Voci (Di)Vino

Il vino (im)perfetto

Written by Veronica Lavenia

Capire il vino riconoscendone i difetti. Questo il tema di fondo de “Il vino perfetto” di Jamie Goode (Edizioni Ampelos).

Lo scrittore britannico, già autore di altri libri di successo, affronta aspetti tecnici interessanti con uno stile professionale che, però, aspira a raggiungere il consumatore medio.

La qualità di un vino è il risultato di un insieme di fattori, spesso sconosciuti all’utente finale. Quest’ultimo, anche se buon conoscitore amatoriale di vini, di solito, effettua la sua scelta confortato da molteplici elementi rassicuranti: il buon nome della cantina; le schede tecniche dei vini (lette solo dagli appassionati più attenti); il prezzo (per molti la discriminante per eccellenza) e il packaging. Caratteristiche tutte rilevanti ma che non garantiscono la “perfezione” del vino a prescindere.

Perché un vino è “imperfetto”? Come riconoscere i difetti del vino? Un vino “sbagliato” può essere ugualmente piacevole?

“Alle persone non piace un vino perché è difettoso ma non si rendono conto che è per questo che non lo apprezzano”.

Goodie, attraverso la sua analisi, elenca cosa può rendere un vino “imperfetto e come individuare tali limiti.

Il capitolo di apertura è dedicato ai difetti nelle varie fasi produttive, iniziando dal vigneto per arrivare fino allo stoccaggio e alla catena logistica. Nulla può essere lasciato al caso e, nonostante l’attenzione di ogni azienda sia sempre elevata, trovare difetti è (quasi) inevitabile. Alcune lacune sono più evidenti di altre, altri , limiti sono più soggettivi di altri.

Un capitolo importante è dedicato alla presenza di Brett che, spiega Goode: “può essere attraente nel giusto contesto”. L’importante è saperlo riconoscere, sì da giustificare quel determinato carattere.

Goode comprende che un libro dedicato alle imperfezioni del vino può scoraggiare l’utente non specialista perché: “È come leggere un libro di testo di medicina: pensi subito di avere sette o otto malattie”. Per questo, invita il lettore medio a non esitare di chiedere al sommelier,  proprietario dell’enoteca o enologo. “Queste persone, giorno dopo giorno, si trovano faccia a faccia con i difetti del vino e l’esperienza accumulata è una preziosa fonte di informazioni”.

Un libro rivolto ai consumatori appassionati ma anche agli addetti ai lavori. L’intento di Goode, come egli stesso scrive, è anche quello di invogliare i produttori di vino a non temere i “punti deboli”, adattandosi ove possibile e migliorando quando possibile.

“Se hai paura dei difetti, prendi misure difensive e questo può soffocare la vera personalità del vino”, afferma Goode. “Stiamo cercando qualcosa che sia tecnicamente perfetto? Probabilmente no. Puoi evitare completamente i difetti e produrre qualcosa che non è interessante e che non vale la pena bere, oppure puoi avere qualcosa con piccole tracce di composti difettosi, e può essere assolutamente avvincente”.

Ogni capitolo inizia con una serie di domande e risposte che anticipano il tema approfondito nelle pagine successive.

Dal “Brett”, il “lievito furfante” come lo definisce l’autore, all’ossidazione che “causa una serie di cambiamenti sensoriali nel vino”, il volume attraversa le varie criticità del vino, soffermandosi, tra l’altro, sulla riduzione e composti solforati volatili, contaminazioni da muffe e contaminazioni da fumo. Ancora contaminazione da eucalipto; difetti da fermentazione malolattica, gusto acerbo e contaminazione da coccinella. Il libro affronta anche altre tematiche che confermano l’autorevolezza dello scrittore sul tema.

Va da sé che, per quanto l’intenzione di Goode di aiutare il lettore a percepire se non tutti quantomeno una buona parte dei difetti del vino, il suo è l’approccio di un professionista. L’utente con una conoscenza media avrebbe, comunque, difficoltà a riscontrare in un calice tutta una serie di (possibili) problematiche elencate dallo studioso anglosassone e il rischio di disaffezione verso un mondo affascinante ma complesso è possibile, nonostante il volume sia stato scritto con tutt’altra intenzione.

“È necessario pensare in maniera più intelligente e olistica all’intero concetto di qualità del vino, poiché quest’ultimo è un argomento complesso. Proprio quando crediamo di aver iniziato a scoprire qualcosa, improvvisamente ci sorprendiamo di quanto la nostra conoscenza sia inadeguata. È bene rimanere umili davanti al vino.”

“Il vino perfetto” è il libro che ogni professionista dovrebbe leggere. Per i consumatori, una guida alla conoscenza di un mondo imperfetto che, nonostante, o in virtù di tale incompletezza, è sempre capace di affascinare un pubblico sempre più vasto.

About the author

Veronica Lavenia

PhD.
Her scientific papers have been published in some of the most renowned international literary academic journals.
Italian based writer and magazine contributor.
Author of six books, some of her works have appeared in the most popular International Food magazines.
Food Connoisseur.
EVOO Communicator.
Founder of #evoostories and #storiedievo at @veronicalavenia_
Founder of the EVOO Column at "The Wolf Post".
Columnist and translator at "The Wolf Post".

She has always lived in the countryside. She has learned to "get her hands dirty", working and reaping the benefits of the fields, since she was a child. She participated in grape harvests, olive picking and assisted in the subsequent stages of production.
Food & Wine tourism were the family holidays that educated her on the subject.

"Writing about Food & Wine, without having cultivated at least a small vegetable garden in life, is possible but not very credible."