Storie (Di)Vino

Garnacha: quattro vini da tenere in cantina

Written by Veronica Lavenia

Credits: © Ph. Galgo Wine – SPAGNA

La storia della Garnacha pare avere origini nella terra Spagnola di Aragona, secondo quanto affermato da storici e ampeologi.

Nel tempo, questa vite si è espansa nel resto dei territori di proprietà della Corona d’Aragona (Sicilia, Sardegna, Napoli, Milano, Francia e in Italia fino poi a essere coltivata in altre parti del mondo (Australia, California, Cile…). In Spagna, all’inizio del XX secolo, la Garnacha si stendeva su oltre centomila ettari, ridotti oggi a circa 70.000.

Vitigno a maturazione medio-tardiva, tra le sue varietà spiccano la Garnacha Blanca, la Tinta, la Tintorera (la varietà per eccellenza), la Peluda (dal nome della caratteristica foglia nel periodo di fioritura).

La Garnacha blanca, originaria dell’Aragona e della Catalogna (Spagna orientale) è una mutazione della Garnacha rossa da cui si ottengono vini bianchi aromatici e fruttati, con molto corpo, moderata acidità e alta gradazione alcolica.

L’uva rossa (Tinta) Garnacha dell’Aragona è anche chiamata grenache in Francia. Attualmente, è coltivata nei territori di Madrid, Tarragona, Navarra, La Rioja, Saragozza e Toledo.

Conosciuta anche con il nome di Alicante Bouschet, l’orgine della Garnacha Tintorera risale al 1855, in Francia, con l’incrocio di Petit Bouschet e Garnacha, realizzato da Henri Bouschet. La polpa rossa è la vera caratteristica, come la sua elevata quantità di polifenoli. Essa è l’unica varietà in Spagna, e delle pochissime esistenti al mondo, rossa all’interno e con la quale è possibile ottenere un colore molto più alto nei vini rispetto ad altre varietà.

La Garnacha peluda è una evoluzione del vitigno che ha sviluppato una peluria sul lato inferiore delle foglie per proteggersi dalla traspirazione nei climi caldi.

La Garnacha è un vitigno forte, resiste al freddo dei lungi inverni aragonesi ma anche al caldo estremo. Versatile nell’adattarsi ai terreni poveri, dalla sua uva si producono vini bianchi, rosati, dolci e anche frizzanti.

Trai vini Garnacha (100% e/o con percentuali  minori) recensiti su “The Wolf Post”, suggeriamo quattro vini, per le cui caratteristiche complete si rimanda alle recensioni (link nel titolo di ogni etichetta) di Piero Pardini.

Garnacha Tintorera Monastrell 2019 - Finca Luzón

© Piero Pardini – The Wolf Post – TUSCANY – ITALY

La Garnacha Tintorera Monastrell 2019, della cantina Iberica Finca Luzón, è un vino che abbiamo apprezzato, tra l’altro, per “il suo colore rosso rubino molto intenso e per la sua trama tannica ben levigata”.

Vega Medina Crianza 2018 - Lyng

© Piero Pardini – The Wolf Post – Tuscany – ITALY

Vega Medina Crianza 2018, di Bodega Lyng, con una percentuale di Garnacha, ha ricevuto il punteggio massimo per la sua trama tannica ben levigata e setosa, che inviata a un nuovo sorso e per il suo complesso ventaglio dei suoi sentori: floreale, fruttato e tostato”.

La Brisa Castes Tintas 2019 - Galgo Wines

© Piero Pardini – The Wolf Post – Tuscany – ITALY

La Brisa Castes Tintas 2019 di Galgo Wines, con un 80% di Garnacha,  è consigliato per la freschezza del suo sorso “che ricorda un vino giovane” per la sua trama tannica “non  invasiva e per la buona acidità”.

Confidence Rouge 2019 - Fond Croze

© Piero Pardini – The Wolf Post – TUSCANY – ITALY

Confidence Rouge 2019 , della cantina francese Fond Croze, con un 70% di Garnacha, ha un bouquet complesso di sentori di “fiori freschi rossi, accompagnati da note fruttate che ricordano i frutti di bosco a bacca scura come mirtilli, ribes e ciliegia durone”.

About the author

Veronica Lavenia

PhD.
Writer and magazine contributor, some of her works have appeared in the most popular International magazines.
Her scientific papers have been published in some of the most renowned international literary academic journals.
Writer| Translator| Communications manager at "The Wolf Post", since the birth of the platform.

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