ricchezza di dettagli e strumenti, ogni ambiente ci racconta gli aspetti tecnici e umani della civiltà contadina.

@studio Cupperi -Chiaramonte Gulfi

Come è organizzata la visita guidata?

La visita è con la presenza di operatori qualificati anche in lingue che accompagnano il visitatore alla scoperta del museo di sala in sala potendo così interagire e rispondere alle curiosità.

Quale, secondo lei, è il valore aggiunto del museo dell’olio di Chiaramonte?

Quello di riuscire a raccontare, attraverso antichi strumenti, quel rapporto fondamentale tra la comunità, il territorio e gli ulivi che lo caratterizzano. Un rapporto che, seppure modernizzato nella tecnica, mantiene e perpetua valori fondamentali per la comunità.

Quale tipologia di visitatore prevale (in generale, escludendo il periodo attuale): scolaresche, turismo locale, nazionale, internazionale? E quali tra loro sembrano essere maggiormente attratti dalla visita?

Le scolaresche (soprattutto locali) lo apprezzano molto per la riscoperta di usi , tradizioni e valori che spesso i ragazzi non conoscono. I visitatori nazionali ed internazionali si equivalgono come numero ma sono gli stranieri che restano più colpiti dai dettagli proposti dal museo.

Che ruolo ricoprono musei come questo nell’educazione alla cultura dell’EVO?

Un ruolo fondamentale: la visita al museo, oltre che memoria storica, spinge a conoscere ed apprezzare la produzione dell’olio d’oliva d’eccellenza del territorio Chiaramontano, quanto è stato ed è fondamentale la qualità e la cura del territorio per una produzione d’eccellenza. Infine fa comprendere il valore reale del prodotto.

Compatibilmente con la situazione attuale e le norme vigenti, quando è possibile visitare il museo?

Dopo un periodo di fermo forzato, già a partire da sabato 29 Maggio, il museo è visitabile su prenotazione. Sul nostro sito tutte le informazioni e gli orari: https://chiaramontemusei.quick360.it/

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About the author

Veronica Lavenia

PhD.
Her scientific papers have been published in some of the most renowned international literary academic journals.
Italian based writer and magazine contributor.
Author of six books, some of her works have appeared in the most popular International Food magazines.
Food Connoisseur.
EVOO Communicator.
Founder of #evoostories and #storiedievo at @veronicalavenia_
Founder of the EVOO Column at "The Wolf Post".
Columnist and translator at "The Wolf Post".

She has always lived in the countryside. She has learned to "get her hands dirty", working and reaping the benefits of the fields, since she was a child. She participated in grape harvests, olive picking and assisted in the subsequent stages of production.
Food & Wine tourism were the family holidays that educated her on the subject.

"Writing about Food & Wine, without having cultivated at least a small vegetable garden in life, is possible but not very credible."