Storie (Di)Vino

Nicola Angiuli: tra pandemia e guerra come cambia l’export del vino

Written by Veronica Lavenia

Nicola Angiuli è uno degli importatori storici di vino Italiano negli USA. Fondatore, con Alessandro Francoli, nel 1999, di Francoli USA  (parte di un gruppo internazionale di imprese sotto Francoli S.P.A, operanti da  cinquant’anni sul mercato del vino e liquori Italiani di qualità) Angiuli è un visionario.

Un buon importatore riesce a posizionare le merci nei vari mercati Internazionali. Un importatore visionario ha la rara dote di (pre)vedere il domani, alla luce delle emergenze storiche, sociali, politiche, andando oltre il presente.

Dalla pandemia a uno dei conflitti più preoccupanti nel cuore dell’Europa, attualmente, le sfide del commercio sono molteplici. Chi è in grado di pianificare il prossimo futuro, proprio in virtù del contesto storico, riuscirà a rimanere sul mercato internazionale, superando gli inevitabili mutamenti già in corso.

Una regola che vale anche per il settore vitivinicolo come racconta Nicola Angiuli in questa intervista, nella quale offre vari spunti di riflessione.

©Nicola Angiuli

Nelle prime due interviste eravamo alle prese con la pandemia e le relative difficoltà commerciali a essa associate. Oggi, sul fronte della pandemia e della ripresa dell’attività economica, quali cambiamenti hai affrontato, in positivo e/o in negativo?

Abbiamo riscontrato più cose positive che negative. Anche se c’è un piccolo incremento sul numero di casi di Covid, finalmente, si ritorna a una vita normale. Sembra che le nuove varianti siano meno gravi. Adesso, le persone sono più desiderose di iniziare a conoscere altri prodotti, c’è un’aria più festiva in giro, di liberazione.

Sul fronte negativo abbiamo un po’ di difficoltà con la catena di fornitura. Infatti, tante aziende italiane stanno riscontrando problemi nel reperire le bottiglie, le capsule, i tappi. Tutto questo sta incidendo sul prezzo del prodotto finale. Fortunatamente, questo aumento di prezzo è condiviso da tutto il mondo, per cui anche la Spagna, la Francia, la Germania, ma anche i prodotti Made in USA. Un altro aspetto negativo sono i trasporti. Io mi ricordo che un trasporto dall’Italia al New Jersey costava circa €4.000 mentre, oggigiorno, si parla di una cifra attorno ai €12.000. Un altro lato negativo riguarda i tempi: i containers non si trovano come prima, perché adesso tutti stanno spedendo i loro prodotti, non solo vini e liquori, ma anche abbigliamento, mobili, accessori, e così via, e allora i trasporti sono lentissimi.

©Nicola Angiuli

Se le implicazioni dell’emergenza pandemica saranno ancora visibili per qualche tempo, quelle del conflitto in Ucraina rischiano di durare ancora di più. Secondo i dati di “Wine Monitor Nomisma”, a causa del conflitto in Ucraina, l’export del vino italiano ha subito notevoli danni, essendo l’Italia il primo esportatore di vino sia in Russia che in Ucraina. Quanto sta incidendo questo conflitto (se sta incidendo) anche nell’export del vino Italiano negli Stati Uniti?

Io sono del parere che la guerra sia sempre meglio non farla. L’Europa ha già sofferto molto a causa della guerra e, grazie alla Nato e all’Unione Europea, ha evitato altri conflitti. Il Made in Italy, poi, è, particolarmente, apprezzato in Ucraina, Russia e nell’Est Europa, dove amano l’Italia e non solo apprezzano il vino, ma anche le auto, la moda, l’arredamento, ecc. Buona parte degli yacht sequestrati agli oligarchi russi in Europa erano stati prodotti in Italia. Questo influisce nell’export del vino italiano verso gli Stati Uniti in quanto l’Ucraina è uno dei paesi fornitore di capsule e di etichette e questo incide nel rallentare la catena di fornitura, causando aumenti nei prezzi e rallentamenti nella preparazione degli ordini.

Un consiglio che mi sento di dare ai produttori è quello di iniziare a coprirsi le spalle e cercare soluzioni alternative, magari locali, perché questa guerra, purtroppo, rischia di durare a lungo, in quanto gli ucraini hanno dimostrato di sapersi difendere e, dall’altro lato, Putin temo non si arrenderà presto.

© Nicola Angiuli- FRANCOLI USA

Dall’inizio del conflitto e con le sanzioni in atto, hai avuto un aumento delle richieste da parte di aziende italiane desiderose di entrare anche nel mercato statunitense?

Di richieste da parte di aziende ce ne sono sempre state tante. Io che faccio questo mestiere da 40 anni e ho mandato avanti anche diverse ditte, posso affermare che c’è sempre una richiesta dalle aziende italiane ampia. Ho notato, però, che, ultimamente, queste richieste sono aumentate perché, di certo, i produttori italiani, avendo problemi non solo in Ucraina e in Russia, ma, forse, anche negli altri paesi europei, stanno cercando oltreoceano e gli Stati Uniti sono un paese un po’ più distante geograficamente dalla guerra.

Voglio suggerire a tutti i produttori italiani che quando iniziano a pensare al commercio non devono farlo solo in occasione di un conflitto o una situazione di crisi. Devono pensarci sempre. Negli affari si deve sempre pensare, “What’s Next?”. Devi sempre avere un piede più avanti dell’altro. E chi ha il piede più avanti del competitore, vince.

© Nicola Angiuli- FRANCOLI USA

Se la Russia è stata un mercato importante per molte aziende, soprattutto per quelle che ancora non possono essere presenti oltreoceano, gli Stati Uniti restano l’Eldorado per eccellenza, la nazione più ambita dalle aziende vinicole. Eppure, in una delle nostre precedenti interviste, hai sottolineato che il vino italiano, in numeri recenti, deve fare i conti con la concorrenza non solo dei paesi di antica tradizione vinicola europea, ma anche degli Stati Uniti. Che tipo di evoluzione prevedi, secondo la tua esperienza, nel medio e lungo termine, anche in virtù dell’instabilità dei mercati internazionali?

Storicamente, dopo una crisi, che sia una guerra, una pandemia o una crisi economica, il mondo tende a ripartire più forte di prima. Questo è successo con l’Italia e l’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, con il boom economico degli anni 50-60-70; è successo agli Stati Uniti dopo l’11 Settembre e accadrà quando questo conflitto finirà. Per ora, sì, i prezzi sono aumentati ma “fortunatamente” per il mercato americano l’Euro ne sta risentendo indebolendosi. Questo aiuta ad assorbire gli aumenti da parte degli importatori e a non far aumentare troppo i prezzi nel mercato americano.

Per quanto riguarda il futuro, il mio consiglio ai produttori, ma non solo, a chiunque produca Made in Italy per l’esportazione, è di prepararsi. Preparatevi perché una volta che questo conflitto sarà finito il Made in Italy ripartirà più forte di prima e non solo negli Stati Uniti, ma anche in Ucraina e Russia.

© Nicola Angiuli- FRANCOLI USA

In questo periodo storico complesso e variabile, quali suggerimenti daresti alle aziende vinicole?

Preparatevi. Iniziate a piantare nuove vigne e, se vi è la possibilità di acquistare nuovi terreni, fatelo perché io sono convinto che quando questo conflitto e i problemi con la catena di produzione finiranno, i prezzi delle uve saliranno. Allora chi ha i terreni potrà lavorare anche meglio. Quindi preparatevi, perché, al momento, stiamo perdendo la battaglia ma vinceremo la guerra.

About the author

Veronica Lavenia

PhD.
Italian based writer and magazine contributor.
Author of six books, some of her works have appeared in the most popular International Food magazines.
Her scientific papers have been published in some of the most renowned international literary academic journals.
Writer| Translator| Communications manager at "The Wolf Post", since the birth of the platform.

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