Per il commercio internazionale è un anno molto impegnativo. Gli effetti della nuova economia dei dazi, soprattutto sui prodotti italiani, saranno visibili a medio e lungo termine.
Con Nicola Angiuli tracciamo il punto della situazione rispetto al settore vinicolo.

Qual è la tua valutazione dell’ultimo anno, in relazione alle esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti?
Nel 2024, abbiamo osservato un significativo aumento delle vendite di vini spumanti, con il Prosecco in testa, insieme a un notevole aumento della popolarità del Brunello di Montalcino. Questa impennata contrasta con il declino registrato da altre categorie di vini, in particolare il Chianti Classico, spingendo a un esame più approfondito dei fattori che hanno contribuito al successo del Brunello. L’impressionante crescita del Brunello può essere, in gran parte, attribuita a un approccio multiforme che include eccezionali sforzi di pubbliche relazioni e iniziative di marketing strategico. Rafforzando il suo marchio e innalzando la sua qualità percepita, il Brunello si è posizionato con successo non solo come vino premium, ma anche come simbolo della tradizione italiana. Il rinnovato interesse per questo vino è stato ulteriormente alimentato dall’afflusso di turisti a Montalcino, alla ricerca di esperienze autentiche e prodotti di alta qualità. Questi sviluppi rappresentano un valido motivo per cui altre regioni vinicole dovrebbero seguire l’esempio e adottare strategie simili. Investendo nella sensibilizzazione e nella promozione delle storie uniche che si celano dietro i loro vini, potrebbero accrescere la loro attrattività sul mercato e migliorare la percezione dei consumatori.

Cosa prevedi per il resto del 2025?
L’industria vinicola italiana sta attualmente attraversando la sua prima correzione guidata dalla domanda in tre decenni. Sebbene sia difficile trovare indicatori positivi nei dati, alcuni esistono. I segmenti analcolici e a bassa gradazione alcolica stanno crescendo rapidamente partendo da un punto di partenza basso. Si prevede che i vini bianchi e il Prosecco registreranno tassi di crescita positivi in volume nel 2025, con il vino bianco che ora supera il vino rosso nella crescita delle vendite. Questi cambiamenti varietali potrebbero indicare una transizione verso consumatori più giovani, il che è un segnale promettente per il settore.

Ci sono nuovi vitigni su cui continuate a concentrarvi, come sempre, e che stanno suscitando interesse negli Stati Uniti?
Approfondiamo il vivace panorama dei vini bianchi nel 2025. Mentre Prosecco, Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon Blanc continuano a dominare il mercato, si registra un’interessante crescita nell’apprezzamento di vitigni meno noti come Falanghina e Pecorino. Questi vitigni autoctoni italiani stanno guadagnando fama per i loro profili aromatici unici e le caratteristiche rinfrescanti, che offrono agli appassionati di vino un’alternativa deliziosa. Il Prosecco, in particolare, merita una menzione speciale. Ha guadagnato costantemente popolarità nel corso degli anni, evolvendosi nella bevanda per eccellenza per celebrazioni e incontri sociali. Il suo fascino effervescente, unito a un prezzo accessibile, lo rende una scelta interessante per un pubblico più giovane. Questo gruppo è sempre più attratto dalla personalità vivace del Prosecco, che si sposa magnificamente con la crescente tendenza delle acque frizzanti aromatizzate che attraggono i loro palati più avventurosi.

© Nicola Angiuli
Pensi che il vino italiano negli Stati Uniti rischi di diventare un privilegio per pochi?
Assolutamente no. La cucina del nostro Paese non è solo di livello mondiale: è un arazzo di sapori, creato da una ricca gamma di ingredienti locali che riflettono il nostro variegato patrimonio culturale.
Oltre alle nostre delizie culinarie, i paesaggi mozzafiato, dai rigogliosi vigneti alle spettacolari coste, offrono uno scenario ineguagliabile per un’esperienza indimenticabile. I visitatori possono esplorare città pittoresche, siti storici e godersi squisite degustazioni di vini che esaltano l’unicità del nostro terroir.

© Nicola Angiuli
In questo anno insolito, credete ancora che ci siano prospettive ottimistiche per il settore vinicolo in generale e per quello italiano in particolare?
Tendo a mantenere una visione ottimistica, convinto che il mio bicchiere sia sempre mezzo pieno. Tuttavia, affronto la questione dei dazi del 15% con cautela. Le potenziali implicazioni di questi dazi sulla nostra economia e sul commercio internazionale sono significative e riconosco che gli effetti che ne deriveranno richiederanno tempo per manifestarsi. Restiamo vigili e vediamo come si evolverà la situazione nei prossimi mesi.

