Storie (Di)Vino

La cultura del vino secondo Kellermann Editore

Written by Veronica Lavenia

Kellermann Editore è stata fondata nel 1991 da Roberto Da Re Giustiniani. La casa editrice è impegnata nella divulgazione della cultura vitivinicola e non è, infatti, un caso che “Kellermann”, in tedesco,  indichi l’”uomo della cantina”.

Kellermann dedica la collana, Grado Babo alla divulgazione della cultura enoica. Anche in questo caso, la scelta del titolo non è casuale e rimanda al mostimetro,  strumento con cui si misurava il grado zuccherino dei mosti, inventato da Babo von Klosterneuburg, docente alla scuola di pomologia e viticoltura nel diciannovesimo secolo.

Sergio Tazzer e Angelo Costacurta dirigono la collana, nata per raccontare storia e civiltà del vino e di alcuni vini in particolare.

L’editore racconta “La cultura del vino secondo Kellermann” in questa intervista.

©KELLERMANN EDITORE

Kellermann Editore è nota per pubblicazioni di pregio. Come è nata l’idea di creare una collana (Grado Babo) interamene dedicata al vino?

Siamo partiti da un libro uscito in un’altra collana di viaggi dedicato alla Malvasia, un vino che ha una storia antica, che passa per le Crociate e la Serenissima, e che si diffonde in tutto il Mediterraneo nei secoli, creando altrettante storie. Proprio dalla relazione tra il vino e la storia si è sviluppata l’idea di dare continuità, trovando altri vini che avessero storie da raccontare. Infatti, il primo titolo della collana è stato “Marsala” che, con la spedizione dei Mille, Garibaldi e gli inglesi, è diventato quasi il modello su cui è stata plasmata la Collana.

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Grado Babo è curata e diretta da due figure rilevanti nel panorama enoico, Angelo Costacurta e Sergio Tazzer. Quale il ruolo di ciascuno, all’interno di un progetto editoriale così unico nel suo genere?

In una casa editrice avere delle figure di riferimento importanti per la cura di una collana è fondamentale. La fortuna di conoscere la bravura, la professionalità e l’esperienza di entrambi è un pilastro per la conduzione della collana. Sergio Tazzer è  stato giornalista RAI, esperto di Balcani e autore di molti libri dedicati alla Grande Guerra. Angelo Costacurta è uno dei più accreditati ampelografi a livello internazionale. Conoscitore della vite e della sua struttura genetica. La fortuna è anche quella che ognuno di loro suggerisce soluzioni e idee per la realizzazione e la concretizzazione delle proposte che portano alla nascita di ogni nuovo libro.

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Di certo, Costacurta e Tazzer, coautori anche di alcune pubblicazioni della collana, sono il valore aggiunto. Quali i titoli di punta di Grado Babo?

La collana è partita proprio in un momento delicato per la vita di tutti, e per le case editrici in particolare, a causa del Covid. Questo, però, ci ha permesso di avere tempo per riflettere e progettare la struttura di Grado Babo.

Dopo Marsala e Malvasia siamo andati alla ricerca di titoli non scontati, di vini che avessero delle storie da raccontare. Abbiamo pubblicato “Pergola. il vino dei ribelli per il riscatto delle colline marchigiane”. Un vino di nicchia, che si produce nel cuore delle Marche in un territorio collinare che collega l’Adriatico con Roma. Un luogo da scoprire anche per la presenza di un gruppo scultoreo di bronzi dorati di epoca romana, conservato nel museo locale: una storia nella storia…

Poi, in sequenza ravvicinata, abbiamo parlato del “Custoza”, un bianco delicato che si produce nei territori morenici della piana veronese-gardesana, palcoscenico di sanguinose battaglie in epoca risorgimentale. Al termine di quest’anno abbiamo voluto giocare in casa, rendendo dignità ad un vitigno quasi sconosciuto: La Boschèra, un vino selvatico tipico della pedemontana alto-trevigiana e del Vittoriese, da cui si trae un passito molto aromatico, conosciuto come Torchiato.

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Quale altre “storie di vino” saranno presenti nel 2022 all’interno della collana, se può anticipare qualcosa?

La Collana è partita con una forte identità e sta decollando. Siamo costretti a pianificare i titoli che cominciano a essere tanti e abbiamo già anche quelli che usciranno nel 2023. Ma per restare al prossimo anno, partiremo con un libro curato da Antonio Calò, presidente dell’Accademia italiana della Vite e del Vino, che dedica alla sua terra d’origine, la Puglia, un titolo importante: il Primitivo. A seguire, il Vermouth, vino per certi aspetti sottovalutato, ma ricco di storia e molto diffuso nell’Italia dell’Ottocento. Lo pubblicheremo nel mese di maggio e lo presenteremo al Salone del libro di Torino. Un altro libro parlerà dei vini della Valle D’Aosta, con le storie dei monasteri e dei valichi alpini.

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L’ultimo libro dell’anno sarà molto particolare e racconterà i vini proibiti, quelli con un grado alcolico che non ne permette la commercializzazione. Vini come il Bacò, il Fragolino, il Clinto, che servivano per la sussistenza delle persone che lavoravano nei campi, più come nutrimento che come bevanda, specialmente nei periodi di carestia o di guerra.

About the author

Veronica Lavenia

PhD.
Writer and magazine contributor, some of her works have appeared in the most popular International Food magazines.
Her scientific papers have been published in some of the most renowned international literary academic journals.
Writer| Translator| Communications manager at "The Wolf Post", since the birth of the platform.

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